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3 octobre 2014 5 03 /10 /octobre /2014 06:20
MATTEO RENZI
MATTEO RENZI

Renzi e il Tfr in busta paga. Quella scommessa rischiosa sul futuro di chi lavora

Dopo la discussione sull'articolo 18, il premier va all'attacco sull’anticipo del trattamento di fine rapporto dal 2015. Secondo Renzi "un altro centinaio di euro al mese" possono far ripartire i consumi. Ma attenzione. Ecco cosa dice Beppe Scienza: "E' sbagliato rinunciare a un investimento sicuro". E dice: "E' una furbata"

DI LUCA SAPPINO - L'SPRESSO

INTERVISTA A BEPPE SCIENZA SUL TFR

Nel documento votato dall’assemblea Pd non c’è, ma l’intenzione del premier, anticipata dal Sole24ore nei giorni scorsi, è confermata: dal 1 gennaio 2015 il governo vorrebbe dare il via libera all’anticipo del Tfr in busta paga. Il premier Matteo Renzi lo ha ribadito anche a Ballarò: «Per uno che guadagna 1300 euro» è il calcolo molto spannometrico, «vuol dire un altro centinaio di euro al mese». L’idea è, come per gli ottanta euro, quella di rilanciare così i consumi, arrivando a dare fino al «50 per cento» della quota che normalmente sarebbe stata accantonata, lasciata in azienda o diretta verso un fondo pensionistico integrativo: più o meno una mensilità all'anno.

Con gli 80 euro, però, c’è una prima grande differenza. Quelli del Tfr sono già soldi del lavoratore, che al lavoratore (con un contratto dipendente, nel privato) sarebbero tornati, una volta interrotto il rapporto con il datore di lavoro, vuoi per licenziamento, vuoi per l’arrivo dell’età pensionabile. Soldi che sarebbero comunque arrivati al lavoratore, per di più indicizzati e sottoposti a una tassazione più favorevole.

Matematico, il professor Beppe Scienza è uno studioso di risparmio e previdenza. Insegna all’Università di Torino, ed è autore di un libro in cui, nel 2007, sosteneva «conti alla mano», perché fosse meglio non investire il Tfr nei fondi pensione, come suggerito dall’ultima riforma.

Intervistato da Ballarò, Matteo Renzi risponde alla polemica lanciata ieri da Massimo D'Alema durante la direzione del Pd, quando ha affermato che il premier ascolterebbe più Verdini della minoranza Pd. "Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo: ogni volta che parla recupero un punto percentuale nei sondaggi". Sul Tfr anticipato mensilmente in busta paga: "Ci stiamo pensando, così com'è c'è solo in Italia. Per le piccole imprese potrebbero intervenire le banche sfruttando i soldi messi a disposizi
one dalla Bce"


Dell’intenzione dichiarata da Matteo Renzi durante l’ultima direzione del Pd all’Espresso dice: «È una furbata». E ricorda: «lo dissi anche a Landini», al segretario della Fiom, «quando tirò fuori la stessa idea».

Per Scienza «il Tfr è uno degli investimenti più sicuri che possa fare un lavoratore». Spiega il professore: «Il Tfr è una forma di investimento senza intermediari che prendono qualcosa, è una forma previdenziale a costi di gestione zero, è un accantonamento che garantisce il potere d’acquisto». La quota mensile che viene infatti fatta accantonare al lavoratore dipendente «viene rivalutata all’1,5 per cento, più il 75 per cento dell’inflazione, e questo valore viene tassato all’11 per cento». «Meno dei titoli di Stato», che sono al 12,5.

Le aziende poi, si lamentano del fatto che per le loro casse già in difficoltà potrebbe esser il colpo di grazia. Ancora Scienza conferma le preoccupazioni espresse anche da Confindustria: «L’anticipo in busta paga può rappresentare un problema per le casse delle aziende», sì, e non tanto perché dovrebbero privarsi di una fonte di finanziamento, ma anche e soprattutto perché «quella forma di finanziamento, come è, dichiaratamente, il Tfr, è per l’azienda un prestito ad un tasso vantaggiosissimo, senza paragoni». Matteo Renzi per questo dice di avere la soluzione: «Stiamo ragionando» spiega ancora a Ballarò, «sul fatto che l'Abi, l'associazione delle banche, possa dare i soldi che arrivano dall'Europa, quelli che chiamiamo i soldi di Draghi, esattamente alle piccole imprese per garantire liquidità».

Se il Tfr è però per il lavoratore «un investimento sicuro», come dice Scienza, «molto più sicuro dei fondi pensione», per le aziende è una risorsa importante, che difficilmente si può immaginare di sostituire. Lo è per le aziende e per l’Inps, come nota il Corriere della Sera, nell’editoriale di Massimo Fracaro e Nicola Saldutti: «Gli accantonamenti annuali per il Tfr ammontano a 25 miliardi. Di questi, 5,2 confluiscono nella previdenza complementare, 6 vengono versati dalle imprese con più di 50 dipendenti all’Inps e ben 14 sono finanziamenti per le piccole imprese». Insomma, si verrebbero a creare «tre buchi», tra cui quello dell’Inps, già notoriamente in difficoltà, a cui verrebbero a mancare, secondo il Corriere, «tre miliardi l’anno».

Ospite della puntata di Ballarò, il ministro per le riforme Maria Elena Boschi è stata protagonista del faccia a faccia con Giannini. Esponente tra i più in vista del governo, il ministro scatena allo stesso modo grandi entusiasmi e critiche feroci. Nel suo intervento spazia da Renzi alla minoranza del Pd, dall'art 18 al programma dei 1000 giorni, da Berlusconi a Napolitano. Ecco una sintesi del Boschi pensiero, a partire da "Io sono di sinistra. Essere di sinistra significa anticip
are il futuro"

Se dovesse passare l’idea del governo, a cui anche la Cgil ha detto di no, ci sarebbe poi il problema della tassazione. Lo ha notato, tra gli altri, Stefano Fassina, della minoranza del Pd.

Ai microfoni di La7 il deputato ha detto che è contrario all’anticipo per due motivi: «Primo perché si toglie liquidità alle aziende in un momento così difficile, e secondo perché quello è un risparmio dei lavoratori che, se lo metti in busta paga, va a una aliquota marginale e la tassazione è molto più elevata». «È vero» dice ancora all’Espresso Beppe Scienza, «ma solo per chi ha un’aliquota di reddito più elevata. Per i redditi bassi, tassati al 23 per cento, non cambia nulla». Cambia il fatto, ovviamente, che «il meccanismo del Tfr permette di capitalizzare la cifra lorda e pagare solo alla fine». E il beneficio di questo meccanismo, togliendo il 50 per cento ogni mese, si ridurrebbe. Salirebbe invece, ovviamente, il gettito per lo Stato: una proiezione de lavoce.info arriva ad assicurare anche 2,8 miliardi di non se il 50 per cento dei lavoratori scegliesse la via indicata da Renzi. Anche in questo caso, però, sarebbe parzialmente un anticipo: se tassi il Tfr in busta paga non ci sarà Tfr da tassare alla fine.


Nel dibattito, poi, c’è chi vede una battaglia politica, per limitare uno Stato che “costringe” il lavoratore a un risparmio, privandolo di una

cifra di cui magari avrebbe preferito disporre liberamente. «Si può vederla così», conferma Beppe Scienza, «perché effettivamente è un risparmio forzoso, quello del Tfr». «Ma non mi sembra così grave», aggiunge: «Ci son cose più brutte che costringere un lavoratore a risparmiare e ad assicurarsi un investimento garantito». «Perché» si chiede Scienza, «agli iperliberisti vanno bene i fondi pensione, che bloccano lo stesso il capitale per 40 anni ma che sono meno sicuri, e non va bene il Tfr?».

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1 octobre 2014 3 01 /10 /octobre /2014 06:57
Dimanche 21 septembre  la plus grande mobilisation pour le climat de l'histoire.

Il y a quelques mois AVAAZ avait été décidé de relever un défi qui paraissait alors complètement fou: organiser la plus grande mobilisation pour le climat de l'histoire. Dimanche 21 septembre, on a dépassé les estimations les plus audacieuses, avec une marche pour le climat six fois plus importante que toutes les autres manifestations précédentes!!! Sur cette photo en debout de page , vous pouvez voir à quoi ressemblait New York:

Il y a eu plus de 675 000 à manifester partout dans le monde. Il ne pouvait pas y avoir de preuve d'amour plus impressionnante pour tout ce que le changement climatique menace: quelle belle manière de témoigner de l'espoir que nous partageons, celui de sauver ce monde et de construire une société reposant sur des énergies 100% sûres et renouvelables. Cliquez ici pour voir quelques images de cette journée:


https://secure.avaaz.org/fr/climate_march_reportback/?bkUOYcb&v=47076

Ensemble, nous avons écrit une page de l'histoire - et c'est seulement le début! Le Sommet de Paris sera déterminant et aura lieu dans 15 mois - c'est à ce moment-là que nous devrons obtenir un accord mondial. En mars de l'année prochaine, les pays participants au sommet de Ban Ki-moon devront avoir annoncé leurs engagements nationaux - notre mouvement se répartira alors le suivi de ces objectifs. Mais d'ici au Sommet de Paris, nous nous rassemblerons encore à quelques occasions. Notre voix sera de plus en plus forte et nous serons de plus en plus nombreux à exiger de nos dirigeants une transition vers des énergies 100% renouvelables - et ils ne pourront alors rien faire d'autre que de nous écouter. Le mouvement que nous attendions tous est enfin là.

Un aperçu de Londres, Berlin, Bogota, Paris, New Delhi et Melbourne......
Un aperçu de Londres, Berlin, Bogota, Paris, New Delhi et Melbourne......


Avec un espoir et une énergie renouvelée pour le chemin qui nous reste à accomplir,
Ricken, Emma, Alice, Iain, Nataliya, Patri, Oliver, Diego, Rewan et toute l'équipe d'Avaaz
PS - Nous avons travaillé avec des milliers d'organisations pour que cette journée devienne réalité, en particulier avec nos amis de 350.org. Mais notre communauté peut se sentir fière de ses efforts. L'équipe et la communauté des membres d'Avaaz ont joué un rôle central dans la quasi totalité des marches et des évènements qui ont eu lieu. Le "Guardian" a salué l'"organisation triomphale" d'Avaaz et la BBC a déclaré que "les Marches ont fait descendre dans la rue un nombre record de participants, grâce à la puissance d'organisation du mouvement social en ligne Avaaz". Nous avons sélectionné des centaines de coordinateurs et des milliers de volontaires, et ce sont les dons des membres d'Avaaz qui ont permis de financer cet effort à hauteur de millions d'euros. Notre génération doit relever un défi qui nous oblige à faire de notre mieux et c'est ce que nous avons fait ensemble - nous avons grandi et notre organisation s'est transformée en quelque chose de nouveau et d'encore plus efficace, un mouvement en ligne mais aussi hors ligne. Merci beaucoup à toutes les personnes qui ont permis de réaliser tout cela.

Par communiqué d'AVAAZ

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30 septembre 2014 2 30 /09 /septembre /2014 07:43
StarDeck at STARSNBARS : NETWORKING HAPPY HOUR de MonacoUSA

On Tuesday, October 7 MonacoUSA’s NETWORKING HAPPY HOUR will put the spotlight on AIDS and its prevention, honoring FIGHT AIDS MONACO founded by Princess Stephanie in 2004.

According to McUSA Director Annette Anderson, “A cocktail party is not the usual format for approaching this very serious subject but we plan to present information in a relaxed and upbeat way. There will even be a Quiz with prizes! We need to GET PEOPLE'S ATTENTION so that they may protect themselves and make sure that their loved ones are protected too. For example, how many people know that Monaco, thanks to FIGHT AIDS, has a very progressive HIV testing program which is available free of charge to all, regardless of nationality, with results in 10 minutes?”

“Aids is everybody’s issue” she said. “not just gay people. Nearly 60% of new HIV victims are heterosexual, more than 40% are over 40 and 10% are children. “

The event begins at 18h00 on the StarDeck at STARSNBARS. Drinks are half price 18h00-20h00 and there will be complimentary snacks. Guests can reserve for dinner and there will be early dancing, as always.

Le mardi 7 octobre se déroulera le NETWORKING HAPPY HOUR de MonacoUSA qui sera consacré au virus du SIDA et à sa prévention, tout en honorant FIGHT AIDS MONACO, association fondée et présidée par la Princesse Stéphanie depuis 2004.

Selon Annette Anderson, Directrice de MonacoUSA, « Le cocktail n'est pas le format habituel pour aborder ce type de sujet très grave, mais nous avons l'intention de présenter l'information d'une manière positive conviviale et optimiste. Il y aura même un quiz avec des cadeaux!

Il faut ATTIRER L’ATTENTION des gens afin qu'ils se protègent et s'assurent que leurs proches soient eux aussi protégés. Par exemple, combien de personnes savent que Monaco, grâce à FIGHT AIDS, a un programme de dépistage du VIH très à la pointe du progrès et qui est disponible gratuitement pour toute personne, indépendamment de sa nationalité avec les résultats en 10 minutes? "

Elle ajoute : "Le SIDA affecte tout le monde, pas seulement les homosexuels. Près de 60% de toutes les nouvelles victimes du VIH sont hétérosexuelles, plus de 40% sont âgées de plus de 40 ans, 10% sont des enfants.

L'événement commence à 18h00 au Stardeck du STARSNBARS. Les boissons sont à moitié prix 18h00-20h00 et il y aura des snacks offerts. Vous pouvez réserver pour le dîner et vous pourrez danser, comme toujours.

PHOTO: Lane Anderson, MonacoUSA member and volunteer for FIGHT AIDS since 2004 and Elodie Perisi, Chargée de Communications FIGHT AIDS

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28 septembre 2014 7 28 /09 /septembre /2014 09:16
RUSSIA: 60 MILIONI I LETTORI DEI MEDIA 'TOCCATI' DALLA LEGGE ANTI-STRANIERI.

RUSSIA: 60 MILIONI I LETTORI DEI MEDIA 'TOCCATI' DALLA LEGGE ANTI-STRANIERI. Tre i grandi gruppi che saranno costretti a rivedere l'assetto dei loro investimenti in Russia.

Mosca, 27 settembre 2014. Sono circa 60 milioni i lettori in Russia interessati direttamente dalla legge approvata ieri dalla Duma che pone come limite alla proprietà straniera dei media il tetto del 20 per cento a partire dal primo febbraio del 2017 per assicurare alla Russia la "sovranità dell'informazione" (secondo dati elaborati dall'agenzia economica RBC). Tre i grandi gruppi che saranno costretti a rivedere l'assetto dei loro investimenti in Russia: la finlandese Sanoma Independent Media -che insieme a Financial Times e Wall Street Journal, pubblica dal 1999 il quotidiano finanziario Vedomosti (75mila copie vendute ogni giorno, 4 milioni di visitatori al mese per il sito), e possiede Moscow Times, le edizioni russe di Cosmopolitan, Esquire, National Geographic- Hearst Shkulev Media e Burda. A questi, si aggiunge il primo gruppo straniero in ordine di tempo a investire in Russia nel 1989, CTC Media, con le sue emittenti generaliste fondate da un americano e in onda dal 1996, al 38 per cento della svedese Modern Times Group. Il ceo di Sanoma, Jean Eammanuel De Witt ha anticipato nei giorni scorsi, senza citare alcun caso concreto, la chiusura di alcuni media perché, ha detto, i proprietari delle testate non accetteranno di non poter decidere la scelta del direttore. E allora, gli editori stranieri venderanno le loro quote a "un gruppo ristretto" di investitori "legati al presidente e al suo circolo", come ha spiegato il presidente di Hearst Viktor Shkulev, in una intervista a Slon.ru. L'iniziativa di tre deputati di secondo piano approvata in tempi record e quasi all'unanimità, scriveva il Financial Times nei giorni scorsi citando fonti non identificate, è stata in realtà promossa dal capo di Gazprom Media Mikhail Lesin e dal vice capo dello staff del Cremlino Aleksei Gromov. "E' un passo indietro. Abbiamo sempre detto che vogliamo poter accedere a tecnologia e conoscenze di punta o anche solo a investimenti per sviluppare la nostra economia e ora invece diciamo alle persone che hanno creduto in noi e hanno investito e aperto società in Russia, 'andate via'", commenta in una intervista al Moscow Times Aleksandr Vinokurov, il proprietario dell'emittente televisiva Dozhd, buttata fuori all'inizio dell'anno dal circuito dei principali pacchetti televisivi via cavo e satellite, e delle riviste Slon.ru e Bolshoi Gorod. Sempre per citare solo il problema per gli investimenti, lasciando quindi da parte quello della libertà dell'informazione in Russia si prevede un ulteriore calo della raccolta pubblicitaria, e quindi della qualità dei contenuti, in testate dal futuro incerto come quelle di proprietà di compagnie straniere. "Le tendenze negative già presenti nel settore subiranno una accelerazione, i contenuti saranno semplificati e la qualità si abbasserà", afferma Shkulov. La legge, che deve ancora essere approvata dal Consiglio della Federazione e firmata dal Presidente Putin, insieme al sequestro delle azioni di Bashneft disposto ieri avrà come inevitabile effetto, persino ammesso dal ministro dello sviluppo economico Alexei Ulyukayev, di rendere il clima degli investimenti più difficile. "La proprietà straniera era l'unico elemento che proteggeva l'integrità editoriale di alcune testate russe. Se non sarà più autorizzata, possiamo dire addio all'ultima forma di protezione rimasta", ha commentato Leonid Bershidsky, fra i fondatori di Vedomosti e Forbes Russia, nei mesi scorsi si è trasferito a Berlino, da dove collabora con Bloomberg. "Questa legge butta via il lavoro della mia vita", ha scritto in una mail al New York Times. (AdnKronos)

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24 septembre 2014 3 24 /09 /septembre /2014 17:16
UPF INTERNATIONAL: DAKAR NUMERIQUE

Jean Kouchner
Secrétaire général International
UPF

DAKAR NUMERIQUE

Regardez cette carte.... Voyez comme elle est parlante.
Le nombre d'appareils connectés internet par pays atteste de la réalité de la "fracture numérique" qui perdure. Oui, nous progressons. Oui, de nombreux pays et singulièrement des pays francophones - font des efforts méritoires pour rattraper ce décalage.

Mais il y a encore beaucoup de chemin à faire.


Pourtant, il ne faudrait pas que ce hiatus cache la forêt. Partout, en Afrique, en Asie,
la demande explose. Les téléphones connectés connaissent une croissance exponentielle qui accompagne le développement économique et contribue à le conforter. Tout peut aller vite et demain la carte peut se colorer de façon réjouissante.


Mais il faut être prêts.

L'évolution des médias, la naissance de médias numériques et la diversification de ceux qui existent et qui intègrent les technologies de dernière génération peuvent aller très vite. Ne pas être prêts, c'est risquer d'aliéner les chances pour les citoyens d'être bien informés. Parce que les citoyens sont toujours au centre de nos préoccupations. C'est pour eux que nous travaillons. Pour eux que nous mettons de l'information en ligne. Pour eux que nos médias écrits, radio ou télé doivent évoluer.
C'est d'autant plus nécessaire que le web francophone est loin d'être dominant. Nous inscrire dans ce grand mouvement des médias, c'est donc tout à la fois agir pour une information plurielle et à la hauteur des besoins de sociétés en développement, et aussi donner les meilleures chances de développement à la francophonie.
Ces questions sont au centre de nos assises de Dakar, du 19 au 23 novembre.
Nos travaux seront sans nul doute utiles pour l'avenir des médias francophones.
Votre participation sera sans nul doute utile à nos réflexions collectives.
Rendez-vous à Dakar !

UPF INTERNATIONAL: DAKAR NUMERIQUE

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20 septembre 2014 6 20 /09 /septembre /2014 10:53

ROYAL MONACO N°20 AOÛT/SEPT. 2014

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16 septembre 2014 2 16 /09 /septembre /2014 06:53
Un pizzico d'orgoglio per il Royal Monaco, primo cartaceo derivato dal web dal 2011- il Financial Times cambia faccia: la carta al servizio del digitale

Il Financial Times cambia faccia: la carta al servizio del digitale. Dopo sette anni, il giornale inglese cambia faccia. La nuova veste grafica della versione cartacea è pensata per essere "un complemento" di quella on line.

15.9.2014 - Un'altra vecchia signora del giornalismo si mette in minigonna. Nel nome di un solo mantra: digital first. Per invertire la gerarchi tra carta e online, il Financial Times ha dato il via libera al primo restyling dopo sette anni. Il nuovo look prevede un carattere tipografico personalizzato, il “Financier”, una nuova grafica a colori. Una scelta che arriva a un anno esatto di distanza dalla pubblicazione di una nota nella quale il direttore Lionel Barber imprimeva la svolta del digital first. Una svolta che sta comportando uno spostamento di risorse dalla carta all'online. Adesso arriva la nuova grafica, pensata con lo scopo di diventare un supporto della versione online. Lo ha specificato lo stesso Barber, spiegando le innovazioni in un'intervista alla Bbc: il foglio in edicola è stato ripensato per essere “un complemento” del lavoro digitale. “La notizia è on line – ha spiegato il direttore - mentre il giornale fornirà un'istantanea dei fatti più importanti, accompagnati da più analisi” IN http://www.affaritaliani.it/mediatech/nuovo-financial-times150914.html

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12 septembre 2014 5 12 /09 /septembre /2014 06:14

Colletta di redattori e lettori per Nice Matin. Quotidiano in amministrazione controllata: vogliono riscattarlo.

PARIGI, 8 settembre 2014. I dipendenti del quotidiano locale Nice Matin, in amministrazione controllata, hanno depositato al tribunale del commercio della citta' un'offerta per riacquistarlo e prenderne il controllo, con una gestione partecipativa che eviti il taglio di posti di lavoro. L'offerta, spiega la radio France Info, e' stata finanziata prima con i risparmi degli stessi redattori e amministrativi, per poco piu' di 3.500 euro, e poi facendo ricorso alle donazioni dei lettori tramite un sito di 'crowdfunding'. Si e' arrivati cosi' a circa 300 mila euro, una cifra che non basta ad acquistare il giornale, ma che e' stata sufficiente per convincere un grande investitore a scendere in campO per sostenere il progetto. Bernard Tapie, inizialmente intenzionato a restare fuori dai giochi, si dice ora pronto a investire 8 milioni di euro se l'offerta sara' accettata. La proposta di riacquisto dei dipendenti di Nice Matin dovra' ora confrontarsi con almeno quattro offerte concorrenti, tra cui quella del gruppo Rossel, proprietario tra le altre cose di uno dei piu' diffusi giornali locali di Francia, La Voix du Nord. La decisione del tribunale e' attesa per meta' ottobre. (ANSA).

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27 août 2014 3 27 /08 /août /2014 06:46
UPF: Montée en force de la francophonie dans le monde

Montée en force de la francophonie dans le monde

Une opportunité unique pour les médias

Une priorité absolue

ACTUALITES

Montée en force de la francophonie dans le monde

Une opportunité unique pour les médias

 

Une prévision, et, derrière, des enjeux économiques colossaux. En 2050, selon l’OIF (Organisation internationale de la francophonie), les personnes parlant français seront 715 millions dans le monde, contre un peu plus de 220 millions aujourd’hui. Une croissance largement due à l’explosion démographique en Afrique, qui rassemblera 85 % des francophones en 2050. Si ces prévisions sont justes, le français deviendra alors l’une des premières langues parlées dans le monde, aux côtés de l’anglais, de l’espagnol ou encore du mandarin.
Les prévisions de l’OIF datent de 2010 ; elles seront réactualisées cette année, mais l’OIF confirme la tendance. Un rapport de recherche de Natixis datant de septembre 2013 et intitulé « La francophonie, une opportunité de marché majeure », a servi de catalyseur à une prise de conscience. En mars, le gouvernement a confié­ à Jacques Attali la rédaction d’un rapport sur « La dimension économique de la francophonie », dont les conclusions sont attendues cet été.
Dans les domaines de l’audiovisuel et de la culture, plusieurs initiatives, pour certaines spectaculaires, ont eu lieu au cours des derniers mois. Les enjeux sont énormes pour le cinéma, la musique, mais aussi la télévision ou la radio. La filière française du cinéma a aussi fait de l’Afrique une de ses priorités. Elle souhaite remettre à plat sa distri­bution sur ce continent, où l’environnement est difficile. Le réseau de salles­ est quasi inexistant dans la majorité des pays d’Afrique francophone et l’offre de vidéo à la demande est encore balbutiante. «  Tout semble se mettre en place : émergence d’une classe moyenne, implantations de multiplexes, équipements structurels de haut débit pour diffuser vidéo et télévision », rapporte le groupe de travail sur la francophonie d’UniFrance, l’association chargée de la promotion du cinéma français à l’international.
 

Une priorité absolue


Pour l’instant, la diffusion de la culture­ du monde francophone en Afrique se concentre essentiel­lement entre les mains de la chaîne TV5 Monde, reçue par 257 millions de foyers dans le monde (dont 12 millions en Afrique, répartis dans 48 pays). La chaîne francophone fait de l’Afrique sa «  priorité absolue » et a mis à l’antenne une nouvelle émission mensuelle de 70 minutes, « Africanités », pour améliorer sa couverture du continent. Elle prévoit de lancer une chaîne pour enfants en Afrique mi-2015.
Le privé foisonne également, et certains groupes ont déjà pris une longueur d’avance. «  La perspective que le français devienne l’une des premières­ langues parlées dans le monde constitue une opportunité de marché majeure pour l’industrie des médias français. Le numérique supprime les barrières à l’entrée, ce sera donc la prime aux plus audacieux et rapides. Les groupes français détiennent les atouts pour bénéficier de l’essor de la francophonie, mais ils pourraient être rapidement doublés par des groupes étrangers pour le moment beaucoup mieux préparés pour cibler ces marchés internationaux », analyse Jérôme Bodin, analyste chez Natixis.
Vivendi entend clairement mettre le cap sur l’Afrique et l’initiative prise par Canal+ de lancer une nouvelle chaîne sur ce continent n’est pas isolée. Autre filiale de Vivendi, Universal Music prévoit l’ouverture d’un bureau à Dakar. Ce projet est emblématique car ce sera la première fois qu’une major du disque s’implantera en Afrique occidentale. Certes plus timide, le groupe Lagardère n’est pas en reste : sa chaîne pour enfants Gulli sera lancée en Afrique en 2015 et le groupe réfléchit également au lancement de radios sur le continent africain. Enfin, des journaux français, comme « Le Point » et « Le Figaro », ont également pris des initiatives.

Grégoire Poussielgue
Source : Les Echos.fr

 


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26 août 2014 2 26 /08 /août /2014 08:03

Cassazione: "Internet costituisce un mezzo di diffusione di notizie e idee al pari, se non di più', di stampa, radio e televisione". La Corte conferma il risarcimento per due comunicati stampa diffusi dal Codacons e ripresi dal programma Tv 'Striscia la notizia', nel novembre del 2000, nei quali si accusava un dirigente dell'Istituto superiore di sanità' di aver percepito denaro per una sua associazione.

Roma, 25 agosto 2014. "Internet costituisce un mezzo di diffusione di notizie e idee al pari, se non di piu', di stampa, radio e televisione", ragion per cui anche nel caso di comunicati stampa reperibili su un sito internet valgono i principi "tradizionalmente indicati dalla giurisprudenza" per l'esercizio del diritto di cronaca e del diritto di critica. Ossia il "bilanciamento" con il "diritto primario all'onore e alla reputazione" e la "verita' obiettiva" (per quanto accertabile), la "continenza" e la "pertinenza". La Cassazione torna sul tema della diffamazione tramite internet (qualificata dal codice come diffamazione aggravata), equiparandola di fatto a quella a mezzo stampa, valutando il contenzioso tra il Codacons e un dirigente dell'Istituto superiore di sanita'. Con la sentenza 18174 della terza sezione civile, rifacendosi alla giurisprudenza relativa alla diffamazione a mezzo stampa, la Suprema Corte ha confermato il risarcimento in favore del dirigente per due comunicati stampa diffusi dal Codacons e ripresi dal programma Tv 'Striscia la notizia', nel novembre del 2000, nei quali si accusava l'uomo di aver percepito denaro, per una sua associazione, da una azienda costruttrice di telefoni cellulari e questo avrebbe influenzato le sue dichiarazioni in merito alla pericolosita' delle onde elettromagnetiche. Il dirigente dell'Istituto superiore di sanita' aveva tra l'altro opposto che il Codacons avesse omesso l'entita' esigua della somma, e il fatto che la sua assoluzione nell'indagine penale non fosse stata evidenziata nel sito. Il Codacons aveva presentato ricorso in Cassazione sostenendo che i comunicati stampa, presenti sul suo sito, costituivano "legittimo esercizio del diritto di critica". La Corte conclude confermando quanto stabilito dalla Corte d'Appello di Roma nel 2010, che aveva evidenziato l'incompletezza della notizia e il tono "insinuante dell'esposizione". La Corte territoriale aveva tra l'altro sottolineato - si legge nella sentenza della Cassazione - che "un numero cospicuo di persone aveva avuto o potuto avere cognizione" dei comunicati offensivi e quindi "percepito un'immagine biasimevole" del dirigente dell'Istituto. (ANSA).

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22 août 2014 5 22 /08 /août /2014 07:41
Desmond Tutu: Mon plaidoyer pour le peuple d'Israël: Libérez-vous en libérant la Palestine

Mon plaidoyer pour le peuple d'Israël: Libérez-vous en libérant la Palestine

L'archevêque émérite Desmond Tutu, dans un article exclusif pour le journal Haaretz, appelle à un boycott mondial d'Israël et demande aux Israéliens et aux Palestiniens de réfléchir au delà de leurs dirigeants à une solution durable à la crise en Terre Sainte.


Publié initialement sur http://www.haaretz.com/opinion/1.610687. Traduction par la communauté d'Avaaz

Les dernières semaines, des membres de la société civile du monde entier ont lancé des actions sans précédent contre les ripostes brutales et disproportionnées d'Israël au lancement de roquettes depuis la Palestine.

Si l'on fait la somme de tous les participants aux rassemblements du week-end dernier exigeant justice en Israël et en Paslestine - à Cape Town, Washington, New-York, New Delhi, Londres, Dublin et Sydney, et dans toutes les autres villes - cela représente sans aucun doute le plus important tollé de l'opinion citoyenne jamais vu dans l'histoire de l'humanité autour d'une seule cause.

Il y a un quart de siècle, j'ai participé à des manifestations contre l'apartheid qui avaient rassemblé beaucoup de monde. Je n'aurais jamais imaginé que nous assisterions de nouveau à des manifestations d'une telle ampleur, mais celle de samedi dernier à Cape Town fut au moins aussi importante. Les manifestants incluaient des gens jeunes et agés, musulmans, chrétiens, juifs, hindous, bouddhistes, agnostiques, athéistes, noirs, blancs, rouges et verts... C'est ce à quoi on pourrait s'attendre de la part d'une nation vibrante, tolérante et muticulturelle.

J'ai demandé à la foule de chanter avec moi : "Nous sommes opposés à l'injustice de l'occupation illégale de la Palestine. Nous sommes opposés aux assassinats à Gaza. Nous sommes opposés aux humiliations infligées aux Palestiniens aux points de contrôle et aux barrages routiers. Nous sommes opposés aux violences perpétrées par toutes les parties. Mais nous ne sommes pas opposés aux Juifs."

Plus tôt dans la semaine, j'ai appelé à suspendre la participation d'Israël à l'Union Internationale des Architectes qui se tenait en Afrique du Sud.

J'ai appelé les soeurs et frères israéliens présents à la conférence à se dissocier activement, ainsi que leur profession, de la conception et de la construction d'infrastructures visant à perpétuer l'injustice, notamment à travers le mur de séparation, les terminaux de sécurité, les points de contrôle et la construction de colonies construites en territoire palestinien occupé.

"Je vous implore de ramener ce message chez vous : s'il vous plaît, inversez le cours de la violence et de la haine en vous joignant au mouvement non violent pour la justice pour tous les habitants de la région", leur ai-je dit.

Au cours des dernières semaines, plus de 1,7 million de personnes à travers le monde ont adhéré au mouvement en rejoignant une campagne d'Avaaz demandant aux compagnies tirant profit de l'occupation israélienne et/ou impliquées dans les mauvais traitements et la répression des Palestiniens de se retirer. La campagne vise spécifiquement le fonds de pension des Pays-Bas ABP, la Barclays Bank, le fournisseur de systèmes de sécurité G4S, les activités de transport de la firme française Véolia, la compagnie d'ordinateurs Hewlett-Packard et le fournisseur de bulldozers Caterpillar.

Le mois dernier, 17 gouvernements européens ont appelé leurs citoyens à ne plus entretenir de relations commerciales ni investir dans les colonies israéliennes illégales.

Récemment, on a pu voir le fond de pension néerlandais PGGM retirer des dizaines de millions d'euros des banques israéliennes, la fondation Bill et Melinda Gates désinvestir de G4S, et l'église presbytérienne américaine se défaire d'un investissement d'environ 21 millions de dollars dans les entreprises HP, Motorola Solutions et Caterpillar.

C'est un mouvement qui prend de l'ampleur.

La violence engendre la violence et la haine, qui à son tour ne fait qu'engendrer plus de violence et de haine.

Nous, Sud-Africains, connaissons la violence et la haine. Nous savons ce que cela signifie d'être les oubliés du monde, quand personne ne veut comprendre ou même écouter ce que nous exprimons. Cela fait partie de nos racines et de notre vécu.

Mais nous savons aussi ce que le dialogue entre nos dirigeants a permis, quand des organisations qu'on accusait de "terroristes" furent à nouveau autorisées, et que leurs meneurs, parmi lesquels Nelson Mandela, furent libérés de prison ou de l'exil.

Nous savons que lorsque nos dirigeants ont commencé à se parler, la logique de violence qui avait brisé notre société s'est dissipée pour ensuite disparaître. Les actes terroristes qui se produisirent après le début ces échanges - comme des attaques sur une église et un bar - furent condamnés par tous, et ceux qui en étaient à l'origine ne trouvèrent plus aucun soutien lorsque les urnes parlèrent.

L'euphorie qui suivit ce premier vote commun ne fut pas confinée aux seuls Sud-Africains de couleur noire. Notre solution pacifique était merveilleuse parce qu'elle nous incluait tous. Et lorsqu'ensuite, nous avons produit une constitution si tolérante, charitable et ouverte que Dieu en aurait été fier, nous nous sommes tous sentis libérés.

Bien sûr, le fait d'avoir eu des dirigeants extraordinaires nous a aidés.

Mais ce qui au final a poussé ces dirigeants à se réunir autour de la table des négociations a été la panoplie de moyens efficaces et non-violents qui avaient été mis en oeuvre pour isoler l'Afrique du Sud sur les plans économique, académique, culturel et psychologique.

A un moment charnière, le gouvernement de l'époque avait fini par réaliser que préserver l'apartheid coûtait plus qu'il ne rapportait.

L'embargo sur le commerce infligé dans les années 80 à l'Afrique du Sud par des multinationales engagées fut un facteur clé de la chute, sans effusion de sang, du régime d'apartheid. Ces entreprises avaient compris qu'en soutenant l'économie sud-africaine, elles contribuaient au maintien d'un statu quo injuste.

Ceux qui continuent de faire affaire avec Israël, et qui contribuent ainsi à nourrir un sentiment de « normalité » à la société israélienne, rendent un mauvais service aux peuples d'Israël et de la Palestine. Ils contribuent au maintien d'un statu quo profondément injuste.

Ceux qui contribuent à l'isolement temporaire d'Israël disent que les Israéliens et les Palestiniens ont tous autant droit à la dignité et à la paix.

A terme, les évènements qui se sont déroulés à Gaza ce dernier mois sont un test pour ceux qui croient en la valeur humaine.

Il devient de plus en plus clair que les politiciens et les diplomates sont incapables de trouver des réponses, et que la responsabilité de négocier une solution durable à la crise en Terre Sainte repose sur la société civile et sur les peuples d'Israël et de Palestine eux-mêmes.

Outre la dévastation récente de Gaza, des personnes honnêtes venant du monde entier - notamment en Israël - sont profondément perturbées par les violations quotidiennes de la dignité humaine et de la liberté de mouvements auxquelles les Palestiniens sont soumis aux postes de contrôle et aux barrages routiers. De plus, les politiques israëliennes d'occupation illégale et la construction d'implantations en zones tampons sur le territoire occupé aggravent la difficulté de parvenir à un accord qui soit acceptable pour tous dans le futur.

L'Etat d'Israël agit comme s'il n'y avait pas de lendemain. Ses habitants ne connaîtront pas l'existence calme et sécuritaire à laquelle ils aspirent, et à laquelle ils ont droit, tant que leurs dirigeants perpétueront les conditions qui font perdurer le conflit.

J'ai condamné ceux qui en Palestine sont responsables de tirs de missiles et de roquettes sur Israël. Ils attisent les flammes de la haine. Je suis opposé à toute forme de violence.

Mais soyons clairs, le peuple de Palestine a tous les droits de lutter pour sa dignité et sa liberté. Cette lutte est soutenue par beaucoup de gens dans le monde entier.

Nul problème créé par l'homme n'est sans issue lorsque les humains mettent en commun leurs efforts sincères pour le résoudre. Aucune paix n'est impossible lorsque les gens sont déterminés à l'atteindre.

La paix nécessite que le peuple d'Israël et le peuple de Palestine reconnaissent l'être humain qui est en eux et se reconnaissent les uns les autres afin de comprendre leur interdépendance.

Les missiles, les bombes et les invectives brutales ne sont pas la solution. Il n'y a pas de solution militaire.

La solution viendra plus probablement des outils non violents que nous avons développés en Afrique du Sud dans les années 80 afin de persuader le gouvernement sud africain de la nécessité de changer sa politique.

La raison pour laquelle ces outils - boycott, sanctions et retraits des investissements - se sont finalement avérés efficaces, est qu'ils bénéficiaient d'une masse critique de soutien, aussi bien à l'intérieur qu'à l'extérieur du pays. Le même type de soutien envers la Palestine dont nous avons été témoins de par le monde durant ces dernières semaines.

Mon plaidoyer envers le peuple d'Israël est de voir au-delà du moment, de voir au-delà de la colère d'être perpétuellement assiégé, de concevoir un monde dans lequel Israël et la Palestine coexistent - un monde dans lequel règnent la dignité et le respect mutuels.

Cela demande un changement de paradigme. Un changement qui reconnaisse qu'une tentative de maintenir le statu-quo revient à condamner les générations suivantes à la violence et l'insécuruté. Un changement qui arrête de considérer une critique légitime de la politique de l'Etat comme une attaque contre le judaisme. Un changement qui commence à l'intérieur et se propage à travers les communautés, les nations et les régions- à la diaspora qui s'étend à travers le monde que nous partageons. Le seul monde que nous partageons !

Quand les gens s'unissent pour accomplir une cause juste, ils sont invincibles. Dieu n'interfère pas dans les affaires humaines, dans l'espoir que la résolution de nos différends nous fera grandir et apprendre par nous-mêmes. Mais Dieu ne dort pas. Les textes sacrés juifs nous disent que Dieu est du côté du faible, du pauvre, de la veuve, de l'orphelin, de l'étranger qui a permis à des esclaves d'entamer leur exode vers une Terre Promise. C'est le prophète Amos qui a dit que nous devrions laisser la justice couler telle une rivière.

À la fin, le bien triomphera. Chercher à libérer le peuple de Palestine des humiliations et des persécutions que lui inflige la politique d'Israël est une cause noble et juste. C'est une cause que le peuple d'Israël se doit de soutenir.

Nelson Mandela a dit que les Sud Africains ne se sentiraient pas complètement libres tant que les Palestiniens ne seraient pas libres.

Il aurait pu ajouter que la libération de la Palestine serait également la libération d'Israël.

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1 août 2014 5 01 /08 /août /2014 07:39
Fondi comuni, 30 anni di flop: viva i Bot-people!

Fondi comuni, 30 anni di flop: viva i Bot-people!

il Fatto Quotidiano 30-7-2014

di Beppe SCIENZA - Università di Torino

La ricerca è frutto dell'iniziativa e dell'impegno di Fulvio Coltorti. Un economista indipendente? Nient'affatto, perché al contrario era dipendente del gruppo Mediobanca, per decenni responsabile dell'area studi. Ma era ed è onesto e competente, che è ciò che conta. Viceversa l'etichetta di indipendenza in Italia vale nell'ambito economico-finanziario meno che la denominazione di origine controllata (doc) per i vini, cioè nulla (ci furono vini doc avvelenati dal metanolo e ci sono grandi vini da 100 e passa euro la bottiglia senza la doc).

La pubblicazione è una miniera di dati interessanti. Per cominciare il confronto aggiornato fra investimento in Bot e in fondi comuni italiani, a partire dalla loro nascita nel 1984. La performance dei titoli del Tesoro straccia quella dei fondi: 100 euro sono diventati 592 a fine 2013 se tenuti in Bot, ma mediamente solo 491 se in fondi comuni.

Ciò fa giustizia di tutte le frottole raccontate da banche e venditori porta a porta, che per decenni hanno chiamato beffardamente Bot-people i risparmiatori italiani che non volevano affidarsi a strumenti d'investimento più evoluti. Cioè appunto ai fondi comuni, studiati per raschiargli via più soldi possibile.

La ricerca usa espressioni molto dure: "una distruzione di valore pari a circa 86 miliardi di euro nell’ultimo quindicennio", "l’industria dei fondi continua a rappresentare un apporto distruttivo di ricchezza per l’economia del Paese", tenendo conto del premio al rischio "la distruzione di ricchezza [...] aumenta a 155 miliardi" ecc.

In effetti è piuttosto una sottrazione di ricchezza che dura dal 1984: quattrini portati via ai risparmiatori italiani e finiti nella tasche di venditori, gestori, intermediari, pseudo-consulenti ecc. ovvero di quella realtà parassitaria che va sotto il nome di risparmio gestito.

Per giunta i danni arrecati ai risparmiatori italiani sono molto maggiori di come appare dallo studio di Mediobanca. Esso infatti esamina i fondi di diritto italiano. Ma da parecchi anni l'industria del risparmio gestito ha messo in atto un artifizio per avere le mani più libere e addebitare costi maggiori ai propri sfortunati clienti. Ha cioè trasferito in misura massiccia la gestione all'estero, soprattutto in Lussemburgo e Irlanda, ricorrendo ai fondi cosiddetti estero-vestiti o roundtrip.

Tale manovra ha peggiorato la già grave mancanza di trasparenza nella gestione. Con tali fondi diventa praticamente impossibile individuare malversazioni e illeciti vari, bellamente sottratti a ogni possibile intervento della magistratura italiana. A ciò si aggiunge la possibilità di applicare commissioni ancora più esose di quelle dei fondi di diritto italiano, dove comunque la ricerca di Mediobanca evidenza uno spaventoso 2,9% annuo medio per quelli azionari.

Opacità maggiore, controlli quasi inesistenti, commissioni più pesanti conducono inevitabilmente a minus di gestione ancora più gravi. Quindi è indubbio che nel complesso ai risparmiatori italiani sia andata ancora peggio di come appare dall'analisi di Mediobanca, essendo ormai all'estero "il 58% dei patrimoni dei fondi comuni aperti seguiti dai gestori italiani".

Ma la ricerca di Mediobanca riporta anche altre analisi, tutte liberamente disponibili. Dall'indirizzo Internet www.mbres.it è infatti possibile sia scaricarla on line, sia richiederne (gratuitamente!) una copia cartacea. È comunque una pubblicazione scientifica, poco adatta a una lettura sotto l'ombrellone.

In compenso le implicazioni pratiche sono molto semplici. Visti gli effetti deleteri della cosiddetta gestione professionale del risparmio, è bene disinvestire senza indugio i fondi eventualmente posseduti e soprattutto non mettervi soldi.

Invece molti risparmiatori non hanno resistito alle sollecitazioni in tal senso. Come infatti riporta Mediobanca, per i fondi italiani "la raccolta netta è stata positiva nel 2013 dopo 9 anni in rosso: dal 2003 le sottoscrizioni dei fondi non superavano i riscatti". La qualità della gestione è forse migliorata? No, come dimostrano i confronti sempre di Mediobanca. Il recente successo dei fondi si basa sulla facilità con cui è possibile ingannare i risparmiatori, dopo alcuni mesi di salita delle quotazioni di Borsa, anche se dovute al recupero di perdite precedenti. Gli si mostra infatti il risultato dell'ultimo anno, commentandolo con frasi truffaldine del tipo "Il nostro fondo obbligazionario rende il 5%, i Bot meno dell'1%" (l'imbroglio è che non "rende", bensì "ha reso"). Inevitabile che molti si lascino ingannare.

Dipartimento di Matematica
Università di Torino

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26 juillet 2014 6 26 /07 /juillet /2014 05:59

GIORNALISTI: PROCLAMATI I VINCITORI DEL PREMIO 'ANTONIO MAGLIO'. SONO LIDIA BARATTA, DARIO RONZONI E FABRIZIO PATTI. PREMIO ALLA CARRIERA AL GIORNALISTA RAI E CORRISPONDENTE DALLA CINA PAOLO LONGO.

ALEZIO (LECCE), 25 LUGLIO 2014. I giornalisti LIDIA BARATTA, DARIO RONZONI E FABRIZIO PATTI, PER GLI ARTICOLI PUBBLICATI SUL QUOTIDIANO ON-LINE LINKIESTA.IT, SONO STATI INDICATI DA UNA GIURIA COME VINCITORI DELLA TERZA EDIZIONE DEL "PREMIO ANTONIO MAGLIO". QUEST'ANNO LA MANIFESTAZIONE AVEVA COME TEMA: "IL MEZZOGIORNO D'EUROPA, TRA CRISI DELL'UNIONE ED EMERGENZE NEI PAESI DEL MEDITERRANEO". LA GIURIA HA INOLTRE ASSEGNATO UN PREMIO ALLA CARRIERA AL GIORNALISTA RAI E CORRISPONDENTE DALLA CINA PAOLO LONGO. NE DA' NOTIZIA UN COMUNICATO. I PREMI VERRANNO CONSEGNATI NEL CORSO DI UNA CERIMONIA CHE SI SVOLGERA' AD ALEZIO (LECCE) DOMENICA 3 AGOSTO, A CUI PARTECIPERO' IL PRESIDENTE DELL'ORDINE NAZIONALE DEI giornalisti, ENZO IACOPINO. LIDIA BARATTA E' NATA A COSENZA NEL NOVEMBRE DEL 1985.HA STUDIATO A BOLOGNA E ROMA, ED HA FREQUENTATO LA SCUOLA DI GIORNALISMO IFG-WALTER TOBAGI DI MILANO. HA LAVORATO PER SALUTE 24-IL SOLE 24ORE E LIBERO E COLLABORATO CON NUMEROSE TESTATE,TRA CUI "LE INCHIESTE" DI REPUBBLICA E L'ESPRESSO.IT. DA DUE ANNI FA PARTE DELLA REDAZIONE DE LINKIESTA.IT. DARIO RONZONI DOPO LA LAUREA E UN'ESPERIENZA IN INGHILTERRA COME INSEGNANTE DI ITALIANO PER GLI INGLESI, FREQUENTA LA SCUOLA DI GIORNALISMO "IFG - WALTER TOBAGI. IL MASTER GLI CONSENTE DI SEGUIRE DUE STAGE: IL PRIMO A CITY, QUOTIDIANO FREEPRESS DI RCS E IL SECONDO, NELL'APRILE 2011, A LINKIESTA.IT, QUOTIDIANO ONLINE DI APPROFONDIMENTO E INCHIESTE. FABRIZIO PATTI, INFINE, DOPO L'UNIVERSITA' BOCCONI HA FREQUENTATO LA SCUOLA DI GIORNALISMO "IFG - DE MARTINO" DI MILANO. HA LAVORATO A IL SOLE 24 ORE COME REDATTORE E POI COME COLLABORATORE. E' STATO REDATTORE A RETAIL&FOOD, HA SCRITTO DI PROFESSIONISTI PER PANORAMA ECONOMY E HA DIRETTO L'E-MAGAZINE NEXT HR&MANAGAMENT. PER LINKIESTA.IT, CURA LE PAGINE DI "BUSINESS E IMPRESE". PAOLO LONGO E' STATO A LUNGO IL CORRISPONDENTE PER LA RAI DALLA CINA. E' STATO TRA I FONDATORI DI TELEBARI, LA PRIMA TV LOCALE VIA ETERE BARESE, E NEL 1984 ENTRA IN RAI. E' STATO CORRISPONDENTE DAGLI STATI UNITI PER DODICI ANNI, POI SI E' TRASFERITO A GERUSALEMME QUINDI A PECHINO. (ANSA).

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19 juillet 2014 6 19 /07 /juillet /2014 14:16
Alitalia reliera les aéroports de Nice et Trieste Du 1er au 25 août 2014

Alitalia reliera les aéroports de Nice et Trieste

Du 1er au 25 août 2014, Alitalia relie l’aéroport Nice Côte d’Azur à l’aéroport Ronchi dei Legionari de Trieste (Frioul Vénétie Julienne).

Deux vols hebdomadaires (lundi et vendredi) sont prévus, qui peuvent être d’ors et déjà réservés auprès de toutes les agences de voyage et sur le site internet www.alitalia.com.

La nouvelle route représente une opportunité avantageuse pour ceux qui habitent, travaillent ou passent par la Côte d’Azur, et qui peuvent de cette façon bénéficier d’un nouveau lien avec l’Italie du Nord, oupoursuivre vers des destinations de l’Europe de l’Est.

Des voyages de loisir aux voyages de travail, le Frioul Vénétie Julienne est la région parfaite pour un voyage. Donnant sur la mer Adriatique et entourée par de hautes montagnes, le Frioul offre à ses visitateurs une grande variété de paysages : des Dolomites orientales aux Alpes juliennes, des lacs aux vallées jusqu’aux magnifiques villages. Un patrimoine culturel aussi riche et nuancé correspond à la grande variété de paysages, déterminés par une histoire complexe et par le mixage, sur cette terre, de différents peuples.

De plus, les relations avec le Frioul Vénétie Julienne sont stratégiques également du point de vue commercial : la France représente en effet le troisième partenaire commercial de la région, après l’Allemagne et les Etats-Unis.

« Le nouveau vol Nice-Trieste représente une opportunité importante pour le tourisme et le commerce français » explique Agostino PESCE, Directeur Général de la Chambre de Commerce italienne de Nice, qui s’occupe de développer les échanges commerciaux et culturels entre les deux pays. « Il s’agit d’une déclaration d’intérêt vers la Côte d’Azur qui, nous le souhaitons, sera la base d’une plus stricte collaboration avec l’Italie du Nord-Est ».

ECHANGES COMMERCIAUX ENTRE FRANCE ET FRIOUL-VENETIE JULIENNE

Source : Centre d’Etudes de la Chambre de Commerce d’Udine – Istat (2012)

Exportations vers la France (Euros)

940.924.134,00

% du total

8,21%

Rang

3

Importations de la France (Euros)

267.267.584,00

% du total

3,92%

Rang

8

Solde Commercial (Euros)

673.656.550,00

Alitalia reliera les aéroports de Nice et Trieste

Du 1er au 25 août 2014, Alitalia relie l’aéroport Nice Côte d’Azur à l’aéroport Ronchi dei Legionari de Trieste (Frioul Vénétie Julienne).

Deux vols hebdomadaires (lundi et vendredi) sont prévus, qui peuvent être d’ors et déjà réservés auprès de toutes les agences de voyage et sur le site internet www.alitalia.com.

La nouvelle route représente une opportunité avantageuse pour ceux qui habitent, travaillent ou passent par la Côte d’Azur, et qui peuvent de cette façon bénéficier d’un nouveau lien avec l’Italie du Nord, oupoursuivre vers des destinations de l’Europe de l’Est.

Des voyages de loisir aux voyages de travail, le Frioul Vénétie Julienne est la région parfaite pour un voyage. Donnant sur la mer Adriatique et entourée par de hautes montagnes, le Frioul offre à ses visitateurs une grande variété de paysages : des Dolomites orientales aux Alpes juliennes, des lacs aux vallées jusqu’aux magnifiques villages. Un patrimoine culturel aussi riche et nuancé correspond à la grande variété de paysages, déterminés par une histoire complexe et par le mixage, sur cette terre, de différents peuples.

De plus, les relations avec le Frioul Vénétie Julienne sont stratégiques également du point de vue commercial : la France représente en effet le troisième partenaire commercial de la région, après l’Allemagne et les Etats-Unis.

« Le nouveau vol Nice-Trieste représente une opportunité importante pour le tourisme et le commerce français » explique Agostino PESCE, Directeur Général de la Chambre de Commerce italienne de Nice, qui s’occupe de développer les échanges commerciaux et culturels entre les deux pays. « Il s’agit d’une déclaration d’intérêt vers la Côte d’Azur qui, nous le souhaitons, sera la base d’une plus stricte collaboration avec l’Italie du Nord-Est ».

ECHANGES COMMERCIAUX ENTRE FRANCE ET FRIOUL-VENETIE JULIENNE

Source : Centre d’Etudes de la Chambre de Commerce d’Udine – Istat (2012)

Exportations vers la France (Euros)

940.924.134,00

% du total

8,21%

Rang

3

Importations de la France (Euros)

267.267.584,00

% du total

3,92%

Rang

8

Solde Commercial (Euros)

673.656.550,00

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14 juillet 2014 1 14 /07 /juillet /2014 07:12
Clooney sfida il Daily Mail. Il falso scoop dell'estate riapre il processo ai tabloid. La star rifiuta le scuse

Clooney sfida il Daily Mail. Il falso scoop dell'estate riapre il processo ai tabloid. La star rifiuta le scuse: «Così il gossip è pericoloso». La storia: l'attore furioso per un articolo secondo cui la madre della sua fidanzata si oppone alle nozze per ragioni religiose.

Giuseppe Sarcina
Corriere della Sera – 13.7.2014

LONDRA. La suocera perfida e, naturalmente, pettegola. La star mondiale del cinema a rischio evirazione. La grande delusione dell'affascinante fidanzata. Perfetto, c'è tutto: il tabloid Daily Mail era andato sul sicuro, pronto a rovinare l'estate a George Clooney pur di offrire un altro scoop memorabile agli oltre 2 milioni di lettori, prima con l'edizione online poi con la carta. Invece, tra scuse presentate dal giornale e respinte dall'attore, ne è nata una polemica sui fondamenti dell'informazione e sulla credibilità della stampa inglese. Un caso nazionale. Lunedì 7 luglio il seguitissimo sito del quotidiano inglese spara una delle sue «exclusive» in caratteri cubitali. «Può fare molto meglio», è il titolo che riporta quello che Baria Alamuddin, avrebbe detto «a mezza Beirut». La donna è la madre fortunata di Amal, 37 anni, anglolibanese, avvocatessa e attivista per la difesa dei diritti umani. E Amal è la fidanzata, la promessa sposa di Clooney, 53 anni, star del cinema e, suo malgrado, del gossip mondiale.Nell'articolo tutti i verbi sono coniugati all'indicativo: nessun dubbio, nessuna possibilità di equivoci. La famiglia di Amal appartiene alla «setta dei Drusi, una derivazione medievale dell'Islam, i cui membri non devono sposarsi con estranei». Segue elenco delle punizioni: «diverse donne sono state uccise per aver disobbedito» e poi, buttata lì con divertita disinvoltura: «lo scorso anno i parenti di una donna drusa hanno tagliato il pene all'uomo che lei, nonostante il divieto, aveva voluto sposare, un musulmano sunnita». Conclusione della suocera: «In Libano ci sono cinquecentomila Drusi. Tra questi possibile che non ce ne sia uno che vada bene a mia figlia?». E tocco pecoreccio finale: gli amici della famiglia di Amal avrebbero scherzato sull'ipotesi di un Clooney seriamente menomato. Due giorni dopo, mercoledì 9 luglio, l'attore ha replicato sul sito del quotidiano americano Usa Today. I fatti, scrive Clooney, sono totalmente inventati. «La madre di Amai non è drusa, non è mai stata a Beirut da quando sono fidanzato con la figlia e non è affatto contraria al matrimonio». È una smentita con parole profonde che chiamano in causa «questioni più ampie». «L'irresponsabilità, in questa epoca, di sfruttare differenze religiose dove non ne esistono non solo è segno di infima negligenza, ma è addirittura pericoloso». E ancora: «Sono figlio di un giornalista; accetto l'idea che la libertà di stampa possa talvolta creare qualche inconveniente alla mia vita privata, ma il Daily Mail... stavolta va ben oltre l'essere un ridicolo tabloid ed entra nel campo dell'incitazione alla violenza». I direttori dell'edizione online e di quella cartacea si sono scusati con Clooney mercoledì stesso e l'articolo è stato rimosso. Ma i giornalisti hanno derubricato il caso a semplice errore di valutazione del lavoro compiuto a Beiruth da una “affidabile freelance”. Ancora una contro replica del vincitore di due premi Oscar: «o hanno mentito all'origine o mentono adesso». A quel punto il «caso Clooney» è diventato materia di analisi per i quotidiani più seri, dal Guardian al Times, all’Indipendent, in un Paese che periodicamente si trova costretto a interrogarsi, traumaticamente, sull'affidabilità dell'informazione. Nel luglio del 2011 James e Rupert Murdoch chiusero il rotocalco News of the World in seguito allo scandalo forse più clamoroso: il giornale fu accusato di aver corrotto agenti di polizia per ottenere intercettazioni e informazioni riservate sui personaggi politici, dello spettacolo e perfino sulle vittime degli attentati del 2005 a Londra. La direttrice dell'epoca, Rebekah Brooks è stata di recente assolta nel processo. Ma in edicola e sulla Rete la linea di confine tra gossip divertente e pericolosa fesseria diventa sempre più labile. Giuseppe Sarcina gsarcina@corriere.it

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13 juillet 2014 7 13 /07 /juillet /2014 05:40
 Laura Boldrini contro la lingua dei giornali troppo maschilista.

Controvento. Laura Boldrini contro la lingua dei giornali troppo maschilista. Però la vedetta lombarda era un maschietto.

di Marco Volpati

La presidente della Camera Laura Boldrini, infaticabile in difesa dei diritti delle donne e nella promozione della parità di genere, ha aperto il nuovo fronte della lingua usata dai media, ancora troppo maschilista. E’ vero, si può fare molto: dire e scrivere ministra, come si fa con maestra. E poi avvocata, architetta. Ovvio che presidente va bene sia al maschile che al femminile, perché alla radice è un participio presente: la o il presidente, proprio come diciamo la insegnante, la preside. Si può andare anche più in là, con la giudice e la magistrata.E’ ora di rimuovere vecchie pigrizie che risalgono a quando certi ruoli e mestieri erano riservati ai maschi. “Nessuno – argomenta Boldrini – chiamerebbe maestra un uomo solo perché tra gli insegnanti elementari le donne sono la quasi totalità". Però qualcosa non funziona: la Piccola vedetta lombarda, racconto patriottico di Edmondo De Amicis, narra di un bambino di 12 anni, morto durante una battaglia tra i Piemontesi e gli Austriaci nella Seconda guerra d’indipendenza. E proprio i militari abbondano di termini al femminile applicati soprattutto agli uomini: recluta, sentinella, guardia (per es. di finanza). Altrettanto vale per le guide alpine. Se un uomo pretendesse la maschilizzazione della sua qualifica (come il guardio giurato), lo prenderebbero per pazzo. Poi ci sono i casi particolari: cantanti donne come soprano e contralto sono declinate al maschile. Conclusione? Aggiorniamo gli usi e il linguaggio giornalistico, ma – per favore – senza editti che ricordano il voi di Mussolini, evitando eccessi di zelo e appelli per crociate ridicole. (TESTO IN http://www.affaritaliani.it/Rubriche/Controvento/boldrini-120714.html).

Ricevuto da Franco Abruzzo

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11 juillet 2014 5 11 /07 /juillet /2014 06:50

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9 juillet 2014 3 09 /07 /juillet /2014 07:14

Evasione. Sono 620 i miliardi che il Fisco non riscuote (Sergio Rizzo, Corriere della Sera, 23 giugno 2014, pagine 1). Franco Abruzzo (presidente Unpit): “Eppure i Governi Monti e Letta e settori del Parlamento hanno dato la caccia ai PENSIONATI, lasciando sostanzialmente in pace evasori, mafiosi e big del sommerso (un mondo che vale 700/900 miliardi all’anno). Vergogna! IL GOVERNO RENZI dia i mezzi adeguati all’Agenzia delle Entrate per recuperare almeno questi 620 miliardi!”.

ROMA – “I miliardi scomparsi che il fisco non incassa” è il titolo dell’articolo a firma di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 23 giugno:

Domandona: che cosa si potrebbe fare con 620 miliardi di euro? Per esempio dare una botta pazzesca al debito pubblico: dal 137,5 al 97,8 per cento del Prodotto interno lordo. Oppure non far pagare l’Irpef agli italiani per quattro anni. O ancora, avviare un gigantesco piano di opere pubbliche del valore di 110 Mose. Siamo ai confini della realtà, penserete. Invece no. Perché 620 sono esattamente i miliardi di crediti da riscuotere che Equitalia aveva in carico alla fine del 2013.

Dentro quella incredibile montagna c’è di tutto, compresi gli 80 miliardi dovuti all’Inps e una quindicina di miliardi di multe e tasse comunali non pagate. Soprattutto, ci sono 500 miliardi di crediti dell’Agenzia delle Entrate: dei quali almeno 350 rappresenterebbero l’evasione fiscale vera e propria accertata.

Una cifra mostruosa, che va considerata ovviamente al lordo degli errori, accumulatasi a partire dal 2000 a un ritmo di una cinquantina di miliardi l’anno, salita a 75 nella media degli ultimi tre, perché la società creata nove anni fa non riesce a incassarne che una frazione. Il dieci per cento, sì e no. Al punto che questo è diventato il problema più grosso del Fisco italiano. Continuando a questo ritmo, nel 2018 i crediti fiscali potrebbero raggiungere la somma astronomica di 950 miliardi.

Stop alle banche, nasce Equitalia - Ma facciamo un passo indietro. Un tempo il recupero delle imposte non pagate era affidato ai concessionari privati, quasi sempre di emanazione bancaria. Come la cronaca si è incaricata di dimostrare, era un autentico disastro. Riscuotevano soprattutto il loro aggio, e qualcuno faceva sparire anche i soldi destinati al Fisco. Così nel 2005 si decise di fare una società pubblica, Riscossione spa (che sarebbe poi stata ribattezzata Equitalia). Azionisti, l’Agenzia delle Entrate e l’Inps. Sembrava l’uovo di Colombo. Ma pieno di zavorra. Intanto i dipendenti: Equitalia dovette assorbire quelli delle ex concessionarie, dove le banche proprietarie non avevano di sicuro collocato il personale migliore. Ritrovandosi sul groppone 8.240 buste paga. Poi le regole: privatistiche per il conto economico della società, pubbliche per la riscossione. Non solo. La legge gli aveva consegnato poteri enormi nei confronti dei piccoli debitori, come le ganasce alle auto e l’ipoteca immobiliare, ma assolutamente inadeguati a incassare dai grandi evasori, anche se scoperti con le mani nel sacco. Se sia stata una scelta deliberata o soltanto una serie di tragici errori lo dirà la storia. Sappiamo però che in tutti questi anni nessun governo ha mosso un dito per cambiare l’andazzo.

I numeri sono sotto gli occhi di tutti. Mentre a partire dal 2007 gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate decollavano, e il ricavo della lotta all’evasione con i pagamenti «spontanei» direttamente alla medesima Agenzia salivano da 1,9 ai 5,6 miliardi del 2013, gli incassi di Equitalia crescevano a un ritmo medio decisamente inferiore: 2 miliardi e mezzo l’anno. Grazie solo agli introiti delle partite di importo più modesto. La dimostrazione sta nei numeri. La riscossione per conto dei Comuni ha sfiorato il 40%, quella delle cartelle Inps il 20% e quella dei crediti fiscali appena il 6%. E di questo 6%, la quasi totalità riguarda il recupero di tasse già dichiarate dai contribuenti. Restano l’evasione fiscale vera e propria accertata a partire dal 2000, dove non si arriva neppure al 3%. Dieci miliardi su 350, che hanno riguardato anche in questo caso prevalentemente le partite minori.

Risultato: piccoli debitori imbufaliti, l’immagine di Equitalia ammaccata, grandi evasori al sicuro. Di più. La cattiva fama che circonda la società ha indotto i politici a ridurne sempre più i poteri. Dunque il tetto minimo di 20 mila euro alle ipoteche, i limiti alla pignorabilità dei beni e dei salari nonché alle ganasce, il divieto all’esecuzione forzata sulla prima casa, la moltiplicazione delle notifiche, le facilitazioni concesse al debitore nella sospensione della riscossione. Con la conseguenza di ridurre i già magri incassi di Equitalia di un miliardo l’anno.

Come si è arrivati a questo è stato in parte già spiegato. Pressata dall’esigenza di far tornare i conti aziendali, Equitalia riscuoteva dov’era più facile incassare facendo la voce grossa con le ganasce e le ipoteche. Anche perché l’obbligatorietà della riscossione coattiva per tutte le pratiche, indipendentemente dall’ammontare, faceva sì che la burocrazia divorasse tutte le energie relegando le posizioni più difficili da aggredire sempre in fondo al mucchio. Tanto più che gran parte del personale non ha neppure le competenze necessarie per scovare il malloppo sottratto all’Erario.

Più poteri all’Agenzia? È stato calcolato che l’80% dell’evasione accertata dall’Agenzia e affidata per il recupero a Equitalia fa capo a soggetti falliti o presunti nullatenenti. Innumerevoli sono i casi in cui i beni finiti nel mirino del Fisco magicamente passano di mano. Inutile scovare gli evasori se poi non si intascano i soldi. Ragion per cui servirebbero un know how investigativo e poteri coercitivi assai diversi. Così c’è chi ha ipotizzato di affidare i dossier più scottanti all’Agenzia delle Entrate che può mettere in moto la Guardia di Finanza per inseguire le tracce del denaro. Intervenendo magari anche su certe regole della riscossione coattiva, finora fallimentari (…)

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3 juillet 2014 4 03 /07 /juillet /2014 06:41
Finale Super Mamie 2014, dimanche 29 juin, à l’Opéra de Nice

Finale Super Mamie 2014, dimanche 29 juin, à l’Opéra de Nice

Dans l'image : Eric Ciotti, Denise Fabre, Christian Estrosi, Bernadette Cremades élue Super Mamie 2014, la chanteuse Julie Pietri, la chanteuse et Présidente du Jury Michèle Torr et enfin la chanteuse Douchka. Les fillettes devant, sont les petites filles de la Super Mamie.

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La ville de Nice est désormais la capitale de ces seniors qui portent fièrement les valeurs de la famille. Douze grands-mères et arrière-grands-mères de 53 à 87 ans, représentant autant de régions françaises mais aussi la Wallonie (Belgique) engagée pour la première fois, étaient en lice pour le titre.

En rouge, dans les bras de sa mamie, c'est la petite fille de la gagnante "Bernadette Cremades". Cette petite fille, autiste, a récité un texte très émouvant pour sa Mamie. Comme la plupart des "super mamies" Bernadette Cremades est engagée dans la vie associative, et en l'occurrence elle s'occupe d'enfants ayant un handicap. A droite  la chanteuse française ALICE DONA, qui elle, a été élue SUPER MAMIE à VIEEn rouge, dans les bras de sa mamie, c'est la petite fille de la gagnante "Bernadette Cremades". Cette petite fille, autiste, a récité un texte très émouvant pour sa Mamie. Comme la plupart des "super mamies" Bernadette Cremades est engagée dans la vie associative, et en l'occurrence elle s'occupe d'enfants ayant un handicap. A droite  la chanteuse française ALICE DONA, qui elle, a été élue SUPER MAMIE à VIE

En rouge, dans les bras de sa mamie, c'est la petite fille de la gagnante "Bernadette Cremades". Cette petite fille, autiste, a récité un texte très émouvant pour sa Mamie. Comme la plupart des "super mamies" Bernadette Cremades est engagée dans la vie associative, et en l'occurrence elle s'occupe d'enfants ayant un handicap. A droite la chanteuse française ALICE DONA, qui elle, a été élue SUPER MAMIE à VIE

Finale Super Mamie 2014, dimanche 29 juin, à l’Opéra de Nice

Cette élection, organisée depuis 1996, met à l’honneur des parcours de vie de femmes engagées dans le monde associatif et humanitaire, autour des qualités de générosité, transmission, mérite, engagement et solidarité.

Sur scène, les douze finalistes, encouragées par les maîtresses de cérémonie Fabienne Ollier, la créatrice du concours, et Sophie Darel, ont livré un show d’un dynamisme époustouflant. L’émotion était présente aussi avec des déclarations d’amour qui ont fait verser des larmes et chavirer le public.

Présidée par la chanteuse Michèle Torr, le jury 2014, qui réunissait notamment Alice Dona, Angela Amico, Douchka, Mathieu Sempéré, Magali Vaé, Christian Delagrange, Henry-Jean Servat, Julie Pietri et Pascal Brunner, a rendu son verdict après trois heures de spectacle en élisant la bourguignonne Bernadette Cremades, Super Mamie de cette 18 édition.

Finale Super Mamie 2014, dimanche 29 juin, à l’Opéra de Nice

Bernadette Cremades a profité de l’événement pour évoquer deux sujets qui lui tiennent à cœur. Elle a d’abord parlé de ces mamies qui, comme elle, s’occupent d’enfants ayant un handicap. « Maëlys, ma petite-fille de 6 ans, est autiste. Faire grandir un enfant ayant un handicap, c’est quelque chose de très riche, mais cela n’est pas simple : c’est beaucoup de travail », indique-t-elle, en soulignant « ce rôle de soutien et d’accompagnement qu’ont les mamies auprès de ces enfants et de leurs parents ».

Par ailleurs, passionnée de théâtre, elle fait partie de trois troupes et milite pour amener le théâtre dans les petites communes. C’est le second thème qui lui importe.

Comme l’écrit Christian Estrosi, maire de Nice, la finale nationale de Super Mamie, est « une véritable fête du dynamisme et de la solidarité … ainsi qu’un beau témoignage d’une action qui rassemble trois générations, présentes sur la scène pour défendre des valeurs fondamentales … »

Pascale Digeau

Finale Super Mamie 2014, dimanche 29 juin, à l’Opéra de Nice

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28 juin 2014 6 28 /06 /juin /2014 10:04
IL PREMIO ISCHIA INTERNAZIONALE DI GIORNALISMO ALLA BLOGGER TUNISINA LINA BEN MEHNNI

Courriel envoyé à Royal Monaco:"Je partage avec vous ce que j 'ai écrit sur mon Facebook concernant le prix et viens de rentrer de la cérémonie de la remise du Prix International du Journalisme de Ischia. Je suis très honorée d'avoir reçu ce prix qui représente un nouveau pas très important dans ma lutte pour mon pays et pour l'humanité. J'en suis fière car de grands noms du monde du journalisme international ont déjà reçu ce prix .Je le dédie à ma patrie, ma belle Tunisie, aux Tunisiens mais particulièrement aux Tunisiennes qui représentent le rempart contre l'obscurantisme; l'ignorance et toutes les formes de l'extrémisme. Je le dédie aux martyrs, à leurs familles qui continuent le combat contre l'impunité et aux blessés qui se battent malgré leurs douleurs, mais aussi aux jeunes qui se font juger pour avoir participé à la révolution. Je le dédie aussi à ceux, croyant échapper à la misère du sud, et tentés par l'aisance du nord, se sont embarqués sur des rafiots si dérisoires et qui ont péri en mer ou croupissent dans des campas de la honte ou sont, tout simplement, portés disparus! Lina Ben Mehnni"

L'avvenente presentatrice della RAI, Paola Saluzzi si è intrattenuta in due giornate di diretta TV in un dibattito con i protagonisti del mondo dell'informazione sui più peculiari temi dei nostri tempi: corruzione, minacce ai giornalisti, tangenti e segreti di stato.

Più lieta e conviviale, con il gruppo degli STADIO e Sal DA VINCI, la presentazione della Saluzzi nella serata di presentazione dei premi dinanzi ad una platea di invitati in piena piazzetta Santa Restituta di Lacco Ameno, antistante il complesso alberghiero Regina Isabella fatto edificare da Angelo Rizzoli negli anni cinquanta.

Al 35° Premio Ischia Internazionale di Giornalismo si è parlato del Mediterraneo e degli impegni dell'Europa in quest'area con la vincitrice del Premio Internazionale, la giovane tunisina Lina Ben Mehnni, blogger non giornalista, come lei stessa ha tenuto a far rimarcare, che ha avuto un ruolo di estrema importanza nella trasmissione di informazioni durante la Primavera araba ancorché il costante impegno contro gli integralisti che, dopo la cacciata del precedente presidente, impongono una politica antifemminista. La Mehnni ha partecipato per mail al ROYAL MONACO il commento in francese ad inizio articolo.

Sempre nell'ambito, il Premio Mediterraneo è stato assegnato, per l'inserto mensile "DONNE CHIESA MONDO" sull'Osservatore Romano, a Lucietta Scaraffia

IL PREMIO ISCHIA INTERNAZIONALE DI GIORNALISMO ALLA BLOGGER TUNISINA LINA BEN MEHNNI IL PREMIO ISCHIA INTERNAZIONALE DI GIORNALISMO ALLA BLOGGER TUNISINA LINA BEN MEHNNI
IL PREMIO ISCHIA INTERNAZIONALE DI GIORNALISMO ALLA BLOGGER TUNISINA LINA BEN MEHNNI IL PREMIO ISCHIA INTERNAZIONALE DI GIORNALISMO ALLA BLOGGER TUNISINA LINA BEN MEHNNI

L'altro premio per la sezione "online" é andato a Massimo Sebastiani, responsabile del rinnovato sito ANSA.IT. Ricorderemo la nomination da parte del Presidente Bernardo Valentino proposta per il Royal Monaco, edito da Luigi Mattera, primo sito web online del Principato di Monaco. L'importante premio "Penna d'oro", instaurato per la prima volta in questa edizione quale riconoscimento alla cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri è andato a Paolo Mieli, presidente di RCS libri.

Mario Orfeo, direttore del TG1 e Fiorenza Sarzanini, articolista della cronaca giudiziaria del Corriere della Sera, ricevono il Premio giornalisti TV e carta stampata.

Vince il premio "Giornalista sportivo" l'opinionista Marino Bartoletti mentre quello di "Comunicatore dell'anno" va a Simonetta Gola, direttrice dell'ufficio Stampa e Comunicazione di Emergency.

La “Fondazione Valentino”, come da statuto, assegna ogni anno inoltre alcuni

riconoscimenti speciali che quest'anno sono andati ad Antonio Manzo per le

interviste pubblicate sul quotidiano Il Mattino (con una contestazione vibrante da

parte del giudice Antonio Esposito, Pres. della Corte Suprema, che confermo' la

condanna a Silvio Berlusconi, chiedendo che il premio a Manzo sia subito bloccato),

a Luciano Regolo per aver condotto una lunga battaglia a difesa dell' informazione

dalle colonne del quotidiano "L'Ora  della Calabria", a Marco Salvatore, coordinatore

del canale satellitare “Doctor's Life” dell' Adnkronos. Infine, il "Premio Leonardo

Carriero amici dell'isola" è stato  assegnato a Sergio Lepri che nel 1980 partecipò come giurato alla prima edizione del Premio Ischia.

 
Presenti tra tanti ospiti i giornalisti:

Luciano Regolo, direttore dell'Ora - Antonio Polito, direttore de "Il Mattino" - Andrea Vianello, direttore di Rai 3 - Sarah Varetto, Direttore Sky TG24 - Luigi Contu, direttore ANSA - Ernesto Galli della Loggia, editorialista Corriere della Sera - Giovanni Legnini, Sottosegretario all'economia - Luigi Di Maio, Vice Pres. della Camera dei Deputati - Lara Comi, Europarlamentare Fi - Riccardo Monti, Presidente ICE (Istituto Commercio con l’estero) -Tobias Piller, corrispondente di Frankfurter Allgemeine Zeitunh.

(c) L.Mattera

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ULTIMA ORA

"Mercoledi prossimo mi dimettero' dal Cda della Fondazione Premio Ischia in polemica con la gestione ed il comportamento dell'assessore alla cultura della Regione Campania, Caterina MIRAGLIA - Ne spiegheremo le ragioni in un dettagliato comunicato stampa".

Questa è la durissima dichiarazione rilasciata al termine della manifestazione dal patron Benedetto VALENTINO

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