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26 janvier 2015 1 26 /01 /janvier /2015 16:28
Economia : Tanta liquidità! Cosa farne?

Tanta liquidità: cosa farne?

Di Rino Impronta

Default: una brutta parola? No. E’ solo la preoccupazione che qualche Paese possa non onorare gli impegni assunti, emettendo titoli di debito pubblico (c.d. debito sovrano). Se ne parla in Venezuela, in Russia. Se ne potrebbe parlare in questi giorni anche in Grecia, dopo l’esito delle elezioni (Tsipras è orientato a non rispettare le regole imposte dalla Troika: Commissione europea, BCE e Fondo monetario internazionale). Al contrario, il nuovo capo del governo greco, non dovrebbe farsi sfuggire l’occasione di capitalizzare il suo successo. Dovrebbe raccogliere i suggerimenti e le indicazioni che arriveranno dalla Troika, evitando di creare un effetto domino nel sistema europeo, coinvolgendo quei Paesi che hanno già dato il loro contributo al finanziamento e al risanamento della economia greca. E’ sufficiente ricordare che il nuovo capo del governo eredita da altri l’attuale situazione. Non ha colpe, ma solo il dovere (con riferimento alle promesse e agli impegni assunti in campagna elettorale) di provare a far ripartire l’economia greca.Tsipras è come Renzi: giovane rottamatore che ha creato numerose aspettative fra gli elettori, allo spasimo e sfiduciati per le incaute scelte in politica economica dei predecessori. Speriamo che sappia tenere la barra del timone nella giusta direzione. Si rischia di far apparire l’UE come un’operazione di facciata e non una vera alleanza economica. La manovra (Quantitative easing) del Presidente Draghi ha come obiettivo il risanamento di alcune economie a rischio e farlo accettare, non si sa come, alla Germania. Con l’immissione in circolazione di questa nuova massa di liquiditàla BCE ha avviato un programma di acquisto di titoli di stato ( per una cifra complessiva di 1.140 miliardi di euro dal marzo 2015 a settembre 2016)ponendosi un obiettivo finale: far salire il tasso di inflazione nella zona euro fino al 2%. Tornando ai problemi italiani, mi viene in mente la massa di crediti da riscuotere da parte del sistema PMI nei confronti della PA (Pubblica Amministrazione). Alla luce dell’arrivo di tanta liquidità, chiedo agli addetti ai lavori: è possibile destinare parte di questa liquidità al pagamento dei debiti pregressi, facendo ripartire le politiche necessarie per riorganizzare il settore e riassumere quanti hanno perso il lavoro? Qualche esperto ha già risposto che “tecnicamente non è possibile”. A questa risposta mi permetto di ricordare al tecnico di turno che un’operazione simile fu fatta già in passato.Quanti di noi hanno avuto modo di parlare o discutere di “scala mobile”? Ufficialmente conosciuta come “indennità di contingenza”, alla fine degli anni ’70 e inizio anni ’80, fu oggetto di una sua rivisitazione e di una riflessione sulla sua erogazione. Esisteva un “paniere”, contenente beni particolari di largo consumo. Con riferimento all’andamento dei prezzi di tali beni, un’apposita Commissione procedeva, trimestralmente, alla verifica dell’andamento dei prezzi dei predetti beni, provvedendo - con il meccanismo della scala mobile - all’adeguamento del costo della vita. Lo scenario economico non era come quello di oggi ma, al fine di recuperare il potere di acquisto dei salari, sindacati e Confindustria affrontarono la soluzione di questo problema. Infatti la stessa scala mobile fu abrogata tra il 1984 e il 1992. Motivazione: qualcuno si era accorto che era nato un circolo vizioso che aveva prodotto comunque la crescita dell’inflazione. Chiedo ancora un piccolo sforzo di memoria: sarà nei ricordi di molti (mi rivolgo a coloro che erano attivi nel mondo del lavoro) che ad un certo punto – proprio alla fine degli ’70 e i primi anni ’80 – si pensò (prima di abolire la scala mobile) di congelare la stessa, per le cause esposte in precedenza.
Al fine di non provocare danni notevoli ai lavoratori, i vari governi in carica decisero di sostituire il mancato adeguamento dei salari – adeguamento della scala mobile – trasformando l’importo maturato e non riconosciuto, in titoli di stato al portatore (speciali emissioni di BTP) con scadenza quinquennale e decennale e con tassi a due cifre.
Lo Stato difendeva i percettori di salari e stipendi, riconoscendo loro - a fronte degli aumenti del costo della vita - importi che producevano interessi semestrali e il capitale riscuotibile alla loro scadenza. Veniamo ai giorni nostri. Lo scenario è simile, ma non uguale, il momento è difficile e le cause sono note un po’ a tutti: disoccupazione - alta quella giovanile -, chiusura di aziende, sistema PMI che non riesce ad incassare i crediti maturati per servizi e forniture offerte allo Stato.Certo è che la soluzione del pagamento dei debiti dello Stato è molto complessa nel suo insieme. Sarebbe sufficiente ripescare le norme emanate a suo tempo per il pagamento della contingenza e adattarle alle esigenze di oggi. La loro negoziazione potrebbe avvenire in un canale parallelo o secondario del mercato dei titoli. Tutto ciò sottoposto a precisa regolamentazione. Questione di volontà. Di ciò beneficerebbero sia il sistema bancario, che nel riaprire le linee di credito alle aziende, avrebbe in garanzia titoli di stato con un rendimento più che interessante. Beneficerebbero le aziende che a fronte della garanzia offerta con i titoli si vedrebbero offrire una liquidità a costi molto bassi e poter affrontare con tranquillità tutti i progetti di rilancio e ripartenza della produzione. Il secondo mercato manifatturiero più importante d’Europa non può subire o essere trascurato dagli interventi risolutivi. Le risorse e le soluzioni ci sono. Ci vuole il coraggio di mettere sul tavolo proposte intelligenti e realistiche. I voli pindarici è meglio lasciarli agli acrobati.

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