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20 mai 2013 1 20 /05 /mai /2013 14:21

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PRIMO WEB MAGAZINE AL MONDO DI MONACO DIVENUTO CARTACEO.      

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L'Istituto Padre Giovanni Semeria di Coldirodi e l'Associazione Amici di Padre Semeria, organizzano per il giorno 8 giugno PV dalle ore 10 alle ore 16 presso la sede in Via Madonna Pellegrina 127/A di Sanremo, il convegno “lo Sport Cristiano dagli scritti di Padre Semeria ad oggi.

 

Sarà presente una delegazione dell'Opera Nazionale
per il Mezzogiorno d'Italia, fondata da padre Minozzi e Padre Semeria.
Tra i relatori ci sarà il Prof. Stefano Pivato, Rettore dell'Università di Urbino ed
autore del Libro "Giovanni Semeria, lo sport cristiano "
I lavori del convegno si apriranno con un video messaggio inviato per l’occasione da
Cesare Prandelli, C.T. della Nazionale Italiana di Calcio.
L'espressione "sport cristiano" definisce solitamente quell'insieme di attività che
connotano l'associazionismo ricreativo del mondo cattolico a partire dall'inizio del
Novecento. Tuttavia una descrizione più approfondita di tale argomento viene
elaborata da Giovanni Semeria, sacerdote barnabita vissuto tra la seconda metà
dell'Ottocento e la prima del Novecento, le cui considerazioni hanno condizionato
tutta la filosofia dello sport cristiano del Ventesimo secolo. Questo volume, curato da
Stefano Pivato (docente di storia contemporanea all'Università di Urbino "Carlo Bo")
prende in esame proprio le teorie elaborate dal Semeria, secondo il quale lo sport
avrebbe dovuto creare una nuova tipologia di cattolici in grado di competere con gli
avversari senza timori e timidezze, e la sfida sportiva avrebbe creato una perfetta
fusione tra spirito e corpo. A distanza di circa un secolo dall'elaborazione di queste
teorie, il volume ripropone, dunque, gli scritti del sacerdote barnabita (anche inediti),
offrendo a tutti i cattolici uno spunto di riflessione per constatare quanto l'attività
sportiva di oggi si sia allontanata dal terreno dell'etica e dell'educazione formativa.
Biografia Prof Stefano Pivato:
È rettore dell’Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo" dal 2009. Presso la stessa
Università è ordinario di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere. Ha ricoperto la carica di Preside della Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere, dal 2000 al 2008, e quella di coordinatore del Dottorato di
ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici. Dal 1989 al 1992 ha insegnato, in
qualità di professore associato, all’Università di Trieste e, durante l’anno accademico
1992-93, è stato visiting professor presso l’Università della Sorbona (Paris V). Ha
fatto parte dei comitati scientifici delle seguenti riviste: Italia contemporanea, Storia e
problemi contemporanei, Memoria e ricerca. I suoi interessi di studioso si sono
concentrati, negli anni, sul rapporto fra società politica e società civile nell’Italia
dell’ Ottocent o e del Novecento.
Biografia P. Giovanni Semeria
Giovanni Semeria nasce ufficialmente nel comune di Colla, che diverrà in seguito
frazione collinare di Sanremo con il nome di Coldirodi. Il suo cognome era molto
diffuso alla Colla, e quindi anche la sua famiglia, seguendo una tradizione locale, era
distinta dalle altre del paese con un soprannome specifico: veniva infatti chiamata
"Semeria buon Gesù".
Il padre di Giovanni, anche lui Giovanni, soldato dell'esercito italiano, morì qualche
mese prima della nascita del figlio a Brescia. Impegnato nella campagna del 1866,
contrasse il colera al soccorrere il fratello che se n'era ammalato durante l'epidemia
che colpì la bassa bresciana. Prima di morire fece promettere alla moglie, Carolina, di
far nascere il figlio al paese natale. Cosa che la donna puntualmente fece.
Il suo status di orfano lo condizionerà per tutta la vita, che dedicherà proprio
all'assistenza di questa categoria, all'epoca spesso dimenticata.
Entra, a 15 anni, nel noviziato dei barnabiti del Carrobiolo a Monza; riceve l'abito
religioso l'8 ottobre 1882 ed emette i primi voti il 22 ottobre 1883. Viene poi ordinato
sacerdote il 5 aprile 1890, a meno di ventitré anni. Da allora assume, tra i suoi
impegni prioritari, la questione dei rapporti tra Stato e Chiesa, il dissidio tra Scienza e
Fede, il rinnovamento del Pensiero Cristiano e la causa dei poveri nelle aree depresse
del meridione devastate a seguito della Prima guerra mondiale.
Esponente del giovane pensiero cristiano, trionfa dai pulpiti delle basiliche romane -
non ultima quella di San Lorenzo in Damaso alla Cancelleria (1897) - e la folla si
accalca, invade l'abside e i gradini dell'altare maggiore nella speranza di ascoltare
colui che sta divenendo uno dei più richiesti e popolari oratori sacri della capitale.
Sua usanza è quella di aprire, nei suoi discorsi, alla speranza, e ad un rinnovamento
che trova non pochi ostacoli nella Chiesa del tempo, ma che farà poi da riferimento
per molti giovani ed intellettuali di fine Ottocento.
Programma del convegno
10.00 Apertura convegno Messaggio del C.T. della Nazionale Italiana di Calcio Cesare
Prandelli
10.05- 10.15 P. Antonio Giura e Dott. Elio Spitali Accoglienza e saluti
10.15-10.30 Prof Stefano Pivato presenta il suo libro “Giovanni Semeria Lo Sport
Cristiano”
10.30-10.45 Prof Trucchi. “Inclusione sociale della persona disabile: scuola, lavoro, sport”
10.45-11.00 Federico Marchi
“L’arbitro di calcio: Una persona speciale”
11.00-11.15 Pausa caffè
11.15-11.30 Prof Lorena Sopetto
“Relazione di un progetto di difesa personale per adolescenti”
11.30-11.45 Franco Brioglio Pres. Coni “La realtà locale”
111.45-12.00 Mamino Alessandra Pres. Polisportiva Integrabili “Sport, disabilità e
integrazione”
12.00-14.00 Pranzo offerto a tutti i partecipanti.
Si chiede cortesemente di dare conferma
(Tel 0184670537 mail:istitutopadresemeria@gmail.com)
14.00-14.15 Dott. Erica Biondi Zoccai
“La Polizia Municipale, come investe nello sport”
14.15-14.30 Don Antonello Dani
"il Manifesto dello Sport educativo"
14.30-14.45 Giovanni Battistino
"l'impegno sul campo del CSI per lo sport cristiano".
14.45.15.00 Dott. A. Riccio Conclusioni
Moderatore: Etta Barbarotto
Alcuni interventi saranno arricchiti da proiezioni di video filmati
I RELATORI
Padre A. Giura Superiore generale ONPMI
Dott. E. Spitali Rappresentante Associazione Amici di Padre Semeria.
Prof. Stefano Pivato Rettore Università degli studi di Urbino e autore del libro “Giovanni
Semeria, lo sport Cristiano”
Prof. G. Trucchi Responsabile neuropsichiatria infantile ASL1 Imperiese
F. Marchi Vice Presidente sezione AIA Imperia
F. Brioglio Presidente Coni
A. Mamino Presidente polisportiva integrabili
Dott. E. Biondi Zoccai Vice C.te Settore Corpo di Polizia Municipale, con incarico di
posizione organizzativa di “ Coordinatore Unità Operative”
Don A. Dani referente CEI Liguria consulente ecclesiastico regionale del CSI
Prof. L. Sopetto Vice presidente nazionale dell'A.I.P.S. (Associazione Italiana di Psicologia
dello Sport, psicologo-direttore dell'Istituto di Psicologia dello Sport "Azzurri d'Italia”
G Battistino Presidente CSI Imperia- Sanremo
Dott. A. Riccio
“[Secondo il pensiero di P. Giovanni Semeria Oggi] Bisogna soprattutto constatare
quanto l’attività sportiva si sia allontanata dal terreno dell’etica e della educazione
formativa” (Dal libro del Prof. S. Pivato) 

 

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15 mai 2013 3 15 /05 /mai /2013 06:36

 

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Thomas Vinterberg remporte le prix MEDIA de l’Union Européenne  au 66e Festival de Cannes  

 

http://thefilmstage.com/wp-content/uploads/2011/10/Thomas_Vinterberg_465641a.jpg

Le lauréat du prix MEDIA de l'Union européenne est le célèbre réalisateur danois Thomas Vinterberg. Ce prix récompense le meilleur nouveau projet cinématographique avec un fort potentiel de succès, susceptible de bénéficier d'un soutien au titre du programme européen MEDIA pour le cinéma. Il sera remis à Thomas Vinterberg par Androulla Vassiliou, membre de la Commission chargé de l’éducation, de la culture, du multilinguisme et de la jeunesse, lors du Festival de Cannes, le dimanche 19 mai, jour du 44e anniversaire du réalisateur.

 

Thomas Vinterberg partage ce prix avec le co-auteur Tobias Lindholm et la productrice Sisse Graum (Zentropa) pour leur nouveau projet Kollektivet (The Commune), qui raconte la vie dans une commune danoise dans les années 70 et qui devrait être mis en production l'année prochaine. La cérémonie de remise du prix, ouverte aux médias, aura lieu à 11h30 dans le Palais des Festivals (Café des Palmes).

«Le développement est une étape tellement essentielle et une partie éminemment créative du processus de création cinématographique. Quelle chance de pouvoir compter sur une institution telle que le programme MEDIA de l'Union européenne, qui reconnaît et soutient la création cinématographique à son stade le plus délicat!», a déclaré Thomas Vinterberg.

«Ce prix amplement mérité récompense l'un des réalisateurs les plus fantastiques d'Europe. Les films de Thomas ne sont jamais banals: ils stimulent toujours la réflexion et sont toujours magnifiquement écrits et interprétés. Il n'a pas peur de prendre des risques et, après le succès mondial de son chef-d’œuvre “La Chasse”, nous sommes impatients de découvrir son prochain film. Je suis aussi très heureuse de voir que le projet de film qui a remporté le prix MEDIA inaugural en 2012, “Le Passé”, d'Asghar Farhadi, a été sélectionné pour la compétition officielle de cette année à Cannes», a déclaré Mme Vassiliou.

 

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-419_en.htm 

Thomas Vinterberg wins the European Union's Prix MEDIA at 66th Cannes Film Festival

 

Acclaimed Danish film director Thomas Vinterberg is the winner of the 2013 European Union Prix MEDIA. The prize is awarded to the best new film project with box-office potential eligible for support from the EU MEDIA programme for cinema. The award will be presented to Vinterberg by Androulla Vassiliou, European Commissioner for Education, Culture, Multilingualism and Youth, at the Cannes Film Festival on Sunday, 19 May - the director's 44th birthday.

 

Vinterberg shares the award with co-writer Tobias Lindholm and producer Sisse Graum (Zentropa) for their new project Kollektivet (The Commune), which tells the story of life in a Danish commune in the 1970s and which is due to go into production next year. The award ceremony, which is open to media, takes place in the Palais des festivals (Café des Palmes) at 11:30.

"Development is such a vital and hugely creative part of the film process. It is great to have an institution like the MEDIA programme of the European Union that acknowledges and supports film-making at its most delicate stage," said Vinterberg.

"This is a thoroughly deserved award for one of Europe's most exciting directorial talents. Thomas's films are never ordinary: always thought-provoking, beautifully told and beautifully acted. He's not afraid to take risks and, after the worldwide success of his 2012 masterpiece Jagten, we all eagerly look forward to his next release. I am also thrilled to see that the film project which won the inaugural EU Prix MEDIA in 2012, Le Passé by Asghar Farhadi, was selected for this year's official competition at Cannes," said Commissioner Vassiliou.

 

Contacts:

EUROPEAN COMMISSION :

Dennis Abbott  (+32 2 295 92 58); Twitter: @DennisAbbott

Dina Avraam  (+32 2 295 96 67)

 

EUROPEAN RENDEZ-VOUS AT FESTIVAL DE CANNES :

Pierre Laporte / Laurent Jourdren

+33 145 23 14 14 / +336 42 82 15 33 / +336 21 04 45 79

pierre@pierre-laporte.com; laurent@pierre-laporte.com

 


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10 mai 2013 5 10 /05 /mai /2013 05:17

 

 

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GIORNALISTI: CONSEGNATO ‘IL PREMIOLINO’ A GIOVANNA CHIRRI, LUCREZIA RIECHLIN, SARAH VARETTO, PAOLO MONDANI, GIUSEPPE CRUCIANI E DAVID PARENZO, DIDI GNOCCHI. A CARLO PETRINI, FIRMA DE LA REPUBBLICA E FONDATORE DI SLOW FOOD, IL PREMIO BIRRA MORETTI PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA ALIMENTARE.

Milano, 8 maggio 2013.  Anche a Giovanna Chirri, la vaticanista dell’Ansa che l’11 febbraio scorso ha annunciato al mondo intero le dimissioni del papa, è stato assegnato stasera a Milano Il Premiolino durante una cerimonia che si è svolta a Palazzo Marino. Nella rosa dei premiati poi Lucrezia Riechlin del Corriere della Sera (per la sezione Quotidiani), Sarah Varetto, direttore di SkyTg24, per i confronti delle primarie del Pd, Paolo Mondani, giornalista di Report, per l’inchiesta su Monte dei Paschi, Giuseppe Cruciani e David Parenzo, voci de La Zanzara, per la sezione radio, Didi Gnocchi, direttore di ultrafragola.tv, per la sezione new media. A Carlo Petrini, firma de La Repubblica e fondatore di Slow Food, il premio Birra Moretti per la diffusione della cultura alimentare. A consegnare il premio a Giovanna Chirri è stato il presidente dell’Ansa e della Fieg, Giulio Anselmi. “E’ un esempio da citare nelle scuole di giornalismo - ha detto Anselmi -. Non tanto perché sa il latino, che per un vaticanista è normale, è come conoscere l’inglese per un giornalista finanziario. Ma per un altro motivo: Giovanna Chirri é rimasta a sentire il papa che parlava della beatificazione dei martiri di Otranto, un tema tanto appassionante che se ne erano andati tutti…”. La cerimonia di premiazione, nella sala Alessi di Palazzo Marino, ha visto il saluto del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: “Milano è felice di ospitare questo premio - ha detto il sindaco - in un momento così difficile per il lavoro”. (ANSA).

 

 

 

PREMIOLINO - I VINCITORI DELL'EDIZIONE 2013

 

La Giuria de Il Premiolino, prendendo in considerazione gli articoli e i servizi firmati nel corso dell’anno solare 2012, ha decretato i vincitori nelle diverse categorie.

 

Premiati per l’edizione 2013:

 

·         GIUSEPPE CRUCIANI / DAVID PARENZO – La Zanzara – Radio 24

 

Motivazione

 

Alla coppia di conduttori de "La Zanzara", la trasmissione corsara di Radio 24. Beffardi, spregiudicati, irriverenti e politicamente scorretti, muovendosi al confine tra informazione, satira e sberleffo hanno creato un nuovo linguaggio radiofonico e una rubrica di successo.

 

Giuseppe Cruciani, 1966, nato a Roma ma milanese d’adozione. Inizia a Radio Radicale, poi lavora a L’Indipendente con Vittorio Feltri. Dal 1995 per tre anni si trasferisce a Lione alla redazione italiana di Euronews. Dopo l’esperienza con Liberal settimanale (agli Esteri), dal gennaio 2000 è a Radio 24 dove conduce programmi d’informazione. Crea La Zanzara, in onda dal 2006, che ha ottenuto una Grolla d’Oro e per due anni consecutivi le Cuffie d’Oro come miglior programma radiofonico. Ha condotto programmi tv (Complotti su La7, Apocalypse, il grande racconto della storia su Rete4 e Il Tritacarne su Current Tv) e ha scritto due libri, uno sul Ponte di Messina e l’altro sul caso di Cesare Battisti (Gli amici del terrorista, Sperling).

 

All’inizio di quest’anno David Parenzo conduce “Tutti a casa – la politica fatta dai giovani”, in onda in tre serate su MTV. Ormai consolidata la co-conduzione della Zanzara con Giuseppe Cruciani è anche inviato di “in Onda”, programma di La7.

 

Inizia la sua carriera nelle tv locali. Per Telelombardia conduce Iceberg. Su 7 Gold, invece, propone, Titanic Italia. Fin da subito alterna il lavoro in video con quello della carta stampata. Dopo aver lavorato con Sandro Curzi a Liberazione diventa una delle firme del Foglio e del Giornale. Nel 2012 collabora con Piero Chiambretti. Insieme al presentatore lavora alle interviste politiche del programma in prima serata che lo showman realizza per Italia1.

 

·         GIOVANNA CHIRRI – Ansa

 

Motivazione

 

Ha mantenuto vivo il suo latino per poter leggere, da diligente cronista qual è, encicliche e testi del Vaticano. Ed è riuscita - anche grazie a quella che viene considerata una lingua morta e al suo fiuto - a realizzare un raro scoop: le dimissioni del Papa. Un esempio da citare nelle scuole di giornalismo.

 

Giovanna Chirri, classe '59, romana con radici sardo-tosco-liguri, è vaticanista per l'Ansa dal '94: ha coperto gli ultimi 12 anni del pontificato di Wojtyla e Ratzinger dall'inizio. È stata la prima a dare la notizia della rinuncia al pontificato ascoltandola dalla voce del Papa che in latino la annunciava ai cardinali. Ha pubblicato 'Karol Wojtyla, il Papa raccontato ai ragazzi'. Prima del Vaticano, ha seguito per l'Ansa lo Scientifico, gli Speciali e il Diplomatico. In gioventù ha collaborato con Libri novità per RadioTreRai, I Quartieri del Messaggero e ha fatto uno stage a Repubblica. Maturità classica, laurea in filosofia teoretica e master in giornalismo, con tesi sperimentale sull’introduzione dell’informatica nei quotidiani, lavorò a 4 mani con Loredana Bartoletti, relatore Sergio Lepri. Artigiana di Twitter, ama i libri, al virtuale preferisce il reale. Sposata con Mimmo da 30 anni, è mamma di Luca, Flavia e Marco.

 

·         DIDI GNOCCHI – Ultrafragola.tv

 

Motivazione

 

Per aver creato la prima Web Tv italiana dedicata all’arte, alla cultura e al design, adottando con coraggioso spirito pioneristico gli strumenti e i linguaggi più innovativi pur restando fedele ai valori del miglior giornalismo tradizionale.

 

Didi Gnocchi, classe ’61, per vent’anni è stata inviata prima nella carta stampata (La Provincia Pavese) e poi per i telegiornali delle reti Mediaset. Da metà del 1990 è stabilmente inviata nell’ex Unione Sovietica a cavallo della transizione. Racconta per i tg Mediaset la fine del comunismo, il declino di Gorbaciov e il periodo di Eltsin, il dopo Chernobyl, la pena di morte in Russia, la crisi dell’Armata Rossa.

 

Nel 2000 fonda la società 3D Produzioni. L’esperienza russa la porta ad approfondire per qualche anno i temi legati al periodo staliniano con una serie di documentari in onda su Rai e Mediaset.

 

A partire dal 2003 l’incontro con l’architetto Vico Magistretti e con Maddalena De Padova, la avvicina al design e all’architettura e nello stesso anno produce la prima serie televisiva sul design, Ultrafragola, realizzata per il canale di Sky, CULT. La serie sarà prodotta anche nel 2004.

 

Nell’aprile 2007 crea Ultrafragola.tv, la prima web tv dedicata ai temi di design architettura e arte, che tuttora dirige.

 

·         PAOLO MONDANI – Report – Rai Tre

 

Motivazione

 

Per aver svelato, con l'inchiesta su Monte dei Paschi di Siena nel maggio 2012, i meccanismi complessi della deriva economica, delle ragnatele societarie, del furto legalizzato. Ottima dimostrazione di un attento lavoro d'inchiesta e di coraggiosa indipendenza dal potere economico e politico.

 

Giornalista professionista. Ha lavorato per quotidiani italiani e network italiani ed esteri. Per la Rai, nel 1997, ha collaborato agli Speciali di Rai Due. Inoltre, tra il 1999 e il 2002, ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, Emergenza Guerra e Sciuscià edizione straordinaria. Nel 2003 è inviato e coautore di Report, su Rai Tre. Nel 2006 collabora, come inviato, ad AnnoZero su Rai Due. Dal 2007 è di nuovo nel team di Report.

 

·         CARLO PETRINI – La Repubblica e fondatore di Slow Food

 

Premio Birra Moretti per la Diffusione della Cultura Alimentare

 

Motivazione

 

Promuove in tutto il mondo uno stile di vita rispettoso dei territori e delle tradizioni locali. Oggi si premia il giornalista: i suoi articoli affrontano la complessità dei temi connessi alla cultura alimentare rendendo semplice ciò che appare complesso e contribuendo a diffondere una cultura alimentare basata sulle diversità delle materie prime e sulla qualità degli ingredienti.

 

Nato a Bra (Cuneo) nel 1949, con studi di sociologia e un background di impegno in politica e nell’associazionismo. Negli anni Ottanta fonda Arcigola, divenuta nel 1989 l’associazione internazionale Slow Food. Dalle sue idee nascono la prima Università di Scienze Gastronomiche e Terra Madre.

 

Nella veste di giornalista ha collezionato importanti collaborazioni con quotidiani nazionali come Il Manifesto e successivamente, per diversi anni, con La Stampa. Oggi è una firma importante dei giornali del gruppo L’Espresso e in particolare de La Repubblica.

 

Nel 2004 la rivista Time Magazine gli attribuisce il titolo di Eroe Europeo, mentre nel gennaio 2008 compare, unico italiano, tra le «Cinquanta persone che potrebbero salvare il mondo», elenco redatto dal quotidiano The Guardian.

 

L’ultimo suo lavoro è Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo, pubblicato nel 2009 da Giunti – Slow Food Editore, ideale seguito di Buono, pulito e giusto (Einaudi, 2005), in cui Petrini aggiorna le sue teorie partendo dalla crisi mondiale e dal modello di pensiero e sviluppo che ne è la causa prima.

 

·         LUCREZIA REICHLIN – Corriere della Sera

 

Motivazione

 

Per aver saputo utilizzare e trasformare la sua esperienza internazionale di docente e di protagonista del mondo economico in preziosi strumenti per raccontare e spiegare da editorialista del Corriere della Sera la complessità dei problemi che stiamo vivendo.

 

Lucrezia Reichlin è Professore ordinario di economia alla London Business School e co-fondatrice della società di previsioni Now-Casting Economics Ltd. Tra le sue altre attività Reichlin è consigliere di Unicredit, direttore della ricerca per il Center for European Policy Research (CEPR) e presidente del consiglio di ricerca della think-thank europea, Bruegel. Dal marzo 2005 al settembre 2008 è stata Direttore Generale alla Ricerca alla Banca Centrale Europea. Collabora regolarmente al Corriere della Sera.

 

·         SARAH VARETTO – Sky Tg24 – Sky

 

Motivazione

 

Per essere riuscita con la sua équipe redazionale di Sky Tg24 a organizzare gli unici faccia a faccia televisivi tra i candidati alle Primarie del Partito Democratico, offrendo così un contributo prezioso per chiarezza e ritmo in uno scenario politico assai incerto e allarmante.

 

Giornalista professionista. Dal 1992 al 1998 è redattrice e conduttrice per l’emittente regionale GRP (Giornale Radiotelevisivo Piemonte) in vari programmi di informazione. Dal 1998 lavora per il programma Italia Maastricht su Rai Tre. Nel 2000 è redattrice per il programma Pianeta economia (una co-produzione di RaiNews24 e International Herald Tribune TV). Da marzo dello stesso anno è direttrice editoriale del sito di informazione economica e personal finance www.miaeconomia.it, che comprende oltre al sito Internet, il programma televisivo e progetti di comunicazione per aziende e istituzioni. Da luglio 2002 ne diviene direttore responsabile. Nel biennio 2002-2003 è autrice e conduttrice del magazine di informazione economica Miaeconomia in onda tutti i sabati e le domeniche su La7.

 

Parallelamente da dicembre 2002 a maggio 2003 è autrice e co-conduttrice con Alan Friedman del programma di economia I nostri soldi, in onda tutti i venerdì su Rai Due. Approda a SKY nel 2003 dove è autrice e conduttrice di Sky Tg24 Economia e caporedattore della redazione economica. Dal 4 luglio 2011 assume l'incarico di direttore del canale.

 

 

 

IL PREMIO BIRRA MORETTI PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA ALIMENTARE

 

Il gusto della sincerità: così recita il sottotitolo de Il Premiolino. È proprio la sincerità, il denominatore comune che da 8 anni lega a doppio nodo, in qualità di mecenate, Birra Moretti a questo storico premio giornalistico.

 

Sincerità è sinonimo di genuinità, qualità e rispetto della tradizione. È un valore cui Birra Moretti tiene fede da sempre, da oltre 150 anni, tanto è lunga la sua storia. Birra Moretti è realmente una birra genuina, fatta ancora seguendo le regole tradizionali, utilizzando materie prime garantite e una particolare miscela di luppoli e malti pregiati che le donano un aroma unico.

 

A partire dal 2009, fra i riconoscimenti decretati dalla Giuria de Il Premiolino, è stato inserito anche il Premio Birra Moretti per la Diffusione della Cultura Alimentare, assegnato ogni anno a quel giornalista capace, attraverso i suoi articoli e i suoi servizi, di stimolare fra i lettori l’amore per la cucina, il piacere del mangiare sano, informato, corretto e, comunque, mai del tutto a caso.

 

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La Giuria quest’anno ha assegnato il Premio Birra Moretti per la Diffusione della Cultura Alimentare a Carlo Petrini, dal 2007 firma de La Repubblica e fondatore dell’associazione Slow Food.

 

Questa la motivazione ufficiale con cui gli viene assegnato il riconoscimento:

 

Promuove in tutto il mondo uno stile di vita rispettoso dei territori e delle tradizioni locali. Oggi si premia il giornalista: i suoi articoli affrontano la complessità dei temi connessi alla cultura alimentare rendendo semplice ciò che appare complesso e contribuendo a diffondere una cultura alimentare basata sulle diversità delle materie prime e sulla qualità degli ingredienti.

 

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IL PERCORSO CULTURALE DI BIRRA MORETTI

 

Ha inizio nel 2007 il pionieristico percorso di Birra Moretti finalizzato alla promozione di una nuova cultura della birra in Italia, coerentemente con gli stili e i gusti del nostro Paese. Un progetto ad ampio raggio e in continua evoluzione che, nel valorizzare la storia, l’esperienza birraria e la qualità della famiglia di birre più premiata d’Italia, dà voce al Paese attraverso le attività di ricerca e divulgazione dell’Osservatorio Birra Moretti e crea opportunità per le eccellenze emergenti.

 

2007

 

Italiani sinceri, ma non troppo - È la prima indagine sociale promossa dall’Osservatorio Birra Moretti – condotta da Astra Ricerche - che, scandagliando fra coscienza e interiorità, porta alla luce il livello di onestà intellettuale, di correttezza sociale, di autenticità relazionale che caratterizzano il nostro modo di pensare, di agire, di rapportarci con gli altri. Quello della sincerità rappresenta il primo di una serie di valori che, nelle intenzioni di Birra Moretti, da sempre paladina del gusto per la sincerità, potranno essere indagati negli anni a venire con l’obiettivo di comprendere sempre meglio il modo di pensare e di comportarsi degli italiani.

 

2007 - 2008

 

Partnership con IPCA – Scuola della Cucina Italiana - Dall’alleanza con IPCA e Scuola della Cucina Italiana nasce la prima collezione di ricettari che propone la Birra in abbinamento e come ingrediente per la ricettazione. In cucina con Birra Moretti? Perché no! – Vol. 1 (2007) e Vol.2 (2008) sono gratuiti, scaricabili online e pensati per un pubblico di appassionati non necessariamente esperti. Propongono 50 ricette, dagli antipasti ai dolci, nate seguendo il ritmo naturale delle stagioni, in cui i gusti e i colori di Birra Moretti diventano ingredienti di successo. Della collana fa parte anche Le ricette del 45° (2008): 8 ricette per tutti realizzabili nel tempo dell’intervallo di una partita di calcio.

 

2008

 

La partnership con Identità Golose - Nel 2008, Birra Moretti diviene main sponsor di Identità Golose, il Congresso Italiano della Cucina d’Autore che ogni anno richiama dall’Italia e dal mondo grandi Chef, giornalisti, addetti ai lavori, opinionisti ‘della forchetta’ e amanti del ben mangiare. Se la qualità (del cibo) e l’innovazione (in cucina) sono i protagonisti di sempre a Identità Golose, lo stesso binomio caratterizza fortemente la filosofia aziendale di Birra Moretti, prodotta seguendo regole tradizionali e utilizzando materie prime di alta qualità.

 

Le specialità di Birra Moretti & Eataly - Nelle diverse sedi di Eataly, il mercato dei “Cibi Alti” nato a Torino e oggi ambasciatore del food made in Italy in numerose capitali del mondo - a partire dal 2008, Birra Moretti organizza eventi e incontri con il pubblico finalizzati alla diffusione di una migliore conoscenza del prodotto e alle sue potenzialità sulla tavola e in cucina.

 

2009

 

ll Premiolino e il Premio Birra Moretti per la diffusione della cultura alimentare in ambito giornalistico - A partire dal 2006 Birra Moretti è “mecenate” de Il Premiolino, il premio giornalistico più antico e prestigioso d’Italia, condividendone i due valori portanti: la sincerità e la convivialità. Non a caso il titolo del Premio oggi recita “Il gusto della sincerità”. Con l’edizione 2009 viene istituito il Premio Birra Moretti per la diffusione della cultura alimentare destinato ai giornalisti impegnati in una corretta e attenta opera di divulgazione e valorizzazione della cultura alimentare made in Italy. L’importante riconoscimento viene assegnato ogni anno dalla Giuria de Il Premiolino (www.premiolino.it).

 

Nel cuore di Napoli nasce “Pizza Moretti” - Nel 2009 il famoso piatto della tradizione partenopea e italiana, la pizza, viene rielaborato dall'antica Pizzeria Brandi di Napoli, utilizzando un impasto creato ad hoc per Birra Moretti con farina di malto, farina di mais e lievito di Birra Moretti. Sono proprio queste le materie prime che rendono Pizza Moretti unica, come gli ingredienti che guarniscono, tutte ricercate prelibatezze di origine esclusivamente campana.

 

Grandi Chef per Birra Moretti – A partire dal 2009, sono sempre più numerosi i grandi Chef stellati, assi della cucina italiana – da Massimo Bottura a Claudio Sadler, da Andrea Berton a Davide Oldani, per citarne alcuni - che vengono coinvolti da Birra Moretti nel suo progetto culturale e invitati a creare ricette, abbinamenti e menu, utilizzando le sei specialità della famiglia Birra Moretti in abbinamento e come ingrediente nei loro piatti.

 

2010

 

La Carta degli Abbinamenti delle birre di Birra Moretti – L’attività editoriale si arricchisce con La Carta degli Abbinamenti delle birre di Birra Moretti, pensata per contribuire a diffondere la corretta cultura della birra. Un volume di 74 pagine, affidate all’esperta penna di Maurizio Maestrelli, uno dei più competenti giornalisti italiani in materia birraria, per divulgare le regole base per gustare a pieno una birra e per abbinarla correttamente al cibo.

 

Italiani a Raggi Eat: una ricerca alla scoperta di gusti e abitudini alimentari degli italiani – L’Osservatorio Birra Moretti presenta i risultati della seconda ricerca sociale “Italiani a Raggi Eat”. Con Marilena Colussi, sociologa dell’alimentazione, il campo di indagine si apre al rapporto che il nostro Paese ha con l’alimentazione in generale e con la birra in particolare, soffermandosi sul concetto di ‘identità nazionale gastronomica’. Il sondaggio coinvolge un campione rappresentativo di oltre 26 milioni di italiani intervistati via web e 11 fra i più noti Chef italiani, chiamati a commentare i principali risultati dell’indagine. Dalla ricerca, emerge il profilo del Beer Lover italiano: quasi 4 milioni di persone che nutrono nei confronti della birra una vera e propria passione privilegiandola a tutte le altre bevande.

 

2011

 

Ogni birra ha la sua spezia – Debutta la partnership con Gambero Rosso - punto di riferimento per migliaia di appassionati del ben mangiare – e nasce “Birra e spezie, perché no?”, sezione del sito www.gamberorosso.it nella quale Birra Moretti e Gambero Rosso esplorano nuove strade del gusto scegliendo le combinazioni ideali fra spezie e birra. Sei diversi stili birrari e 20 fra spezie e aromi, grazie al corretto abbinamento, diventano i protagonisti indiscussi di tante ricette create per esaltare il gusto della birra.

 

Premio Birra Moretti Grand Cru - In collaborazione con Identità Golose, Birra Moretti lancia il Premio Birra Moretti Grand Cru, primo concorso nazionale rivolto a Chef e Sous Chef italiani under 35 “con la passione della birra in cucina”. Il vincitore della prima edizione - Giuliano Baldessari, sous chef del ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano (PD) – è stato decretato da una Giuria d’eccezione composta da 8 chef pluristellati (Massimo Bottura - presidente, Andrea Berton, Cristina Bowerman, Carlo Cracco, Gennaro Esposito, Davide Oldani, Claudio Sadler, Davide Scabin), da un sommelier di fama mondiale (Marco Reitano), oltre che da Alfredo Pratolongo per Birra Moretti e dal giornalista e ideatore di Identità Golose Paolo Marchi.

 

2012

 

Gli Italiani? Kitchen People! – È la nuova e più recente puntata dell’indagine sul rapporto tra gli Italiani e il cibo e sui risvolti sociali connessi al 'vivere la tavola', condotta dalla sociologa dell’alimentazione Marilena Colussi con l’Istituto C.R.A. per l’Osservatorio Birra Moretti. La ricerca si è focalizzata sul concetto di ospitalità e sugli argomenti di conversazione prediletti o da censurare, per poi fare un raffronto con le abitudini del popolo britannico, scoprendo che è sempre più forte la dimensione italiana di Kitchen People.

 

Premio Birra Moretti Grand Cru – La seconda edizione del Premio – che, sul successo della prima ha registrato un incremento del 20% nel numero dei partecipanti - viene conquistata da Christian Milone, Chef del ristorante Trattoria Zappatori di Pinerolo (TO). La Giuria stellata che lo ha eletto, presieduta da Claudio Sadler, era composta dagli Chef Andrea Berton, Cristina Bowerman, Iside De Cesare, Nino Di Costanzo, Davide Oldani, Simone Padoan, Andrea Sarri, dal sommelier Giuseppe Palmieri, da Alfredo Pratolongo e Paolo Marchi.

 

 

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7 mai 2013 2 07 /05 /mai /2013 06:51

 

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LE PATACCHE NELLA VITA

abruzzzo

La presunta ‘medaglia d’oro’ per i 50 anni di Albo era una patacca. FRANCO ABRUZZO: “Ecco perché mi sono incazzato: nella mia stessa posizione ho visto i 75 colleghi premiati con una medaglia d’argento fatta passare come medaglia d’oro”. RENATO RANGHIERI: “NON HO PAROLE". EZIO CHIODINI: "“Provo anche un po' di umana compassione”

di FRANCO ABRUZZO

Mi sono incazzato ed ero in stato d’ira quando ho scritto la risposta al messaggio  della Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Milano, il cui contenuto e il cui tono mi hanno profondamente ferito.

 

Ricapitoliamo i fatti:

 

1). Domenica 5 maggio scrivo questa mail alla Presidente:

 

“Mi duole sollevare una questione proprio adesso che ti so tanto impegnata a favore della categoria, ma ho appreso da uno dei colleghi premiati come me che la medaglia - come ha potuto verificare -  non era d'oro, bensì d'argento 925. Mi è sorto il dubbio che l'Ordine di Lombardia abbia subito una truffa acquistando argento come fosse oro; infatti sul sito si parla due volte (22 febbraio e 28 marzo) di medaglia d'oro senza alcuna precisazione. Mi è parso doveroso farti questa segnalazione perché tu possa renderti conto della situazione e provvedere. Cordiali saluti, Franco Abruzzo, consigliere OgL”.

 

2).  La risposta di Letizia Gonzales:

 

“No problem. É argento placcata oro. Da qualche anno. Oro troppo costoso. Ma pensavi di rivenderla?  Mi risulta che sia il gesto che conta. Persino una pergamena.  O dovrei dire che le medaglie sono argento placcato oro?”.

 

A questo punto mi sono incazzato in maniera furibonda:  a) innanzitutto perché ha confermato che il 28 marzo ha rifilato a me ed a tanti colleghi una patacca e non chiede scusa;  b) mi ha insultato, addirittura ipotizzando che io potessi programmare di “rivendere” la medaglia e che quindi dessi rilievo al valore venale, obliterando il simbolismo di un atto di riconoscimento di una vita dedicata al giornalismo; c) mi dice che è così “da qualche anno”, ma né io né altri del Consiglio siamo stati messi al corrente di questa decisione: il problema in questi 3 anni non è stato mai portato all’attenzione del Consiglio, mentre è in vigore una delibera del 1989, atto amministrativo collegiale, che istituisce l’assegnazione annuale di una medaglia “d’oro” per i colleghi con 50 anni di Albo; ha deciso in solitudine senza informare nessuno, come, invece, avrebbe dovuto fare, per la elevatezza del riconoscimento e la esteriorizzazione della cerimonia e ha vanificato un atto collegiale, del Consiglio; d) Il sito dell’Ordine parla di medaglie “d’oro” all’indirizzo http://www.odg.mi.it/attivit%C3%A0-e-iniziative-ordine-lombardia/gioved%C3%AC-28-marzo-l%E2%80%99assemblea-degli-iscritti-allalbo-dei-giorn  e all’indirizzo http://www.odg.mi.it/attivit%C3%A0-e-iniziative-ordine-lombardia/approvato-il-bilancio-consuntivo-2012-e-preventivo-2013-dello .

 

Sono un signore preso in giro e offeso.

 

E mi chiedo: Letizia Gonzales può svolgere ancora le funzioni  di presidente di un Ordine dopo tale grave  “incidente”? Questo è il problema.

 

Milano, 6 maggio 2013.

 

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

 

RENATO RANGHIERI: “NON HO PAROLE”.

 

Non ho parole. Ormai non ci si può fidare più di nulla e di nessuno in questo benedetto Paese. Pensa se un "premiato" avesse davvero (dati i tempi) avuto bisogno di vendersela quella medaglia, o impegnarla al Monte di Pietà......Credo che l'Ordine, se è vero come sembra sia in ottime condizioni economiche, si sarebbe potuto permettere una medaglietta d'oro per mezzo secolo di attività giornalistica dei suoi iscritti. Ho la sensazione di essere stato menato per il naso. Se è d'argento, ormai da anni, perchè continuare ad insistere sui carati?  Ora dovrò anche scusarmi con i  nipotini ai quali avevo detto che il nonno aveva ricevuto una medaglia d'oro è invece era una patacca. Siamo davvero caduti in basso. Cordiali saluti, Renato Ranghieri

 

..............................

 

 

 

EZIO CHIODINI: “Provo anche un po' di umana compassione”

 

Caro Franco, dovresti sapere che signori (signore) si nasce e non si diventa neppure dopo anni di frequentazioni mondane. Quindi la tua legittima incazzatura dovrebbe ridimensionarsi se considerassi il contesto. E mi sembra anche giusto dire che probabilmente la signora non è la sola a conoscere la verità della patacca. Ti chiedi se persone del genere possono ancora far parte dell'Ordine? La risposta è ovvia, ma non solo per questa niente affatto signorile pataccata ma per l'inconsistenza e il volare basso, molto basso, di ormai un paio di mandati. Per il resto provo anche un po' di umana compassione.  Ciao, "medaglia d'argento placcata oro".

 

Ezio Chiodini

 


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23 avril 2013 2 23 /04 /avril /2013 13:38

 

 

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22 avril 2013 1 22 /04 /avril /2013 06:20

 

 

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Il messaggio pronunciato, dopo il giuramento, da GIORGIO NAPOLITANO di fronte al Parlamento nazionale. Una pagina nobile, eccezionale ed esaltante. “Bisognava offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi: passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l’Italia”. “Ma non è per prendere atto dell’ingovernabilità che ho accolto l’invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica. L’ho accolto anche perché l’Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno”. Ora possiamo sperare nel futuro della Nazione.

 


Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni, lasciatemi innanzitutto esprimere – insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate – la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E’ un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze: e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia. So che in tutto ciò si è riflesso qualcosa che mi tocca ancora più profondamente : e cioè la fiducia e l’affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l’istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani – uomini e donne di ogni età e di ogni regione – a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale.


Come voi tutti sapete, non prevedevo di tornare in quest’aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica.


Avevo già nello scorso dicembre pubblicamente dichiarato di condividere l’autorevole convinzione che la non rielezione, al termine del settennato, è “l’alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di Presidente della Repubblica”. Avevo egualmente messo l’accento sull’esigenza di dare un segno di normalità e continuità istituzionale con una naturale successione nell’incarico di Capo dello Stato.


A queste ragioni e a quelle più strettamente personali, legate all’ovvio dato dell’età, se ne sono infine sovrapposte altre, rappresentatemi – dopo l’esito nullo di cinque votazioni in quest’aula di Montecitorio, in un clima sempre più teso – dagli esponenti di un ampio arco di forze parlamentari e dalla quasi totalità dei Presidenti delle Regioni. Ed è vero che questi mi sono apparsi particolarmente sensibili alle incognite che possono percepirsi al livello delle istituzioni locali,   maggiormente vicine ai cittadini, benché ora alle prese con pesanti ombre di corruzione e di lassismo. Istituzioni che ascolto e rispetto, Signori delegati delle Regioni, in quanto portatrici di una visione non accentratrice dello Stato, già presente nel Risorgimento e da perseguire finalmente con serietà e coerenza.


E’ emerso da tali incontri, nella mattinata di sabato, un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell’inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell’elezione del Capo dello Stato. Di qui l’appello che ho ritenuto di non poter declinare –   per quanto potesse costarmi l’accoglierlo – mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del paese.


La rielezione, per un secondo mandato, del Presidente uscente, non si era mai verificata nella storia della Repubblica, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale, che in questo senso aveva lasciato – come si è significativamente notato – “schiusa una finestra per tempi eccezionali”. Ci siamo dunque ritrovati insieme in una scelta pienamente legittima, ma eccezionale. Perché senza precedenti è apparso il rischio che ho appena richiamato : senza precedenti e tanto più grave nella condizione di acuta difficoltà e perfino di emergenza che l’Italia sta vivendo in un contesto europeo e internazionale assai critico e per noi sempre più stringente.


Bisognava dunque offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi: passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l’Italia.


E’ a questa prova che non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità. Ne propongo una rapida sintesi, una sommaria rassegna. Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti – che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale – non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.


Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato : e l’insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. Attenzione : quest’ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme.


Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora  pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi.


La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell’abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti.


Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario.


Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perché su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese.


Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana.


Parlando a Rimini a una grande assemblea di giovani nell’agosto 2011, volli rendere esplicito il filo ispiratore delle celebrazioni del 150° della nascita del nostro Stato unitario : l’impegno a trasmettere piena coscienza di “quel che l’Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato”, e delle “grandi riserve di risorse umane e morali, d’intelligenza e di lavoro di cui disponiamo”. E aggiunsi di aver voluto così suscitare orgoglio e fiducia “perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l’Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo bagaglio di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile.”


Ecco, posso ripetere quelle parole di un anno e mezzo fa, sia per sollecitare tutti a parlare il linguaggio della verità – fuori di ogni banale distinzione e disputa tra pessimisti e ottimisti – sia per introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l’avvio di un nuovo sviluppo economico, più equo e sostenibile.


E’ un discorso che – anche per ovvie ragioni di misura di questo mio messaggio – posso solo rinviare ai documenti dei due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso. Documenti di cui non si può negare – se non per gusto di polemica intellettuale – la serietà e concretezza. Anche perché essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate. Se poi si ritiene che molte delle indicazioni contenute in quei testi fossero già acquisite, vuol dire che è tempo di passare, in sede politica, ai fatti; se si nota che, specie in materia istituzionale, sono state lasciate aperte diverse opzioni su varii temi, vuol dire che è tempo di fare delle scelte conclusive. E si può, naturalmente, andare anche oltre, se si vuole, con il contributo di tutti.


Vorrei solo formulare, a commento, due osservazioni. La prima riguarda la necessità che al perseguimento di obbiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato. A questi sono stato molto vicino negli ultimi sette anni, e non occorre perciò che rinnovi oggi un formale omaggio, si tratti di forze armate o di forze dell’ordine, della magistratura o di quella Corte che è suprema garanzia di costituzionalità delle leggi. Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti.


Né si trascuri di reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana – anche col generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi – alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunità internazionale.


La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per “affrontare la recessione e cogliere le opportunità” che ci si presentano, per “influire sulle prossime opzioni dell’Unione Europea”, “per creare e sostenere il lavoro”, “per potenziare l’istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l’innovazione e la crescita delle imprese”.


Nel sottolineare questi ultimi punti, osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l’Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici.


E sono anche i nodi – innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli  della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro – attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all’ordine del giorno in Italia e in Europa. E’ la questione della prospettiva di futuro per un’intera generazione, è la questione di un’effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità.


Volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano. Misurarsi su quei problemi perché diventino programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attività. E perché diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze – in primo luogo nel mondo del lavoro e dell’impresa – che “appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all’innovazione che è invece il motore dello sviluppo”. Occorre un’apertura nuova, un nuovo slancio nella società ; occorre un colpo di reni, nel Mezzogiorno stesso, per sollevare il Mezzogiorno da una spirale di arretramento e impoverimento.


Il Parlamento ha di recente deliberato addirittura all’unanimità il suo contributo su provvedimenti urgenti che al governo Monti ancora in carica toccava adottare, e che esso ha adottato, nel solco di uno sforzo di politica economico-finanziaria ed europea che meriterà certamente un giudizio più equanime, quanto più si allontanerà il clima dello scontro elettorale e si trarrà il bilancio del ruolo acquisito nel corso del 2012 in seno all’Unione europea.


Apprezzo l’impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta : quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non può, d’altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti.


La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del “metodo democratico”.


Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora – nella fase cruciale che l’Italia e l’Europa attraversano – il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si è temuto di votare all’unanimità. Sentendo voi tutti – onorevoli deputati e senatori – di far parte dell’istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione  ma come depositari della volontà popolare. C’è da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo, spendendo e acquisendo competenze, innanzitutto nelle Commissioni di Camera e Senato. Permettete che ve lo dica uno che entrò qui da deputato all’età di 28 anni e portò giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica.


Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non è possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell’opposizione. A 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio – dopo che ci si è dovuti dedicare all’elezione del Capo dello Stato – si deve senza indugio procedere alla formazione dell’Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall’art. 94 della Costituzione : un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorità e la prospettiva temporale che riterrà opportune.


E la condizione è dunque una sola : fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l’interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali – di cui non si può non prendere atto, piacciano oppur no –  non c’è partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto – se si preferisce questa espressione – si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale.


D’altronde, non c’è oggi in Europa nessun paese di consolidata tradizione democratica governato da un solo partito – nemmeno più il Regno Unito – operando dovunque governi formati o almeno sostenuti da più partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti.


Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto,  di mediazioni, intese, alleanze politiche. O forse tutto questo è più concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione – fino allo smarrimento dell’idea stessa di convivenza civile – come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilità tra schieramenti politici concorrenti.


Lo dicevo già sette anni fa in quest’aula, nella medesima occasione di oggi, auspicando che fosse finalmente vicino “il tempo della maturità per la democrazia dell’alternanza”: che significa anche il tempo della maturità per la ricerca di soluzioni di governo condivise quando se ne imponga la necessità. Altrimenti, si dovrebbe prendere atto dell’ingovernabilità, almeno nella legislatura appena iniziata.


Ma non è per prendere atto di questo che ho accolto l’invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica. L’ho accolto anche perché l’Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno. E farò a tal fine ciò che mi compete : non andando oltre i limiti del mio ruolo costituzionale, fungendo tutt’al più, per usare un’espressione di scuola, “da fattore di coagulazione”. Ma tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità : era questa la posta implicita dell’appello rivoltomi due giorni or sono.


Mi accingo al mio secondo mandato, senza illusioni e tanto meno pretese di amplificazione “salvifica” delle mie funzioni ; eserciterò piuttosto con accresciuto senso del limite, oltre che con immutata imparzialità, quelle che la Costituzione mi attribuisce. E lo farò fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno. Inizia oggi per me questo non previsto ulteriore impegno pubblico in una fase di vita già molto avanzata ; inizia per voi un lungo cammino da percorrere, con passione, con rigore, con umiltà. Non vi mancherà il mio incitamento e il mio augurio.


Viva il Parlamento! Viva la Repubblica! Viva l’Italia!

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14 avril 2013 7 14 /04 /avril /2013 17:09

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 Voiture Tata Mini CAT

Sortie d'usine prévue (08/2013)

 

Tata Motors en Inde 
Que feront les compagnies pétrolières pour l'arrêter ? (à mon avis, les pouvoirs publics trouveront une parade pour ne pas homologuer ce véhicule en Europe et en Amérique du nord, et comme cela le tour sera joué !).

Il s'agit d'un moteur automobile qui fonctionne avec de l'air.  Seulement l'air qui nous entoure.

Tata Motors en Inde a prévu que la voiture à air pourrait sillonner les rues indiennes en août 2013.

La voiture à air comprimé, développée par l'ex-ingénieur de formule 1 Guy  Nègre de MDI basée au Luxembourg, utilise l'air comprimé pour pousser les pistons de son moteur et faire avancer la voiture. Les constructeurs français ont, bien sûr, refusé de la produire, laissant aux Indiens cette opportunité. On ne se refait pas !

La voiture à air comprimé, appelée "Mini CAT" pourrait coûter autour de 365 757 roupies en Inde soit 8177 $, c'est-à-dire 5 225 €.

La Mini CAT qui est un simple véhicule urbain léger, avec un châssis tubulaire, un corps en fibre de verre qui est collé pas soudé et alimenté par l'air comprimé. Un microprocesseur est utilisé pour contrôler toutes les fonctions électriques de la voiture. Un petit émetteur radio envoie des instructions à l'éclairage, clignotants et tous les autres appareils électriques sur la voiture : qui ne sont pas nombreux.


> > > La température de l'air pur expulsé par le tuyau d'échappement se situe entre 0 -15 degrés en dessous de zéro, ce qui le rend approprié pour une utilisation pour le système de climatisation intérieur sans avoir besoin de gaz ou de perte de puissance.

Il n'y a pas de clé, juste une carte d'accès qui peut être lue par la voiture depuis votre poche. Selon les concepteurs, il en coûte moins de 50 roupies (1€ = 69 roupies) par 100 km, c'est à peu près un dixième du coût d'une voiture fonctionnant au gaz. Son kilométrage est d'environ le double de celui de la voiture électrique la plus avancée, un facteur qui en fait un choix idéal pour les automobilistes urbains. La voiture a une vitesse de pointe de 105 km/heure (c'est parfait puisqu'il ne faut pas dépasser le 90 voire le 70 Km/h et 50 en ville) ou 60 Mph et aurait une autonomie d'environ 300 km ou 185 miles . Le remplissage de la voiture aura lieu dans les stations-service adaptées avec des compresseurs d'air spécifique. Remplir ne vous prendra que deux à trois minutes et coûtera environ100 roupies (1€= 69 roupies) et la voiture pourra faire encore 300 kilomètres . Cette voiture peut également être remplie à la maison, il faudra alors 3 à 4 heures pour remplir le réservoir, mais cela peut se faire pendant que vous dormez.

Le réservoir se recharge sur une simple prise électrique en 4h pour un coût de 1,50 € et permet une autonomie de 150 km . Elle se penche actuellement sur une pompe à air comprimé, ce qui permettrait de faire un plein du réservoir en 3 minutes chrono pour un coût d'environ 2,50 euros.

Parce qu'il n'y a pas de moteur à combustion, le changement d'huile (1 litre d'huile végétale) n'est nécessaire que tous les 50.000 km ou 30.000 miles.

Grâce à sa simplicité, il y a très peu d'entretien à faire sur cette voiture. Cette voiture à air semble presque trop belle pour être vraie (on avait dit la même chose pour la Tata Nano qui va augmenter sa production locale à 20 000 unité par mois, et cette dernière doit arriver en Europe en 2015, au prix de 7 700€, prix dopé par les obligations faites pour l’empêcher de casser le marché !).

Peut-être aussi une parade aux voitures sans permis dont l’achat se situe au-dessus des 15 000€, certainement plus polluantes que celle-ci !

Les groupes de pression et les hommes de pouvoir auront-ils encore le dernier mot ? Sans compter que nous respirerions "enfin", un air sain dans les villes ...

 

 

 

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13 avril 2013 6 13 /04 /avril /2013 08:57

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NICE: COLLOQUE SUR LA JURISPRUDENCE DE LA COUR EUROPEENNE DES DROITS DE L’HOMME

 

 

Le Consulat Général d’Italie a organisé, en collaboration avec Madame le Bâtonnier de  l’Ordre des Avocats du Barreau de Nice, Maître Marie-Christine Mouchan, et le Corps Consulaire des Alpes Maritimes, un colloque sur la Jurisprudence de la Cour européenne des droits de l’homme (C.E.D.H.).

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De gauche S.E. Luciano Barillaro, M. Giulio Raimondi,  Maître Marie-Christine Mouchan

Dans son allocution, S.E. le Consul Gén.d’Italie, Luciano Barillaro, a rappelé les caractéristiques de la C.E.D.H. qui est chargée de l’application de la Convention de sauvegarde des droits de l’homme et des libertés fondamentales signée à Rome le 4 décembre 1950, contraignant tous les Etats qui font partie du Conseil de l’Europe.

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Cette Convention est également à la base  de la Charte des Droits fondamentaux qui s’applique à tous les Etats membres de l’Union Européenne; la Charte fut  proclamée une première fois à Nice le 7 décembre 2000 et a acquis une force juridique contraignante pour l’UE avec le traité de Lisbonne.L’invité d’honneur a été le Vice Président de la C.E.D.H., l’italien Guido Raimondi, qui a présenté une conférence sur le thème « la France et l’Italie devant la C.E.D.H »

 

Etaient présentes les plus Hautes Autorités Judiciaires des Alpes Maritimes parmi  lesquelles  les Procureurs de la République des Tribunaux de Haute Instance de Nice, M. Eric Bedos et de Grasse, M. Jean-Michel Cailliau , Mme Karesenty Prés. Tribunal de Nice, M. Philippe Ruffier Président Tibunal de Grasse

 

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Maître Paolo Giuggioli

 

Au colloque était aussi présente une importante délégation d’Avocats du Barreau de Milan avec leur Président Maître Paolo Giuggioli qui depuis des années entretien une étroite collaboration   avec l’Ordre des Avocats de Nice.

 

NIZZA : COLLOQUIO SULLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE EUROPEA SUI DIRITTE DELL’UOMO

 

Il Consolato Generale d’Italia in Nizza ha organizzato  il 12 aprile, in collaborazione con il Bâtonnier de l’Ordre des Avocats du Barreau de Nice, la Signora Avv.Marie-Christine Mouchan, ed il Corpo Consolare delle Alpi Marittime, un colloquio sulla Giurisprudenza della Corte Europea sui Diritti dell’Uomo (C.E.D.H.).

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Maître Marie-Christine Mouchan

Nell’allocuzione di benvenuto, S.E. Luciano Barillaro, Console Generale d’Italia, ha ricordato le caratteristiche della C.E.D.H. che si fa carico dell’applicazione della Convenzione di salvaguardia deo diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 dicembre 1950, alla quale si attengono tutti gli stati che fanno parte del Consiglio d’Europa. Questa Convenzione è anche alla base della ‘Carta  dei Diritti Fondamentali’ che si applica a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. La ‘Carta’ fu proclamata una prima volta a Nizza il 7 dicembre del 2000 ed ha acquisito una forza giuridica obbligatoria con il trattato di Lisbona.

 

Il Vice-Presidente del C.E.D.H., l’italiano Guido Raimondi è stato l’invitato d’onore ed ha introdotto la conferenza sul tema « Francia e Italia dinanzi alla C.E.D.H. »

Erano presenti in sala le più alte autorità delle Alpi Marittime tra cui Il Presidente ed i Procuratori della Repubblia dei Tribunali di Haute Instance di Nizza e Grasse.

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Erano anche present al colloquio un’importante delegazione di avvocati del Tribunale di Milano con il loro Presidente Avv. Paolo Giuggioli che da alcuni anni intrattiene una stretta collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Nizza.

 

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11 avril 2013 4 11 /04 /avril /2013 03:50

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PREMIER SOMMET DES PRESIDENTS DE PARLEMENTS DE L’A.P.-U.p.M.

(Marseille, 6-7 avril 2013)

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Laurent Nouvion

Les 6 et 7 avril 2013 a eu lieu le Premier Sommet des Présidents de Parlements de l’Assemblée Parlementaire de l’Union pour la Méditerranée (A.P.-U.p.M.) concrétisé par l’adoption d’un Déclaration commune. Ce Sommet historique, qui s’est déroulé en présence de 42 Présidents de Parlements, dont le Président du Conseil National, Monsieur Laurent Nouvion, et le Président de la Commission des Relations Extérieures, Monsieur Jean-Charles Allavena, a été l’occasion de relancer et redynamiser le processus d’intégration régional plongé dans l’immobilisme depuis l’arrivée de la crise économique européenne, la Guerre de Gaza (2008-2009) et le Printemps Arabe (2010).

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Le programme de ce Sommet a ainsi débuté, le samedi 6 avril, par la rencontre-débat avec le Président Martin Schulz, Président du Parlement Européen et de l’A.P.-U.p.M., Monsieur André Azoulay, Président de la Fondation Anna Lindh[1] et les jeunes citoyens du Forum Méditerranéen au Palais du Pharo. Le thème central était le rôle de la société civile et des jeunes dans le contexte de la crise économico-sociale en Europe et des changements politiques dans le Monde arabe (Syrie/Egypte/conflit israélo-palestinien/ Pays du Maghreb) ainsi que le dialogue interculturel entre les rives Nord-Sud.

Le Sommet s’est poursuivi par un dîner de travail offert par le Président Martin Schulz à la Villa Méditerranée, au cours duquel a eu lieu un débat autour de quatre témoignages citoyens issus du Forum Méditerranéen Anna Lindh.

Le dimanche 7 avril, Monsieur Schulz a prononcé le discours d’ouverture du Premier Sommet des Présidents de Parlements, puis Monsieur Michel Vauzelle, Président du Conseil Régional de Provence-Alpes-Côte d’Azur et Chargé de mission du Président de la République française pour la Méditerranée, a présenté à son tour les conclusions du Forum des autorités locales et régionales de la Méditerranée. Enfin, Monsieur André Azoulay a présenté les conclusions du Forum Civil Méditerranéen.


La journée s’est poursuivie par un débat et échanges de vues sur la Déclaration du Sommet. A cette occasion Monsieur Laurent Nouvion est intervenu en proposant la création d’un programme « Erasmus méditerranéen » et d’œuvrer pour une meilleure mobilité des étudiants en Europe. Il a également affirmé qu’il adopterait dans ce sens la Déclaration du Sommet.

A cette occasion, le Président du Conseil National et Monsieur Jean-Charles Allavena ont également été interviewés par le Centre de Presse de Monaco. Le reportage complet sur le Sommet qui s’est déroulé à Marseille a été diffusé sur Monaco TV le mardi 9 avril et l’interview du Président, lundi 8 avril, à 19h au JT.

Le Sommet a été clôturé par l’inauguration de la Villa Méditerranée par Monsieur Schulz.



[1] L’objectif de la Fondation est de contribuer au rapprochement des populations des deux côtés de la Méditerranée en vue d’améliorer le respect mutuel entre les cultures. Depuis sa création en 2005, la Fondation Anna Lindh a lancé et soutenu des actions à travers différents domaines ayant un impact significatif sur les perceptions mutuelles des populations issues de cultures et de religions différentes, et a mis en place un réseau d’envergure régionale comptant à ce jour plus de 3000 organisations de la société civile.

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8 avril 2013 1 08 /04 /avril /2013 22:18

 

 

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écrit par Brigitte & Jean Jacques Rolland - © photos Brigitte Lachaud le 8 avril 2013 0 Commentaire

Le dimanche 13 juillet 2008, les chefs d’Etat de 43 pays ont lancé l’Union pour la Méditerranée, (UpM) lors du Sommet de Paris et rattaché depuis au processus de Barcelone, concrétisant un projet cher au Président français, Nicolas Sarkozy.

 

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Le Président du Parlement européen et de l’Assemblée parlementaire, Martin Schulz, homme politique allemand, a convié la première rencontre de haut niveau, les chefs des Parlements de 43 pays de l’ «  Union pour la Méditerranée «  à Marseille (13) Bouches-du-Rhône), Capitale européenne de la Culture 2013

 

Marseille 2013 - Union pour la Méditerranée

         Marseille 2013 - Union pour la Mediterranée

 

 

 

 

 

 

 

et constituera le premier rendez-vous politique régional, après les révolutions arabes, ce 6 et 7 avril 2013.«  nous vivons un moment de transition où les traditions parlementaires que nous connaissons en Europe, sont peut-être une chance pour l’approfondissement de la démocratie sur l’autre rive de la Méditerranée  ». 

 

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+ Il sera l’occasion de démontrer que les Présidents des Parlements sont prêts à combler le vide de leadership politique, qui a marqué l’UpM ces dernières années, a indiqué M.Schulz.
 
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+ »Nous, les Présidents des Parlements, voulons souligner l’importance de donner un coup d’accélérateur à la mise en œuvre des projets de l’UpM à l’heure de bouleversements politiques et économiques régionaux majeurs+, a-t-il ajouté.
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Les Présidents des Parlements de l’UpM appellent à lutter contre «  toutes les formes d’exclusion, de sexisme, de racisme, de xénophobie et de radicalisme« ainsi qu’à «  éradiquer le terrorisme « .
 
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Cette réunion s’est tenue à la Villa Méditerranée, inaugurée par le président socialiste de la Région Provence-Alpes-Côte d’Azur, Michel Vauzelle, missionné par le Président
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de la République française, François Hollande, pour mettre en place « une approche renouvelée » face à la complexité des dynamiques à l’oeuvre dans l’espace Méditerranéen », en la présence de Najat Vallaud-Belkacem, Ministre du Droit des femmes et porte-parole du gouvernement et de Marie-Arlette Carlotti, Ministre déléguée auprès de la Ministre des Affaires sociales et de la Santé, chargée des Personnes handicapées et de la Lutte contre l’exclusion.


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6 avril 2013 6 06 /04 /avril /2013 08:15

 

 

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In questi giorni Music 100.9, la neo-nata del Gruppo Radio Number One, festeggia il suo primo compleanno nel Principato di Monaco!


A poco più di un anno dal suo lancio, Radio Music 100.9 ha conquistato un elevato numero di ascoltatori in continua crescita, non solo nel Principato di Monaco ma anche in buona parte della Costa Azzurra e nel Nord Italia, grazie alla possibilità di ascoltare la radio in streaming.
Music 100.9 fa parte del Gruppo Radio Number One, un’azienda molto attiva nel mondo del broadcasting italiano che possiede tre canali televisivi e quattro radio.
Music 100.9 trasmette i più grandi classici degli ultimi anni ed è sempre più la radio preferita da chi conosce e apprezza la qualità internazionale della buona musica, senza interruzioni.
Tutta la musica trasmessa è selezionata da un gruppo di esperti e studiata appositamente per incontrare il gusto di un vasto numero di persone di nazionalità diversa presenti nel Principato di Monaco.
Sempre di più bar e ristoranti stanno scoprendo Music 100.9 come colonna sonora ideale per le serate monegasche.
Music 100.9 va in onda da Bordighera a Cap d’Ail in FM sulla frequenza 100.9MHz ed in streaming all’indirizzo www.music1009.com

Fra gli artisti più ascoltati su Music 100.9 troviamo Frank Sinatra, i Beatles, Simon & Garfunkel e Emeli Sandé. Anche il sito web di Music 100.9 è stato da poco rinnovato, in linea con lo stile elegante di Monaco.
 

Ufficio Stampa per Music 100.9
Paola Dongu info@pd-associati.com
Via Cavallotti 27 20900 Monza (MB)
Tel. 039 9466220 Cell. 348 2595888 www.pd-associati.com

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4 avril 2013 4 04 /04 /avril /2013 07:02

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GIORNALISTI: LA GIORNALISTA CRISTIANA CHIARANI TWITTO’ “UCCIDERE BERLUSCONI”, L’ORDINE DEL TRENTINO-ALTO ADIGE LA SANZIONA CON L’AVVERTIMENTO (LA MISURA PIÙ LIEVE).

Trento, 3 aprile 2013.  La giornalista Cristiana Chiarani è stata “avvertita” oggi dal Consiglio direttivo dell’Ordine dei Giornalisti del Trentino-Alto Adige per avere twittato lo scorso 8 dicembre parole di forte critica nei confronti di Silvio Berlusconi. La redattrice dell’emittente televisiva locale Rttr, al di fuori del contesto lavorativo, nel social forum aveva scritto riguardo l’ex premier “Forse dobbiamo piantargli un paletto di frassino nel cuore o sparargli nel cervello per evitare che torni? Basta!!!”. L’Ordine professionale ha scelto la prima soluzione della scala dei provvedimenti disciplinari, cioe’ l’”avvertimento”, e non altre formule più penalizzanti come la censura, la sospensione o la radiazione. Stamani all’esterno della sede di via Grazioli dell’Ordine qualche decina di sostenitori di Cristiana Chiarani -prima ancora dell’audizione- si era data appuntamento per manifestare a favore della cronista. Un “Flash mob” organizzato tramite Facebook, ma che ha generato polemiche per l’inserimento nel gruppo del Social forum di persone estranee all’iniziativa. Tra queste un componente del Consiglio dell’Ordine oggi “giudice”, Piero Cavagna, il presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, Bruno Dorigatti (che ha provveduto personalmente a rimuovere il suo cognome), il direttore responsabile del quotidiano “Trentino”, Alberto Faustini, che pure ha tolto per due volte il suo nome inserito a sua insaputa nel gruppo “Io sto con Cristiana Chiarani”.


Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, si imbattè nel profilo twitter della Chiarani e per questo, il 10 dicembre, le dedicò la prima pagina del suo quotidiano con il titolo: “La giornalista che vuole uccidere il Cavaliere”. E scrisse -tra l’altro: “Credo che su un punto la collega abbia ragione: io e lei non possiamo stare nello stesso Ordine professionale. Che fai, Cristiana Chiarani, ti dimetti tu o insisti con i tuoi amici perché caccino me?”.(AGI)



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27 mars 2013 3 27 /03 /mars /2013 20:51

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GIORNALISTA-GIURISTA E CALABRESE “TOSTO”.

abruzzzo.jpg Franco Abruzzo il 28 marzo riceverà la medaglia d’oro per i 50 anni di Albo e si racconta. Da Cosenza a Milano, un viaggio di 50 anni fa. L’amore per Milano, il rapporto con la Calabria. Cronista d’assalto, Il sindacato, Walter Tobagi, per 18 anni presidente dell’Ordine di Milano, i lunghi anni a Il Giorno e al Sole 24 Ore. La visione di un giornalismo di battaglia e di controllore dei poteri. Aver dimenticato il ruolo di “guardiano” ha determinato le pesanti difficoltà odierne dei giornali. “La stampa è un potere? No, è l’occhio dei cittadini sui palazzi della politica, dell’economia e della finanza; sulla società civile e sui fatti della vita. Il sonno dei giornali ha partorito la crisi di oggi. E i lettori hanno girato le spalle alle edicole”.

di ROMANO PITARO
 

 

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Il tuo profilo attuale: cosa fai oggi;  come ti vedi e come ti definisci; dove vivi;  la tua famiglia; le tue relazioni attuali,  professionali e umane, più significative. 

 

Ho lasciato “Il Sole 24 Ore” il 1° marzo 2001 dopo 18 anni di lavoro (come caposervizio Interni, viceredattorecapo e segretario di redazione, redattorecapo centrale). Non è facile per tanti andare in pensione soprattutto se non si ha un progetto di vita. Ho lasciato la presidenza dell’Ordine dei Giornalisti di Milano il 7 giugno 2007 dopo 18 anni e 22 giorni. Ho sempre pensato allo sbocco universitario nelle due materie che amo: storia del giornalismo  e diritto dell’informazione.  Dal 2001 e fino al 2011  sono stato  docente a contratto prima di Storia del giornalismo e poi di Diritto dell’informazione presso l’Università degli Studi di  Milano Bicocca e presso l’Università Iulm di Milano. Insegno Diritto in diversi altri  corsi e master. Curo il mio sito personale “www.francoabruzzo.it” (Giornalisti per la Costituzione), curo anche un notiziario giornaliero che via internet spedisco a 64mila giornalisti, avvocati, magistrati, docenti universitari. Tratto  e approfondisco argomenti legati al mondo dei media. Pubblico in riviste giuridiche online, qualche volta  mi capita di essere ospitato in riviste giuridiche di grande livello.

 

 

 

“Giurista prestato al giornalismo”

 

Il lavoro non mi manca: incomincio la mattina e tiro tardi. Anche se mi concedo intervelli dedicati alle passeggiate tra Sesto San Giovanni (dove vivo dal 1967) e Milano (dove ho lavorato e dove continuo ad agire). Qualcuno mi ha definito “un  giurista prestato al giornalismo”. La frase mi lusinga e mi onora. In un convegno di Catania, dedicato ai rapporti tra giornalismo e giustizia,  ho parlato  per  50/60 minuti e alla fine il presidente del Consiglio nazionale forense, Nicola Buccico, scherzando proposte al convegno di considerarmi iscritto a titolo d’onore nell’Albo degli avvocati. Avevo difeso con passione il ruolo della professione di giornalista, professione di libertà, ancorata alla nostra magnifica e splendida Costituzione, citando a memoria un groviglio di norme, fatto che aveva impressionato la platea soprattutto quando Buccico precisò che ero un giornalista, non un avvocato. .

 

 

 

“Quando frequentavo le medie a Cosenza”

 

Ho detto che vivo a Sesto, una città simbolo, alla quale mi lega un ricordo vecchio di oltre 60 anni. Quando frequentavo le medie di via Rivocati nella Cosenza dei primissimi anni 50, leggevo tanti giornali, che mio papà, Vincenzo, cassiere locale della direzione provinciale delle Poste, mi procurava.  Il ricordo è questo: mi aveva colpito un titolo del “Corriere della sera” che suonava più o meno così: “Sesto la Stalingrado d’Italia”. Il Pci ne era il primo partito con il 55/60% dei voti. E io avevo chiesto  a mio padre ingenuamente il perché del paragone con Stalingrado. La risposta fu netta. “A Sesto sono tutti comunisti stalinisti”.  Senza volerlo, mio papà ha deciso il destino del figlio, che si innamorò del giornalismo tanto da farne la scelta della propria vita e da sopportare l’emigrazione da Cosenza a  Milano nel febbraio del 1962. la scelta dell’emigrazione fu naturale, non fu un peso: l’emigrazione per i calabresi è un dato familiare. Mio nonno materno, Salvatore De Bonis, di Luzzi,  aveva attraversato l’Oceano due volte, nel 1906 e nel 1908, diretto a Filadelfia, dove vivevano  nostri parenti, i Berlingieri di Luzzi, che ancora sono in quella metropoli anche se oggi i discendenti portano nomi polacchi come ha accertato mia figlia Vittoria, che, giovanissima liceale e universitaria, ha studiato negli Stati Uniti con la sorella, Anna  Maria. Nella storia della mia famiglia si riassume l’evoluzione economica e sociale della nostra Patria. Mia nonno ha conosciuto gli Stati Uniti da emigrante, le sue pronipoti da studentesse munite di carta di credito. Una parabola inimmaginabile per il bracciate Salvatore De Bonis. Bacciante con senso di Patria. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, tornò  in Italia “per difendere casa sua”. Ferito sul Piave, morirà nove anni dopo. Aveva appena 45 anni, era del 1882. Aveva frequentato le prime tre classi delle elementari e, come mi raccontò mia mamma,Vittoria, aveva letto il “Cuore”, il libro che aveva dato una coscienza italiana anche ai braccianti meridionali come agli operai del Nord.

 

 

 

“Nel vallone del Rovito è nata la mia coscienza nazionale”

 

Parlo di queste storie, perché hanno pesato nella mia formazione. Negli anni cosentini, abitavo allo Spirito Santo, in via Petrarca 22. I miei maestri,  donna Raffaella Barca (prima e  seconda elementare) e Domenico Anselmo (III, IV e V) erano soliti portarci nel  Vallone di Rovito, dove nel 1844 erano stati fucilati i fratelli Emilio e Attilio Bandiera e altri 11 giovani calabresi. Morti per una Patria che ancora non  c’era e che era viva solo nella testa  e nel cuore di Giuseppe Mazzini. In quel Vallone di Rovito è nata la mia coscienza nazionale. Dico questo con emozione antica, ma ancora oggi sempre forte e  sentita.

 

 

 

“L’incontro con Tobagi decisivo per la mia vita”

 

Il destino ha voluto che finissi a Sesto nel 1965-67 per una decisione del direttore del “Giorno”, Italo Pietra. Lavoravo alle pagine della provincia. Dovevo presidiare l’area  che coincideva con quella del Tribunale di  Monza, il quarto tribunale italiano per intensità di “affari” trattati.  Il lavoro nero nei giornali era di moda, anche se circoscritto, perché i giornali si presentavano con 24 pagine e con l’aggiunta delle pagine  locali, due.  Il praticantato tardava ad arrivare. Mi rivolsi, dopo uno scontro con Pietra, all’Ordine e fui iscritto al Registro. Non sapevo di aver stabilito un primato, quello di primo praticante d’ufficio della storia giornalistica italiana. Poi, da presidente dell’Ordine, nei primi anni 90, credo di aver favorito l’accesso alla professione di almeno 3/4mila “sfruttati”. Il principio dell’uguaglianza, unito a quelli della solidarietà e della libertà, ha sempre animato le  mie battaglie politiche  e la mia scelta di spendermi nel sindacato, l’Associazione lombarda dei Giornalisti, dove ho incontrato una persona di livello immenso, Walter Tobagi, un sodalizio durato (purtroppo) meno di 4 anni, tra il 1976 e il 1980, quando   Walter fu ucciso dalle Brigate rosse. L’incontro con Tobagi è stato decisivo per la mia vita: non potevi stargli al fianco e discutere con lui se non avevi maturato una buona preparazione in vari campi. La sua preparazione sofisticata nel campo  dei fenomeni sociali e del movimento sindacale – esemplare è la sua  “Storia del movimento studentesco e dei marxisti-leninisti in Italia” (Sugar Editore, Milano 1970) – lo avevano portato a comprendere, con anticipo su tutti,  che i terroristi rossi non erano “fascisti” o “compagni che sbagliavano”. Venivano dalle fabbriche, erano militanti dei gruppuscoli extraparlamentari dell’ultrasinistra o anche ex-iscritti al Pci. Lo ha documentato Aldo Forbice (Testimone scomodo – Walter Tobagi-Scritti scelti 1975-80, Franco Angeli, Milano 1989), pubblicando 28 articoli di Tobagi sul lavoro, sull’economia e sul sindacato, e altri 42 sugli anni di piombo, compreso quello famoso dal titolo “Non sono samurai invincibili” (20 aprile 1980). Le Br sono sconfitte dopo la eliminazione della colonna “imprendibile” di Genova: “A voler essere realisti – scrive Tobagi – si deve dire che il tentativo di conquistare l’egemonia nelle fabbriche è fallito. I terroristi risultano isolati dal resto della classe operaia”. Ha annotato ancora Tobagi in quell’articolo: “La fabbrica era diventata il centro di uno scontro sociale che poi ha trasferito i suoi effetti nella società, nei rapporti politici. I brigatisti hanno cercato di inserirsi in questo processo, in parte raccogliendo il consenso delle avanguardie più intransigenti”. Un’analisi lucida che apre gli occhi anche a chi voleva tenerli chiusi a tutti i costi. Un’analisi che rispecchia il suo credo deontologico: “Poter capire e voler spiegare”.      

 

 

 

La stagione sconvolgente del terrorismo e “Stampa democratica”

 

Per chi, come me,  è stato vicino a Walter Tobagi nel sindacato negli anni durissimi, che vanno dal 1976 (anno in cui, con Massimo Fini, fummo eletti consiglieri dell’Associazione lombarda) al 1980, e che con lui ha vissuto la stagione sconvolgente del terrorismo, i ricordi sono tantissimi. C'è una pagina storica  che voglio rievocare, perché ci restituisce un'immagine cara di Walter. È una pagina che recupera la battaglia riformista intrapresa da un  gruppo sindacale nascente (“Stampa democratica”) per dare al sindacato dei giornalisti una struttura pluralista. La presenza di due vecchie correnti (Rinnovamento e Autonomia, una di sinistra e una di destra) non bastava e Tobagi lo aveva spiegato su “Giornalismo” (organo dell’Alg). Serviva in sostanza una nuova forza, che desse spazio a una tutela reale della professionalità  anche sotto il profilo economico (in quegli anni “Rinnovamento” aveva favorito una politica di rivendicazioni molto modeste e piatte, preferendo perseguire obiettivi politici). Tobagi scrive: “Se  il sindacato dei giornalisti vuole davvero diventare protagonista di una ripresa dell’editoria, di uno sviluppo (nei fatti, non nelle parole) del pluralismo informativo, è evidente che si impongono scelte coraggiose. Perché i giornalisti sindacalisti devono recitare la parte dei “piccoli politici”, ognuno coi suoi amici influenti, coi consiglieri saldamente installati nel “Palazzo”, e via rattristando? Perché non cerchiamo di rilanciare la sfida (sarà un’utopia, ma anche le utopie servono) per un sindacalismo giornalistico serio, indipendente, meno parole e più comportamenti concreti e conseguenti, che punti a diventare il motore di un nuovo sviluppo dell’editoria, privata e pubblica, di questo paese? Questa è la sfida del prossimo congresso. E’ una sfida diversa, profondamente diversa rispetto al passato. E ciò spiega, al di là dei fattacci avvenuti a giugno, perché le vecchie etichette e l’antica divisione in due correnti (Rinnovamento e Autonomia) siano un’eredità del passato. Cambiano i problemi, è inevitabile che cambino gli schieramenti e gli strumenti dell’azione sindacale. Con l’auspicio e la fiducia  che non ci sia spazio, nei nuovi raggruppamenti, né per messi dei potentati economici,  né per inviati speciali dei partiti”.

 

 

 

Quando Walter Tobagi parlò fino all’alba

 

La prima uscita di Walter  Tobagi leader del nuovo raggruppamento sindacale avviene a Pescara, tra il 22 e il 29 ottobre 1978. È in corso il congresso della Federazione nazionale della stampa italiana. I delegati lombardi si riuniscono per designare coloro che entreranno a far parte del Consiglio nazionale della Fnsi. La maggioranza ha già scelto i suoi uomini. Walter parla come presidente dell'Associazione lombarda dei giornalisti, carica alla quale è stato eletto il 14 settembre precedente dopo la spaccatura avvenuta nella corrente maggioritaria di sinistra di "Rinnovamento". Le frange più accese di “Rinnovamento” nel maggio/giugno  di quell’anno avevano messo in discussione la presenza tra i candidati al Congresso di giornalisti di area riformista cattolico-socialista come lo stesso Tobagi. Vinsero gli intolleranti: Tobagi e  altri 12 colleghi (tra i quali io) delle sue idee vengono depennati dalla lista “unitaria”. Al congresso di  Pescara Walter è l'unico del suo gruppo (battezzato “terza tendenza”) che ha diritto di parola. Anche dentro "Rinnovamento" c'è una minoranza. A questa minoranza di "Rinnovamento" era stato negato il diritto di "esistere". Tobagi prese la parola e la tenne a lungo, per molte ore, la riunione terminò che era già alba. In quel tempo si parlava molto di democrazia, ma come sempre accade pochi ne conoscevano la storia. Walter tirò fuori un libricino scritto da Francesco ed Edoardo Ruffini, "Il principio maggioritario". Pubblicato nel 1927 in pieno regime fascista e da due dei pochissimi professori universitari di orientamento liberale che rifiutarono di giurare fedeltà al regime, questo saggio traccia un profilo storico di due nozioni centrali della democrazia: l'elezione a maggioranza e il dissenso. Tobagi ricordò, con le parole dei Ruffini, che il "principio maggioritario" e il dissenso costituiscono i principali problemi di ogni democrazia e che quei problemi erano tuttora aperti. Il principio maggioritario è "naturale e ovvio", ma "la comunissima regola, per cui in una collettività debba prevalere quello che vogliono i più e non quello che vogliono i meno, racchiude uno dei più singolari problemi che abbiano affaticato la mente umana". L'idea di proteggere le minoranze, cioè coloro che manifestano dissenso rispetto ai più, è "frutto di un movimento che va al di là della stessa Rivoluzione francese e che ci riporta alla costituzione delle colonie inglesi d'America". Il discorso provocò il ribaltamento delle nomine decise a tavolino.

 

 

 

Il metodo proporzionale nelle strutture sindacali

 

Walter Tobagi, però, colse il successo più clamoroso, quando chiese al Congresso l'introduzione del sistema proporzionale nelle strutture regionali del sindacato. Questa proposta completava il discorso fatto davanti ai delegati lombardi sulla protezione delle minoranze: il metodo proporzionale garantiva la rappresentanza alle varie componenti, favorendo la nascita di un “sindacato aperto a tutti, senza padrini”. La proposta passò. Finiva la stagione dei listoni ultramaggioritari ed eterogenei "in cui tutti confluiscono per avere qualche posto, ma che eliminano qualsiasi possibilità di dibattito effettivo alla luce del sole". La svolta di Pescara "sta proprio in questo modello di sindacato nuovo, più forte perché più democratico, che tutti insieme dovremo cercare di costruire".  Apparve anacronistica e incomprensibile  la posizione del segretario della Fnsi, Luciano Ceschia, sulla equidistanza del sindacato dei giornalisti italiani tra le organizzazioni internazionali della stampa che avevano sede a Parigi e a Praga. Non si poteva essere equidistanti tra una città simbolo di libertà e una città oppressa da una dittatura comunista,  occupata e violentata dalle truppe sovietiche d’invasione. La battaglia in difesa dei valori liberali e democratici in una epoca in cui quei valori sembravano perdenti nella società italiana non era un espediente politico, ma era qualcosa di ben radicato, era una visione che si collegava a uno dei pilastri portanti della Costituzione, la matrice liberal-democratica della Carta fondamentale.

 

 

 

Mario Borsa: maestro di giornalismo di scuola liberale 

 

Walter Tobagi era stato eletto presidente del sindacato regionale, l'Associazione lombarda dei Giornalisti, la sera del 14 settembre 1978 e dopo la elezione, nel discorso di accettazione, aveva detto: "Voglio aggiungere, ed anche questa non vuole essere una frase vuotamente retorica, che accetto questo incarico per spirito di servizio e di dovere morale e ideale verso la categoria e verso le idee che personalmente, insieme con molti colleghi, ho manifestato in tante occasioni. Non vorrei fare un richiamo retorico al passato, ma se c’è il nome di un collega al quale penso idealmente in questo momento per l'esperienza che ha vissuto, per l'impegno che ha profuso in certi momenti anche nel sindacalismo giornalistico, questo giornalista è Mario Borsa e vorrei ricordarlo in questo momento".

 

 

 

“Borsa e il mio corso di storia del giornalismo”

 

A Mario Borsa, grande maestro di giornalismo, di scuola liberale, liberale alla inglese o radicale alla francese, direttore del "Corriere della Sera" dall'aprile del 1945 all'agosto del 1946, Walter Tobagi aveva dedicato un saggio sul numero del luglio-settembre 1976 del trimestrale "Problemi dell'informazione". Mario Borsa era per Walter il modello ideale di giornalista e non era un fatto occasionale averne ricordato pubblicamente il nome la sera del 14 settembre 1978. Anche Borsa aveva difeso il sindacato dei giornalisti, l'Associazione lombarda dei giornalisti, in una stagione declinante delle libertà civili, nel 1924, quando la morsa del fascismo cominciava a diventare soffocante. Anche in quell'autunno del '78 il clima politico e sindacale era pesante.  I maestri di Walter, i Ruffini e Borsa, divennero i maestri miei e di quanti frequentavano il nostro gruppo. Lo sono ancora oggi. Borsa è ben presente nel mio corso di Storia del giornalismo.

 

 

 

“Io, Tobagi, Leo Valiani  e l’assassinio di Emilio Alessandrini…”

 

C’è una pagina amarissima, che mi lega a Walter. Risale 29 gennaio 1979. Quella mattina i killer di Prima Linea avevano ucciso in Milano il sostituto procuratore Emilio Alessandrini. La sera ricevo una telefonata dal procuratore capo della Repubblica, Mauro Gresti con un invito perentorio: “Venga subito da me”. Lavoravo al Palazzo di Giustizia da 7 anni come cronista di punta del ”Giorno” (mi occupavo di terrorismo, mafia a Milano, crack Sindona). Gresti mi riceve subito. L’esordio è secco: “Oggi abbiamo tenuto una riunione in  Prefettura e abbiamo deciso di  avvertire coloro che sono in pericolo di vita. Lei,  con  Leo  Valiani e Walter Tobagi, è tra questi. Leo Valiani vive da clandestino come nel periodo 1943/1945. Lei domani mattina alle 8 mi porti qui Tobagi. Sappiamo che è molto amico di Tobagi”. Raggiungo in fretta la sede del giornale. Chiamo subito Walter,  ero nella Giunta della “Lombarda”, avevo una certa familiarità con lui. Gli racconto le parole di Gresti e mi chiede: “hai paura?”. Rispondo che non  mi va di fare l’eroe e che   ero emigrato per lavorare. Ho la voce incrinata. Penso a mia moglie e alle mie bambine, alle quali non racconto nulla per non allarmarle. La mattina successiva siamo da Gresti, il quale subito dice che non ha uomini per garantirci la scorta. E’ presente un colonnello dell’Arma il quale spiccica poche parole: “Quelli sparano tra le 8 e le 8.30. Vi conviene uscire di casa dopo le 9”.

 

 

 

Quando dissi no a “Repubblica” per rimanere al “Giorno”

 

Il direttore del “Giorno”, Gaetano Afeltra, mi allontana dalla cronaca giudiziaria e mi  destina, ero caposervizio, al “Politico” (la redazione che si occupava di politica interna e di politica estera), poi “Ai fatti della vita” (la redazione che si occupava della cronaca nazionale). Continuo a far parte del  CdR fino al 1983, quando Gianni Locatelli mi chiama al “Sole 24Ore”. Nel 1975 ero stato assunto da Eugenio Scalfari per far parte della squadra di  “Repubblica”. Avevo firmato, poi, però, ero rimasto al “Giorno” al quale ero attaccato visceralmente. Era salito da Cosenza a Milano proprio con l’obiettivo di lavorare al “Giorno”, il  quotidiano più moderno d’Italia, e c’ero riuscito con tanta fatica.

 

 

 

Il fallimento del banchiere siciliano Sindona e il mio passaggio al Sole 24 Ore

 

C’è un episodio della mia vita di cronista che voglio ricordare. Riguarda il fallimento (28 settembre 1974) del  banchiere siciliano  Michele Sindona. Scoprii  che era in atto una manovra per far saltare l’insolvenza delle banche  che facevano capo al finanziere.  Se saltava l’insolvenza, saltava anche il processo penale. Chiesi pubblicamente, sulle pagine del Giorno, che il procuratore generale, Salvatore Paulesu (parente di Gramsci), si costituisse nel giudizio civile d’appello “nell’interesse della Nazione”, Il Codice civile consentiva questa iniziativa,. Il crac Sindona aveva procurato un buco all’Italia di oltre 2mila miliardi di lire,  buco coperto da un prestito tedesco garantito con l’oro della Banca d’Italia. La manovra non passò. L’insolvenza fu confermata. Gli avvocati di Sindona  cercarono di mettermi in  cattiva luce con il mio amministratore, Gaetano Greco Naccarato,  calabrese di Castrovillari, milanese da 50 anni, che avevo conosciuto nei primi anni 60 e che mi aveva presentato a  Emilio Granzotto per una assunzione a “Oggi”, che da settimanale doveva diventare  quotidiano. Era il febbraio del 1962. Il vecchio editore Angelo Rizzoli rinunciò poi  al progetto. Greco Naccarato con affetto mi disse che nella polemica avevo forse esagerato in intransigenza. Risposi che “Il Giorno” viveva con i quattrini degli  italiani, che il Parlamento ogni anno dava all’Eni,  il nostro editore, sotto forma di fondi di dotazione. Stavo con la Repubblica e con i carabinieri. Una risposta la mia un po’ secca. Che  gelò don Gaetano, persona specchiatissima e riflessiva. Allora ero il membro più influente del Cdr. Portavo avanti una linea che puntava a far rimanere “Il Giorno” nell’area pubblica. La contrapposizione Eni-Confindustria era stata archiviata. Quella linea era perdente. L’Eni non  ci dava i mezzi per far concorrenza  al Corriere della Sera. E cominciò il declino del Giorno, determinato anche dall’uscita del Giornale di Montanelli e dalla Repubblica di Scalfari. Quando ho capito come stavano le cose, ho accettato l’offerta di Gianni  Locatelli, direttore del Sole 24 Ore”.  Era il novembre 1983.

 

 

 

“Cronista minacciato da Luciano Liggio”

 

 Un altro episodio, che mi ha sconvolto risale all’epoca del processo a Luciano Liggio, il capomafia che aveva organizzato diversi sequestri di persona (Torielli, Montelera) nel  Nord Italia. A una domanda del presidente del Tribunale, Salvini, Liggio rispose che quei particolari le aveva scritte “il segretario del Pm” e mi indicò con il dito. In quel momento era a fianco del pm, Giovanni  Caizzi. Il processo fu interrotto per un  po’ di ore. La vicenda ebbe una larga eco sui Tg e nei giornali (“Cronista minacciato da Liggio”). Qualche giorno prima mi era stata rubata l’auto, una Giulia 1300, nel garage di casa, poi un  nostro tipografo era stato bloccato in una via di Trezzano e un tizio dal forte accento siciliano gli aveva detto: “Dite ad Abruzzo che gli spezziamo le gambe”. Risultato: fui allontanato dal  Palazzo di  Giustizia per ragioni di sicurezza per un periodo di tre mesi. Insomma la mia tra terrrorismo e mafia era diventata una vita pericolosa. Nell’aula del processo Liggio, dopo il furto dell’auto, Nello Pernice, spalla di Liggio, sorrideva e faceva  battute indicandomi: “Certo, senza auto, è duro andare in giro”.  Anche don Coppola sorrideva, mi puntava gli occhi e diceva: “Sono pulito come l’acqua della Sila”. Lo avevo battezzato: “Il parroco della mafia”.

 

 

 

 

 

Le tue battaglie più importanti per la difesa dei giornalisti e del diritto all’informazione durante i 18 anni di presidenza dell’Ordine lombardo (compresi i ricordi anche umani  più significativi). 

 

L’Ordine ha la forza delle delibere e ha una potenzialità enorme in tema di garante dei diritti dei giornalisti. Ho puntato subito sulla difesa dei più deboli, gli sfruttati, i  giornalisti senza diritti, ma ho anche avviato la battaglia per la formazione dei giornalisti in Università. Ho promosso il potenziamento dell’Istituto “Carlo de Martino” per la Formazione al giornalismo, la nostra scuola di giornalismo che ha preparato in 30 anni ben 682 giornalisti professionisti; ho sviluppato interventi nel campo della tutela delle regole deontologiche (soprattutto nel comparto della commistione pubblicità-informazione, il cancro dei giornali), ho fatto del mensile “Tabloid” il giornale della identità professionale (dando peso alle ricerche storiche, allo studio del contratto e dei temi previdenziali, agli argomenti legati alla professione e all’attualità dei media).  Per il presidente emerito della Corte costituzionale, Giuliano Vassalli, “Tabloid era il più bel periodico di una professione intellettuale” , elogio pubblico fatto nella Università di Milano Bicocca presenti docenti e giuristi. Conservo tante lettere. Giro per convegni da Gorizia a Bari, da Roma, a Genova: trovo sempre giornalisti ex allievi dell’Ifg o miei ex praticanti d’ufficio, che mi fanno festa. Con diversi colleghi ho rapporti forti anche a distanza di anni. Noi vecchi del grande “Giorno” siamo come i reduci, quando ci troviamo  volano abbracci e baci.

 

 

 

“Le tue delibere un inno ai diritti sanciti dalla Costituzione”

 

Voglio ricordare “L'amarcord di Silvano Balestreri  quando nel giugno 2007 ho lasciato la presidenza dell’Ordine:

 

“Le tue delibere  erano un inno ai diritti sanciti dalla Costituzione.

 

La  tua lezione di legalità rimane scolpita, non solo nei cuori”.

 

 

 

 From: Silvano Balestreri - Date: 8-giu-2007 13.21 - Subject: amarcord -To: fabruzzo39@gmail.com

 

 

 

“Carissimo Presidente, quando finisce una stagione o, come questa volta, tramonta addirittura un’epoca, a noi, con i capelli grigi, viene la malinconia, è uno scotto che si paga all’avanzare degli anni. Tra le mille incertezze di questo mestieraccio (come lo chiamavano i grandi vecchi) era rimasto il porto sicuro dell’Ordine di Milano, dove il grande Franco Abruzzo, vegliava vigile sulla legalità. Carissimo, grande Presidente, Ti devo, fosse solo come amarcord, il riconoscimento di aver fatto scuola a tutti gli Ordini regionali: è soltanto merito Tuo se negli anni Novanta in un Paese squassato dalla questione morale i giornalisti hanno ritrovato, grazie alla Tua lezione, l’orgoglio della legalità. Facevi scuola a noi piccoli presidenti di Ordini piccoli, con le Tue delibere, toste e grintose come requisitorie. Abituati alle mediazioni ai compromessi e ai tentennamenti, ci siamo accorti che la nostra forza era nella legge dell’Ordine. Mentre i vari organismi di categoria temporeggiavano (e gli abusivi invecchiavano) abbiamo imparato a far rispettare la legge, leggendo e copiando le Tue delibere che erano un inno ai diritti sanciti dalla Costituzione. Abbiamo sanato tante situazioni e riparato tanti torti. All’orizzonte dell’Ordine dei giornalisti tramonta la stagione Abruzzo, ma la tua lezione di legalità rimane scolpita, non solo nei cuori. Ti abbraccio,  Silvano Balestreri”.              

 

 

 

Mi ha colpito anche un messaggio  spedito da Messina da un collega, che non conoscevo.

 

 

 

Alfredo Leto: "Hai insegnato il rispetto della dignità umana!".   

 

 

 

A: fabruzzo39@yahoo.it - Oggetto: Un sincero plauso - Data: Thu, 7 Jun 2007 11:57:41 +0200

 

 

 

“Caro Presidente,  pur appartenendo all’Ordine di Sicilia ho seguito costantemente l’attività dell’Ordine di Lombardia sotto la tua presidenza che ritengo sia stata sempre illuminata e motrice di rinnovamento e qualità. E il tuo merito principale, che giustamente ti onora, è stato quello di aver sempre  avuto presente il principio del rispetto della dignità umana e di averlo rammentato a colleghi immemori e insegnato alle nuove leve professionali. Questo è il principio fondamentale su cui deve reggersi la professione giornalistica e vanno convertite quelle aree in cui, in omaggio al male interpretato dovere di informazione, si opera senza curarsi dei prevedibili effetti devastanti. In tanti anni  di presidenza regionale hai dato all’intera categoria nazionale un alto apporto di idee, di proposte, di sviluppi positivi. Un così prezioso contributo è destinato a durare nel tempo e a favorire l’opera del nuovo Consiglio lombardo. Nel quale tu, anche da unico Consigliere di minoranza, ma il più quotato in dottrina, esperienza, saggezza, sarai una presenza autorevole, costante, attiva, e continuerai a dispensare sapere e consigli. Tutta la Categoria avrà ancora a lungo bisogno del tuo apporto. Non negarglielo. Con i migliori auguri e saluti, Alfredo Leto, giornalista in pensione di Messina”.

 

 

 

Le tue opinioni sul mondo dell’informazione oggi:  rischi e pericoli (indicando, se possibile, casi concreti con un’attenzione, anche, al mondo dell’informazione meridionale) 

 

Oggi il problema centrale  è quello della difesa della professione di giornalista, che gli editori vogliono distruggere. Gli editori vogliono assemblare i materiali presenti nella rete utilizzando giovani precari e affidare la parte nobile, i commenti, a persone di fiducia (ambasciatori e professori universitari).  Un nucleo di giornalisti professionisti molto qualificato provvede, invece, alla creazione, all’assemblaggio e alla fattura del giornale. Questo disegno va contrastato con energia e determinazione. Bisogna difendere il ruolo storico del giornalista, mediatore intellettuale tra i fatti e la gente, e  battersi perché chi ha  interessi privati in altri settori non possieda giornali. La prima contromossa è l’approvazione  di una legge sullo Statuto dell’impresa editoriale, che separi proprietà azionarie e redazioni. La varietà delle opinioni sulle pagine dei giornali deve garantire il traguardo dell’obiettività minima, che si sostanzia anche nella pubblicazione di tutte le versioni circolanti su un determinato evento e di opinioni dissonanti rispetto alla linea del giornale. Il pluralismo è un valore da coltivare. “La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati” afferma solennemente la Costituzione europea. Un principio, che va costruito e implementato a livello continentale. Sarebbe ottima, come negli Usa, separare il giornale che racconta i fatti e li  spiega dalle pagine dedicate ai commenti, pagine che dovrebbero avere un direttore diverso da quello della pagine dei fatti. Lo Stato potrebbe limitarsi a finanziare due pagine al giorno in ogni giornale dedicate al contributo libero dei lettori da affidare al direttore delle pagine dei commenti. Questa è una vecchia idea di un collega, Hermes Gagliardi, che non c’è più. Gagliardi parlava di un controdirettore al quale affidare le pagine aperte ai lettori. E’ ovvio che i giornali  non debbano avere il vincolo di accettare il contributo statale.

 

 

 

E’ urgente una norma antitrust per la libera dei giornalisti

 

Il non collateralismo partitico e sindacale dovrà costituire il patrimonio comune di tutti i giornalisti. Non collateralismo vuol dire presa di distanza da ogni centro di potere esterno o interno al giornalismo professionale: valore questo da praticare concretamente. Bisogna battersi per introdurre una norma antitrust del tipo “chi ha interessi privati in altri settori non può possedere giornali”. Occorre, per legge, separare gli interessi non editoriali degli azionisti da quelli dell’informazione. L’anomalia italiana (a livello internazionale per quanto riguarda il mondo occidentale) è data dal Parlamento, che possiede tre reti tv e tre reti radiofoniche, e dagli editori di giornali e tv, che hanno interessi in altri campi (banche, auto, cemento, assicurazioni, costruzioni, cinema e politica, etc). Anche i grandi investitori pubblicitari condizionano i giornali: gli Stati Uniti insegnano qualcosa al riguardo. Devono essere sciolti i nodi dei conflitti di interesse, che non riguardano soltanto Silvio Berlusconi.

 

 

 

Le banche e le imprese editoriali

 

La presenza delle banche nel capitale delle imprese editoriali è una minaccia reale all’autonomia dei mass media. Se si passerà a un sostanziale regime liberalizzato, il ruolo delle banche nell’editoria rischia di diventare ancor più invasivo soprattutto in caso di crisi delle imprese, quando le banche prendono in mano le redini delle imprese in difficoltà. Un primo passo potrebbe esser quello di recepire nella legge in cantiere di riforma dell’editoria alcuni princìpi elaborati dalla dottrina e in sede sindacale La nuova legge dovrebbe affermare l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti dal potere politico; l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti da ogni gruppo di pressione; la separazione dell’informazione — larga e indipendente — dal commento. Una delle regole più importanti deve riguardare il direttore. L’editore non può legittimamente nominare un direttore se non sono stati prima consultati i giornalisti. Si tratta di un parere, quindi, preventivo e obbligatorio ancorché non vincolante. Contenere le anomalie editoriali italiane e l’influenza delle proprietà sui giornali deve figurare negli impegni del Parlamento, stante il valore fondamentale del giornalismo, che non sopporta censure o autorizzazioni, e il diritto dei cittadini a una informazione onesta e completa. La scommessa è il giornalismo indipendente: può ritrovare cittadinanza in Italia? L’alternativa pessima è il giornalismo schierato con i poteri della politica e dell’economia. In sostanza la libertà di informazione non è una variabile dipendente del mercato, ma è un principio e un diritto fondamentale della Costituzione repubblicana, che va sopraordinata alla proprietà dei giornali.

 

 

 

I giornali non sono veicoli di pubblicità spacciata per notizia

 

E’ necessario  che i giornalisti  si stringano attorno ai valori fondamentali della Costituzione, i valori di libertà, di dignità della persona, di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza, di libertà di manifestazione del pensiero (che si sostanzia nell’esercizio libero e senza censure del diritto “insopprimibile” di cronaca, di informazione e di critica “limitato dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui”). La legalità deontologica è un valore da difendere contro chi pensa di ridurre i giornali a meri veicoli di pubblicità spacciata per notizia, di gossip, di foto raccapriccianti e/o impressionanti, di articoli elaborati incollando le agenzie di stampa. I giornalisti devono affermare e far valere il loro ruolo di mediatori intellettuali tra i fatti e i cittadini, non disposti a far battaglie per conto terzi (gli editori, gli azionisti e gli investitori pubblicitari). Le inchieste sui problemi sociali ed economici devono tornare nei giornali. Non è possibile che i giornali “buchino” sistematicamente i grandi scandali economico/finanziari e che gli stessi emergano soltanto dai Palazzi di Giustizia: all’informazione, invece, spetta anticipare i fatti. Oggi prevale la prudenza soprattutto per non scontentare gli azionisti.  E’ più opportuno giocare di rimessa, aspettando che le notizie escano dai Palazzi di Giustizia. Il conformismo spesso è una realtà amara.

 

 

 

La Costituzione in difesa della libertà di stampa

 

La Costituzione rimane l’unico baluardo a difesa della libera stampa contro  l’arroganza degli editori, che dal 2005 al 2009 hanno negato il rinnovo del contratto di lavoro e trattano da paria i freelance e i collaboratori. La libertà di impresa non significa: a)  concepire il mercato come un pollaio dove le volpi (=gli editori) possono fare quel che vogliono; b) stravolgere il lavoro intellettuale del giornalista con la sua utilizzazione contemporanea nelle redazioni (anche web) di quotidiani e periodici nonché nei telegiornali e nei radiogiornali. Va salvaguardata la specificità culturale e la professionalità di ogni giornalista.  Deve vincere l’Europa in tema di accesso alla professione, collegata strettamente all’Università e svincolata dal potere degli editori di “fare” i giornalisti. L’accesso deve essere esclusivamente affidato ai master universitari biennali riconosciuti dall’Ordine. 

 

 

 

“Banchieri giù le mani dai giornali”

 

Va avviato un grande dibattito in ogni parte della Nazione sui condizionamenti delle banche e della pubblicità  nella vita dei  giornali di carta, tv, radiofonici e web con l’obiettivo di proporre al Parlamento una organica riforma dell’editoria che faccia prevalere il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini all’informazione sulle azioni dei proprietari dei giornali stessi. Gli slogan di questa battaglia altamente civile sono questi: “Banchieri, giù le mani dai giornali” e  “La pubblicità stia al suo posto e non sostituisca l’informazione”. Sviluppare una intensa campagna nei luoghi di lavoro, perché siano respinte certe offerte indebite di favori da parte di pr e aziende. Gli uffici marketing non devono interferire con il lavoro dei direttori e delle redazioni.

 

 

 

Difendere il ruolo degli inviati speciali

 

Un altro capitolo importante è la difesa del ruolo degli inviati speciali, cancellati come qualifica dal Contratto del 2001 per un errore imperdonabile della Fnsi. Attraverso la figura dell’inviato, i giornalisti devono difendere la specificità e l’originalità di ogni giornale inteso come opera collettiva dell’ingegno. No ai giornali copia e incolla, sì ai giornali costruiti dai giornalisti, che devono tornare a parlare con la gente nelle città e nei paesi della Penisola. Sì ai cronisti, che battono i marciapiedi e consumano le scarpe alla ricerca di notizie. E’ da  condannare la scelta degli editori di utilizzare le tecnologie informatiche come taglio dei costi. Bisogna chiedere organici delle cronache adeguati alla realtà complessa delle nostre città e dei nostri borghi nonché della nostra realtà sociale/economica e della nostra vita civile. Le inchieste sono state sostanzialmente abolite almeno negli ultimi 15 anni. Dobbiamo tornare a fare inchieste, che facciano male a qualcuno, soprattutto ai poteri forti (banche, grande industria, assicurazioni, mondo politico). I Palazzi non sono luoghi inviolabili! Questo discorso vale per il Nord e il Sud. A Catania è accaduto  che il giornale locale abbia pubblicato una lettera di Vincenzo Santapaola, figlio del boss Nitto, vincolato al regime del 41/bis, senza dire nulla sul “chi è”. Una caduta deontologica fortissima. Nelle nostre scuole di giornalismo, mi capita spesso di rispondere alla domanda: "Che si intende per giornalismo?". La risposta è "informazione critica legata all'attualità". Se l'articolo 2 della legge 69/1963 sancisce il "diritto insopprimibile dei giornalisti alla libertà di informazione e di critica", nondimeno esistono dei doveri che bisogna assolvere. L'obiettività non significa neutralità: il giornalista è un mediatore intellettuale tra i fatti e la pubblica opinione. Pertanto è tenuto a offrire una ricostruzione dei fatti e a inquadrare i protagonisti dei fatti. Nel caso specifico, quindi, era preciso dovere del quotidiano dire chi fosse il mittente della missiva. Non si poteva non riflettere su questa circostanza: Vincenzo Santapaola nella lettera non nomina mai il padre, tace sulla tragedia dell'assassinio della propria madre e implora di essere considerato come una "persona normale", un "uomo qualunque". Troppo. Impossibile. Non si discute il diritto e il potere del direttore de "La Sicilia" di pubblicare la lettera di Vincenzo Santapaola. Il problema è un altro: i lettori del quotidiano avevano e hanno il diritto di conoscere la biografia dell'estensore della lettera.  Non si tratta di un mittente insignificante della storia siciliana e italiana se ci si basa sul presupposto che la mafia sia ancora oggi, e drammaticamente, un problema irrisolto della nazione. I giornali sono e dovrebbero essere la coscienza vigile della comunità nella quale vivono e incidono. Quel quotidiano  è venuto meno ai suoi doveri di informare in maniera rigorosa, completa, e documentata la pubblica opinione, salvaguardando anche il diritto alla difesa di Vincenzo Santapaola. I diritti costituzionali vanno rispettati anche nei riguardi di imputati e condannati per gravi fatti nonché protagonisti di vicende sanguinose che hanno scosso la pubblica opinione e che hanno ferito la nostra Repubblica. Bisognava rispondere a una semplice domanda: "Chi è?".  Ho spiegato indirettamente la crisi odierna dei giornali: i giornali sono i cani di guardia dei poteri. Il guaio è che la gente li avverte come incorporati nei poteri e non come controllori degli stessi. E’ esplosa così la disaffezione. E le vendite sono crollate.

 

 

 

Il tuo profilo umano e “calabrese”: da dove vieni;  la tua famiglia calabrese e i tuoi rapporti oggi con i calabresi;  perché sei andato via (sul viaggio con la Fiat  600 ci soffermeremo con più cura perché trovo che sia semplicemente epico);  le tue impressioni su Milano e i lombardi all’inizio della tua avventura  milanese;  cosa ha significato per te essere calabrese a Milano nei decenni scorsi. A quale direttore nel corso di una divergenza hai detto che sei tosto come lo sono i calabresi? chi sono stati i tuoi maestri o i tuoi punti di riferimento. Cosa pensi dei calabresi e della Calabria. 

 

La mia famiglia per parte di madre appartiene al mondo contadino (ricordo uno zio carabiniere, Pietro, fratello di mia mamma, morto giovanissimo per ferite di guerra,  e uno, Tommaso, alpino, gli “alpini del Sud pochi ma buoni”), mentre per parte di padre alla piccola borghesia impiegatizia e professionale (ho un bisnonno medico e farmacista in quel di Gasperina,  un cugino di mio papà  è stato prefetto della Repubblica, un altro generale medico dell’Esercito). Ho cugini medici, docenti, funzionari pubblici, avvocati.

 

 

 

Sono andato via dalla Calabria con una Fiat 600

 

Posso dire che sono andato via dalla Calabria in Fiat 600, appena comprata a rate (ovviamente). Mi sono fermato a Campotenese, al confine praticamente tra Calabria e Basilicata e quella sera ho riflettuto moto sulle pagine lette con avidità di  Giustino Fortunato. L’emigrazione è un destino delle genti del Sud. La mia Calabria poi era ed è, purtroppo, l’osso del Sud. Il mio pensiero andò  ai miei maestri del Liceo,  soprattutto ad Angelo  Mancuso, che insegnava storia con un metodo moderno, spiegando le idee-forza che avevano animato la società europea nel 600/700 e nell’800 risorgimentale per tanti popoli oppressi da  secoli. Non potevo dimenticare donna Raffaella Barca, la mia maestra di I e  II elementare, che mi aveva accolto, piccino, a casa sua, insegnandomi a scrivere a meno di 4 anni, eravamo nel 1943, con i tedeschi della divisione Goering in casa. Della guerra conservo ricordi brutti, la mia scuola occupata dagli sfollati nel secondo piano, le aule senza vetri o quasi, i cappotti ricavati dalla coperte americane, le gallette americane dal sapore forte. E poi le ore trascorse in oratorio con don Alfonso Sammarco, le ore trascorse alla biblioteca comunale in piazza Prefettura, la morte di mia madre quando avevo 16 anni.

 

 

 

I calabresi in Lombardia: viaggio di sola andata

 

“I calabresi in Lombardia”. Potrebbe essere il titolo di un libro dedicato a una storia lunga  almeno cinquant’anni. Da quando i calabresi, abbandonate le vie delle Americhe e dell’Europa continentale, hanno preferito orientarsi verso il Nord dell’Italia. Prima i contadini, poi i figli dei ceti medi, poi  gli intellettuali. E’ stato un viaggio senza ritorno, di sola andata.

 

Racconto la mia vicenda, perché è emblematica. La vicenda di un ex studente liceale (”Liceo Telesio” di Cosenza) e precoce lettore de “Il Giorno” di Milano, il quotidiano più moderno dell’Italia di metà degli Anni 50, ma già con la vocazione del giornalista nella testa. Era “Il Giorno” di Enrico Mattei e di Gaetano Baldacci (e poi dal ’60 di Italo Pietra al quale mi toccherà, nel ’66, ricordare di essere un calabrese dalla testa di acciaio e di avere fiducia nella provvidenza di fronte al suo diniego del praticantato). E si sa che i calabresi hanno la testa dura, sanno anche sognare e qualcuno si scopre con gli anni anche oppositore sociale. Il professore di storia era martellante nelle sue tesi: “Ragazzi, Milano ha fatto l’Italia.  Se doveste decidere di andare via, puntate su Milano e basta. Milano vi renderà liberi”.  E così è stato. In effetti  Milano ha deciso nel bene e nel male dal ‘700 ad oggi tutte le svolte nazionali, dall’Illuminismo al Risorgimento, alla Grande Guerra, al Fascismo, alla  Resistenza, al  Centrosinistra, da Tangentopoli alla Lega Nord e  a Forza Italia.  Il sindacato operaio, come il movimento socialista,  è nato da queste parti. Lo stesso discorso riguarda i giornali. Da “Il Secolo” al “Corriere della Sera”, da “Il Giorno” al  “Giornale” di Indro Montanelli, a “Libero” di Vittorio Feltri. Qui sono le grandi case editrici.

 

 

 

Emigrare? “Un’opzione obbligatoria per realizzare un sogno”

 

Non sono stato il solo, tra i miei coetanei calabresi, a sognare di lavorare come giornalista a Milano. Posso citare Gino Morrone e  Salvatore Scarpino (Cesare Lanza  aveva bruciato tutti, ma  verso Genova). Posso dire che mi è andata bene. Ho lavorato a “Il  Giorno” (quotidiano sognato) di Italo Pietra, Gaetano Afeltra e Guglielmo Zucconi e poi a “Il Sole 24 Ore” di Gianni Locatelli, Salvatore Carrubba ed  Ernesto Auci. Mi ha assunto Eugenio Scalfari a “Repubblica”: era il luglio 1975, ma poi  ho preferito rimanere dov’ero. Quando sono sbarcato a Milano  nel ’62, avevo alle spalle le esperienze giornalistiche calabresi,  tre anni circa di cronaca nera/giudiziaria, bianca e sport, una esperienza modesta, che era, però, una scelta definitiva. Verso quel “mestiere” mi aveva spinto inconsapevolmente mio padre, che, lavorando alle Poste, mi procurava diversi giornali ogni giorno. Leggevo tutto avidamente. In verità c’era stata un’altra modesta esperienza al “Telesio”, dove, con alcuni coetanei, avevamo pubblicato due o tre numeri di un giornaletto scolastico. Cosenza, allora, offriva pochissimo sotto il profilo occupazionale. Emigrare era una opzione obbligatoria per realizzare un sogno. Potevo ritenermi fortunato perché la meta era italiana, Milano, mentre mio nonno materno, nel 1906, aveva cercato fortuna a Filadelfia, mentre altri parenti avevano preferito chi l’Argentina chi il Brasile.

 

 

 

L’unità del Paese è forte

 

Il clima nel vecchio “Giorno” non era avvelenato, anzi. Si scherzava sui terroni  e sui polentoni. Giovanissimo, ero preso di mira per il mio accento calabrese forte, dicevo che era una eredità greca. Ed era vero. Riuscivo a far sorridere i colleghi raccontando che ero un “longobardo del sud tornato a casa”. Non tutti erano al corrente che Cosenza era stato il più meridionale dei ducati longobardi, e che sulla costa tirrenica c’è un paese che si  chiama “Longobardi”  e che dietro Vibo c’è una  vallata dei longobardi. I lombardi avrebbero scoperto i cugini terroni solo con il terremoto dell’Irpinia, terra di paesi longobardi (o lombardi). Sotto una chiesa vennero trovate diverse croci longobarde d’oro simili a quelle rinvenute a Trezzo sull’Adda. L’unità del paese è forte. Chiamato in Lomellina a presentare un libro sui campanili di quella terra, esordii dicendo che mi ricordavano molto i miei campanili calabresi. C’è anche in Lomellina una abbazia cistercense, che ha una facciata simile a quella della Sambucina in territorio di Luzzi.  Il pubblico (per lo più leghista) sulle prime  non gradì molto gli accostamenti, ma alla fine applaudì. Parlo di me per raccontare una storia lieta, ma tanti e tanti miei  compagni dalle elementari al liceo all’Università hanno trovato a Milano e dintorni accoglienza e fortuna nelle libere professioni, nel pubblico impiego, nelle aziende private, nell’insegnamento universitario. Raccontando vicende personali sto tessendo le lodi di Milano, di questa metropoli civile ed europea, che non volta le spalle a nessuno (non è retorica, credetemi).

 

 

 

I calabresi hanno contribuito a rendere grande Milano

 

Indro Montanelli tanti anni fa ha raccontato la storia di Milano, parlando dei  diversi popoli, gli emigranti dei secoli bui,   che vi  avevano trovato ospitalità, concorrendo al suo sviluppo e arricchendo il dialetto.  Milano ha consentito a tanti e tanti di integrarsi e di formare una società  rispettosa dei valori della persona. Anche i  calabresi  hanno  contribuito a rendere più grande Milano con le loro capacità intellettuali, con la loro  fantasia, con la loro tenacia di teste dure. C’è bisogno di teste dure, che non si arrendano mai di fronte alle difficoltà del momento, quando sono di scena crisi e rallentamenti nella crescita economica.

 

Ognuno di noi ha una sua storia alle spalle, una terra, un carattere. E’ indubbio che i miei primi 22 anni in terra di Calabria sono stati decisivi sotto tutti gli aspetti umani e civili (penso al lavoro svolto per “Il Tempo”, “Il Giornale d’Italia”, “Gazzetta del Sud”,  “Italiasud”, “Tuttosport” e  “Tribuna del Mezzogiorno”). Anche la mia coscienza italiana ha profonde radici calabresi e cosentine in particolare. Il  Vallone di  Rovito, alle porte di Cosenza, conserva il ricordo amaro di un fatto  che ha scosso le coscienze degli italiani del 1844 con la tragedia dei Fratelli Bandiera, venuti a morire  nell’estremo Sud, con altri giovani calabresi, per una Patria in cammino, che ancora non c’era se non  nella testa e nel cuore  di Giuseppe Mazzini.  Da bambino, - frequentavo le elementari dello Spirito Santo -, ci portavano ogni anno nel Vallone di Rovito. La mia coscienza nazionale si è formato in nuce in quel  Vallone. L’emozione che provavo allora, bambino,  non mi ha mai abbandonato.

 

 

 

Gioacchino da Fiore e la visione della storia sempre in movimento

 

Come non riflettere sul contributo poderoso che la Calabria ha offerto allo sviluppo del pensiero umano e della religiosità cristiana: Gioacchino da Fiore con la visione della storia sempre in movimento; Bernardino Telesio, il primo degli “uomini nuovi”, che abituò i pensatori e filosofi a guardare  verso terra al posto del cielo, alla realtà delle “cose”;  Francesco di Paola, che, in pieno Rinascimento, predicava il Vangelo e la povertà; Tommaso Campanella, che, fedele al suo pensiero, trascorse 30 anni nelle carceri spagnole di Napoli e che regalò al mondo il sogno di una “Città del sole”.

 

Ecco in Calabria alligna una strana ma piccola stirpe di oppositori sociali, che hanno proprio in Gioacchino da Fiore, Telesio, Francesco di Paola e Campanella simboli esaltanti e vati dotati di spirito profetico. Quando c’è da dire qualche “no” è facile imbattersi in alcuni calabresi, portati, come ha scritto Corrado Alvaro, a non accettare mediazioni, ma a schierarsi per il bene o  per il male, da una parte o dall’altra. I calabresi non conoscono la via del Purgatorio. Amano  volare nei cieli azzurri del Paradiso oppure bruciare tra le fiamme dell’Inferno.

 

 

 

.Ricordi e rimpianti: cosa non faresti più  se potessi ricominciare, per  esempio: resteresti in Calabria;  cosa consigli ai giovani in generale e ai giovani calabresi per  affermarsi e segnatamente per affermarsi nel mondo dell’informazione e della  comunicazione?   La telefonata di Giacomo Mancini, ma il mio destino era ormai Milano…

 

 

 

Io devo far riferimento alla realtà della  Calabria del decennio 1950/1960. Il decennio della grande fuga verso il triangolo industriale Milano/Torino/Genova. Non scappavano soltanto i contadini, ma anche gli studenti. Gli studenti casentini  per completare gli studi universitari si trasferivano  a Messina, Bari, Napoli, Roma, Pisa, Firenze, Bologna, Pavia, Milano, Padova. In Calabria non c’era lavoro e non c’era una università. Io sono figlio di quella stagione. Studente a Roma, poi capisco che Milano è la capitale dell’editoria e che bisogna andarsene. Guadagnavo allora da 15 a 30mila lire al mese e le prospettive erano nere. Non c’erano quotidiani in Calabria. Nel 1975 ricevo un affettuosa telefonata di  Giacomo Mancini,  che mi invita a lavorare al “Giornale di Calabria”,. Lo ringrazio e spiego che ormai il mio destino professionale è legato a Milano. Milano mi ha conquistato e non sono capace di distaccarmi. Dovevo fare i conti anche con mia moglie Diana, veneta-francese, che non voleva saperne di trasferirsi in Calabria. Anche oggi non resterei in Calabria. Lo dico con franchezza.  Milano offre opportunità,  che nella mia terra non esistono.  Mi sento italiano e casa mia a Milano, come a Cosenza. Questa nostra Nazione è stata costruita dai nostri nonni, dagli emigranti con le rimesse e dai combattenti, 6 milioni di uomini su 35 milioni di abitanti,  che sul Piave hanno forgiato l’unità vera della nostra Patria, soffrendo fianco a fianco, per 41 mesi terribili. A Milano e in Lombardia non mi sonio mai sentito estraneo o diverso.

 

 

 

Qual è  il mio messaggio ai giovani calabresi?

 

I confini italiani sono angusti. Siamo europei. Le opportunità vanno cercate in tutta Europa, nei 27 Stati che formano la Ue. Bisogna darsi una forte preparazione culturale, scientifica, economia, finanziaria, padroneggiate altre due lingue (inglese e tedesco o francese). Quando guardo una foto ingiallita della V elementare dello Spirito Santo, vedo il direttore didattico Rocca  il mio insegnante Domenico Anselmo. Fra di noi c’è Gianfranco Rocca,  nipote del direttore, che conosceva da piccolo un paio di lingue. Gianfranco dopo la laurea si è trasferito a Bruxelles ed è diventato direttore generale della concorrenza. Già, conosceva le lingue. Un  anticipatore. Indico Gianfranco come modello da seguire.

 

 

 

Il giornalismo di carta ed  Internet. Giornalismo ed università. La tua opinione su questi due temi.

 

Il giornalismo di carta non morirà, diventerà un giornalismo di nicchia, ma resisterà ad internet, come ha resistito alla radio e alla televisione. Le tecnologie (penso a una “macchina”  che unifichi cellulare e cinepresa) consentono a tutti di trovare una notizia, di raccontarla e  di documentarla con le immagini. A questo punto serviranno i giornalisti professionisti, capaci di capire quello che c’è dietro la notizia, di  superare   radio, tv e internet, dando le interpretazioni e le letture complesse del fatto.

 

 

 

Ai giornalisti occorre una forte preparazione interdisciplinare

 

Negli ultimi 20 anni, dalla presidenza dell’Ordine di Milano, ha combattuto la battaglia diretta ad agganciare formazione giornalistica e università. La laurea del luglio 2007 c’è grazie al ministro Cesare Salvi. Bisogna che diventi l’unica via di accesso. Il messaggio è chiaro:  bisogna alzare la testa e far capire a tutti che i giornali sono fatti dai giornalisti anche nelle parti più alte, il commento e le analisi, mentre oggi queste parti sono appaltate a  docenti universitari e  ambasciatori. Per riappropriarsi della polpa dei giornali, bisogna avere le carte in regole. Una forte preparazione interdisciplinare. O si imbocca questa via o siamo destinati al piccolo cabotaggio.

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20 mars 2013 3 20 /03 /mars /2013 15:08

 

 

 

 

 

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ROYAL MONACO EDITION PRINTANIERE N°6

March 20, 2013

 

 

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13 mars 2013 3 13 /03 /mars /2013 21:06

 

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HABEMUS PAPAM / FRANCESCO
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IL CARDINALE ARGENTINO JORGE MARIO BERGOGLIO E' IL NUOVO PAPA FRANCESCO, VESCOVO DI ROMA.
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Le sue prime parole in perfetto italiano sono state indirizzando alla folla in maniera scherzosa dicendo che i cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del Mondo!
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E' un gesuita per cui ha credenziali culturali di  base dottorale in diversi ambiti, Papa Francesco. E' stato grazie alla sua rinuncia di cardinale papabile che Ratzinger venne eletto.
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Al popolo di Roma ha parlato di fratellanza ed amore in una comune preghiera verso tutti.
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9 mars 2013 6 09 /03 /mars /2013 16:56

 

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Le Député-Maire de Nice Christian ESTROSI, Président de la Métropole Nice Côte d’Azur, demande la création d'un Comité de concertation permanent.

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« La concertation autour de l’Eco-Vallée, Opération d’Intérêt National de plus de 10.000 hectares dans la Plaine du Var, a toujours été pour moi essentielle. C’est pour cela que nous avons lancé, dès 2011, la concertation autour du projet de territoire. Il était alors important de fixer ensemble les grandes lignes devant structurer les réflexions et les actions dans l’Eco-Vallée pour les trente ans à venir.

Depuis, de nombreuses concertations se sont tenues. Sur le Grand Arénas tout d’abord, en mars 2012, puis sur Nice Méridia en septembre 2012, sans oublier les différentes concertations règlementaires qui se sont tenues autour du Schéma Global des Transports, l’Allianz Riviera, la voie des 40 mètres ou encore autour du PLU.

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Aujourd’hui, le projet a suffisamment progressé concrètement pour que de nouvelles formes de concertation soient envisageables. J’ai donc demandé qu’un Comité de concertation permanent soit créé afin d’associer les représentants des forces vives et de la population. Ce comité sera constitué, selon le mode d’organisation qui a prévalu lors du Grenelle de l’environnement, des 5 corps suivants: Etat, Élus, responsables employés et employeurs, associations représentatives, et en plus des personnalités qualifiées. Nous détaillerons ainsi les modalités proposées au prochain Conseil d’administration de l’Etablissement public d’aménagement qui se tiendra le 18 mars prochain.

Je constate aujourd’hui que mon point de vue en faveur d’une concertation élargie est en phase avec celui du Préfet avec lequel je me suis entretenu de cette proposition et avec Christian TORDO, Président de l’EPA et je m’en réjouis.

Cette instance permanente de dialogue nous permettra ainsi d’être suffisamment créatifs et de ne pas figer un processus qui, par nature, ne peut être qu’évolutif, afin d’être en phase avec une opération d’aménagement et de développement portant sur une telle échelle de temps et d’espace et rassemblant autant d’acteurs différents. »

Christian ESTROSI

*******************************************************************

Historique de la Création

de l’OIN de la Plaine du Var

 

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Le décret portant la création définitive de l'opération d’Intérêt National ECOVALLEE a été publié au Journal Officiel en mars 2008.

Après des années de procédure initiée lorsque Christian ESTROSI était ministre délégué à l'aménagement du territoire, le gouvernement a confirmé définitivement que le département des Alpes-Maritimes, la Métropole Nice Côte d'Azur et les communes de la Vallée du Var bénéficient d'une Opération d'Intérêt National au même titre que la Défense à Paris et qu'Euroméditerranée à Marseille.

Après Sophia-Antipolis au début des années 70, quarante ans après, l'Etat par cette OIN offre enfin au département des Alpes-Maritimes les moyens de retrouver son ambition et permet à notre département de relever les formidables défis de l'environnement, de l'économie et du développement durable, de la cohésion sociale et de la position Euro-Méditerranéenne du territoire.

 

Eco-Vallée, vitrine du Développement durable

 

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L’économie du développement durable repose aujourd’hui sur plusieurs grands secteurs : énergies renouvelables, nouveaux matériaux, technologies du recyclage, véhicules propres… Le positionnement d’Eco-Vallée représente pour le « green-business » et les « clean tech » (technologies propres) ce que fut Silicon valley pour les technologies de l’information.

En termes de structures et de bâtiments, l’exigence au niveau des critères HQE est dès aujourd’hui haussée au maximum. Le projet Nice-Meridia, dont la conception initiale ne respectait pas suffisamment cette exigence aux yeux de la nouvelle gouvernance, sera ainsi réaménagé afin de correspondre au label « Eco-Vallée ».

 

Pour la France, une ouverture sur l’international

Nice Côte d’Azur bénéficie d’atouts majeurs et éprouvés :

- un aéroport international de grande capacité, le deuxième de France après Roissy.
- le 2 ème aéroport d'affaires en France : Cannes-Mandelieu.
- un tourisme cosmopolite et de nombreux attraits pour le tourisme d’affaires
- des banques étrangères et des dépôts bancaires d’origine étrangère
- des résidents étrangers à fort pouvoir économique
- un niveau technologique performant notamment dans les télécommunications.

 

Eco-Vallée va fortifier ces atouts par un aménagement cohérent et la construction d’équipements adaptés :

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- Des infrastructures : LGV, réseau de tramway, pôle d’échange multimodal, aménagement d’accès routiers…
- Des logements répondant aux exigences du développement durable, bâtiments à énergie positive.
- Des équipements structurants : un centre d’exposition de 80.000m2, un renforcement de l’hébergement hôtelier, un grand stade de 35.000 à 40.000 places livrable à l’été 2013…
- Des structures dédiées aux cibles économiques, à l’enseignement supérieur et à la recherche…
- Un centre et des institutions culturels.

 

La porte d’entrée de l’Eco-Vallée

 

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Au sud de l’Opération d’Intérêt National Eco-Vallée se conforte un grand projet de quartier d’affaires autour du centre névralgique de l’aéroport international Nice Côte d’Azur.

Le développement urbain de la Côte d’Azur permet de répondre aux besoins de mobilité et d’échanges d’une économie mondialisée. Le nouveau grand quartier d’affaires proposera à terme une offre tertiaire neuve de plus de 370.000m² de bureaux, bénéficiant d’une desserte exceptionnelle : situés à 5 minutes de l’aéroport, ils sont également à proximité de la future gare d’échange multimodale et bénéficieront de l’extension du Tramway ligne 2 de Nice.

 

Un gigantesque territoire permettant de conjuguer urbanisation et espaces préservés

10.000 hectares dont 450 hectares seulement ont vocation à être valorisés et urbanisés, ce qui permettra notamment de conserver les surfaces agricoles et de créer un parc urbain de 15 hectares, tout en conservant un potentiel de SHON de près de 2 millions de mètres carrés. Un million environ pourrait être consacré à des bureaux et des entreprises, ce qui représente un gisement de 10.000 emplois dés les premières années, avec un objectif de 50.000 à terme.
A titre de comparaison, La Défense a généré 100.000 emplois en 30 ans, Euromed (seulement 150 hectares) près de 20.000 depuis 1995 et Sophia Antipolis 28.000.

 

Pour une vision politique durable, une gouvernance largement partagée

 

Nice-Eco-Vallee

L’Etablissement Public d’Aménagement d’Etat conçu pour la Plaine du Var a été largement ouvert aux collectivités impliquées et à leurs partenaires (13 représentants des collectivités territoriales, 2 représentants de la CCI et l’université de Sophia, 3 « personnalités qualifiées » dont l’un désigné sur proposition du syndicat mixte de Sophia-Antipolis). Christian Estrosi a également obtenu qu’un Conseil des maires des 15 communes concernées par l’Opération (Nice, Saint-Laurent du Var, La Gaude, Gattières, Colomars, Carros, Castagniers, Le Broc, Saint-Blaise, Saint-Martin du Var, La Roquette sur Var, Gilette, Bonson, Plan-du-Var) participe au conseil de l’Etablissement public.

L'EPA devrait permettre de renforcer le rayonnement international, déjà considérable, de la Plaine du Var. Cette opération constituera pour Nice, la plaine du Var et les Alpes-Maritimes "le grand défi du 21° siècle".

L'Etablissement public est présidé par Henri REVEL, Maire de Saint-Laurent-du-Var, Vice-président de Nice Côte d'Azur.

 

Téléchargez la carte du projet

plaine-du-var_eco-vallee[1].pdf 172,45 kB

 

Prix « Innovation et Design »

L’Eco-Vallée, Opération d’Intérêt National de la plaine du Var remporte le prix «Innovation et Design » !

Réaction de Christian Estrosi, Maire de Nice, Président de Nice Côte d’Azur :

« Grâce à ma volonté de faire de la plaine du Var un espace de développement unique à l’échelle nationale, le site est devenu une Opération d’Intérêt National et un Etablissement Public d’Aménagement. Mon but premier pour l’Eco-Vallée est de l’ériger en laboratoire du développement durable ; c’est cet objectif qui a permis au site de remporter le prix ‘Meilleur espoir, catégorie développement durable’, lors de la 4ème édition du prix ‘Innovation et design’, organisé par Condé Nast Traveller.

Je suis très fier de cette victoire, avec laquelle nous gagnons ainsi une reconnaissance internationale pour la requalification de ces 10.000 hectares de la plaine du Var en un secteur d’innovation exceptionnel, un espace de référence pour l’intégration des problématiques environnementales dans les projets de développement économique, social et urbain. »

Ce prix « Innovation et Design », remis lundi 10 mai à Londres lors de la cérémonie de remise des «awards », a choisi d’illustrer l’excellence parmi 10 catégories : transport, style tendance, commerces, développement durable, infrastructures, technologies de la communication, culture, loisirs, aviation et gourmets. Un seul meilleur espoir a été attribué sur l’ensemble des catégories, c’était pour l’Opération d’Intérêt National de la plaine du Var.

Plus d’information sur le site de Condé Nast :
http://www.cntraveller.com/magazine/innovation-and-design-2010

 

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8 mars 2013 5 08 /03 /mars /2013 07:40

 

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BEPPE GRILLO E LA STAMPA ITALIANA

Grillo. Siddi (Fnsi): “Insulti e toni da regime contro i giornalisti, peggio di Berlusconi”.
GRILLO: "MEDIA PAGATI DA PARTITI PER ‘SPUTTANARCI’. ACCANIMENTO STA RAGGIUNGENDO LIMITI MAI VISTI – VENDERE DUE RETI RAI, SOLO UNA PUBBLICA”

Roma, 7 marzo 2013. “La nuova sortita di Grillo contro l’informazione, i giornalisti e le televisioni è quanto di più inappropriato possa fare un leader politico di un Paese democratico. Sono espressioni e atteggiamenti da oligarchi di regime, che non possono essere scambiati come semplici espressioni di chi vuole reali cambiamenti in termini di moralità pubblica e autorevolezza delle istituzioni.


Nemmeno Berlusconi, nella sua lunga azione per leggi bavaglio era mai arrivato a tanto. Noi non gli opporremo parole diverse da quelle espresse da chi, da parti diverse, ha tentato di mettere la mordacchia ai giornalisti. Legittimamente i giornalisti fanno domande nell’interesse pubblico, tanto più a chi si propone, o emerge, come leader di un movimento politico nuovo. Non c’è un attacco dei giornalisti al suo movimento ma la giusta necessità di capire e conoscere meglio natura, ragioni e persone del “suo” partito. Detto ciò, la categoria non solo ha il diritto di fare domande ma deve avere anche più forza e coraggio di fronte a chi si nega e ordina anche ai “suoi” di non parlare con i giornali. Rincorrere un uomo mascherato, garantendogli il giorno dopo paginate non è stato giusto: la foto notizia avrebbe parlato da sola nel rappresentare chi si comporta così, benché chiamato ad una responsabilità pubblica per il Governo del Paese. Se Grillo pretende giustamente trasparenza, questa condizione vale anche per lui. Gli piaccia o no. Le domande non si interromperanno. Si risponda con  idee e non con insulti e minacce.


Quanto agli attacchi specifici di Grillo ai colleghi della televisione, tutto ciò appare solo funzionale al suo format di comunicazione orientato ad una contro-informazione che diventa solo propaganda, da cui dobbiamo ricordarlo, trae abbondanti vantaggi. Su tutto questo è legittimo discutere così come è doveroso dare atto del successo elettorale avuto dal suo movimento. Il rispetto per i cittadini elettori è fuori discussione ma lo stesso rispetto merita chi lavora per l’informazione, bene prezioso per la democrazia” (www. fnsi.it)


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GRILLO: "MEDIA PAGATI DA PARTITI PER ‘SPUTTANARCI’. ACCANIMENTO STA RAGGIUNGENDO LIMITI MAI VISTI. VENDERE DUE RETI RAI, SOLO UNA PUBBLICA”


Roma, 7 marzo 2013.  Beppe Grillo dal suo blog attacca i media, in particolare i conduttori televisivi, per il “lavoro di sputtanamento” nei confronti del M5S. Sono “pagati per quello dai partiti”, afferma il leader ‘a cinque stelle”. sottolineando che “l’accanimento delle tv ha raggiunto limiti mai visti”. “L’accanimento delle televisioni nei confronti del M5S ha raggiunto limiti mai visti nella storia repubblicana, è qualcosa di sconvolgente, di morboso, di malato, di mostruoso, che sta sfuggendo forse al controllo dei mandanti”, scrive il leader ‘a cinque stelle’. Grillo cita “il folle assalto all’albergo Universo a Roma dove si sono incontrati lunedì scorso i neo parlamentari del M5S”. “Scene da delirio - aggiunge - Questa non è più informazione, ma una forma di vilipendio continuato, di diffamazione, di attacco, anche fisico, a una nuova forza politica incorrotta e pacifica. Le televisioni sono in mano ai partiti, questa è un’anomalia da rimuovere al più presto. Le Sette Sorellastre televisive non fanno informazione, ma propaganda”. “Nel libro di Jack London ‘Zanna bianca’ una lupa attrae ogni notte un cane da slitta nella foresta. Chi cede al richiamo viene condotto lontano dal fuoco e divorato da un branco di lupi appostati in attesa nella neve. Nel dopo elezioni la tecnica dei conduttori televisivi, dipendenti a tempo pieno di pdl e pdmenoelle, è simile - conclude - Il loro obiettivo è, con voce suadente, sbranare pubblicamente ogni simpatizzante o eletto del M5S e dimostrare al pubblico a casa che l’intervistato è, nell’ordine, ignorante, impreparato, fuori dalla realtà, sbracato, ingenuo, incapace di intendere e di volere, inaffidabile, incompetente. Oppure va dimostrato il teorema che l’intervistato è vicino al pdmenoelle, governativo, ribelle alla linea sconclusionata di Grillo, assennato, bersaniano. In entrambi i casi, il conduttore si succhia come un ghiacciolo il movimentista a cinque stelle, vero o presunto (più spesso presunto), lo mastica come una gomma americana e poi lo sputa, soddisfatto del suo lavoro di sputtanamento. E’ pagato per quello dai partiti”.(ANSA).


 


GRILLO, VENDERE DUE RETI RAI, SOLO UNA PUBBLICA. DOVRA’ ESSERE SENZA LEGAMI CON PARTITI E SENZA PUBBLICITA’


 Roma, 7 marzo 2013.  “E’ indispensabile creare una sola televisione pubblica, senza alcun legame con i partiti e con la politica e senza pubblicità. Le due rimanenti possono essere vendute al mercato”. Così Beppe Grillo sul suo blog interviene sulla Rai. (ANSA).



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7 mars 2013 4 07 /03 /mars /2013 12:38

 

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FORUM DE L’EMPLOI

FORMATIONS & JOBS DETE

 

Mercredi 20 mars 2013 – de 9h à 17h

 

Palais de l’Europe

 

A la recherche d’un emploi, d’une formation, ou d’un job d’été ? La Ville de Menton organise la 6e édition du Forum de l’Emploi qui se déroulera au Palais de l’Europe le mercredi 20 mars prochain.

Véritable outil d’aide et d’accompagnement dans les démarches et les projets professionnels, ce rendez-vous a réuni l’an passé plus de 3500 personnes.

Sur place, une soixantaine de stands et de nombreux partenaires proposeront des offres d’emploi permanent et saisonnier dans les secteurs publics et privés, des offres de formation dans des secteurs porteurs, des conseils pour réussir son entretien d’embauche ainsi que des aides pour choisir son orientation… et ce, tout au long de la journée de 9h à 17h. A 10h, une table ronde sur le thème « La valorisation des acquis de l’expérience » sera animée entre autres par des représentants de la Chambre de Commerce et d’Industrie.

Les candidats pourront déposer un C.V ou le réaliser sur place avec un conseiller, rencontrer des recruteurs, des spécialistes du droit du travail ou encore des professionnels dans tous les secteurs d’activité.

Des postes informatiques équipés d’imprimantes seront également mis à la disposition des visiteurs.

 

Entrée libre

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24 février 2013 7 24 /02 /février /2013 18:03

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DIBATTITO. LETTERA di Ezio Chiodini a Franco Abruzzo: il caso Giannino deve far riflettere l’intera categoria professionale. E’ il momento di una rigenerazione del giornalismo italiano, così come da tempo si avverte il problema di una rigenerazione della politica.

Caro Franco,  il "caso" Oscar Giannino ci deve fare riflettere. Non tanto per quanto riguarda ciò che Giannino ha detto o non ha detto. Non tanto per quanto riguarda la sua personalità, evidentemente contorta e patologica, perchè questi sono aspetti personali che inducono semplicemente a un sentimento di pena. No, il caso Giannino ci deve far riflettere perchè sta creando molti imbarazzi alla categoria. Io sarei propenso a dire: Giannino è quello che si è dimostrato, ignoriamolo, compatiamolo e lasciamolo perdere. Altri colleghi non la pensano così e si sentono molto colpiti e avviliti dalle sue bugie e dal suo modo di essere. Perchè? Per la semplice ragione che Oscar Giannino è un giornalista, per di più un giornalista noto anche al grande pubblico e il fatto ch abbia raccontato un sacco di balle non mina soltanto la sua personalità e il suo modo di voler apparire, ma anche la credibilità della categoria, cioè di tutti noi giornalisti.


Trovo questa analisi corretta anche se non mi convince al cento per cento. Però questa analisi ne induce altre e il quadro che ne emerge è davvero preoccupante. Come non riflettere sul fatto che il mondo dell'editoria sta vivendo la crisi più acuta dal secondo dopoguerra? E come non considerare che il giornalismo italiano sta vivendo uno dei suoi momenti più bassi, con colleghi che pur di avere un'intervista la offrono senza contraddittorio anche a discutibili personaggi, che preferiscono il gossip alle notizie, l'avanspettacolo alle inchieste, l'ironia alla critica? Come non riflettere su tutto ciò?


Io credo che sia giunto il momento di una rigenerazione del giornalismo italiano, così come da tempo si avverte il problema di una rigenerazione della politica.


A questo punto mi domando: che cosa ne pensano i colleghi? Perchè non aprire un ampio dibattito? Credimi, a trarne vantaggio sarebbero tutti i colleghi, primi fra tutti quelli giovani, alcuni dei quali - va detto - si avvicinano alla professione considerandola uno status invece di un impegno civile.


Ciao, Ezio Chiodini

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20 février 2013 3 20 /02 /février /2013 15:47

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ULTRACENTENARIO ITALIANO VOTA ALL'AMBASCIATA IN MONACO

 

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Bruno Olivares, residente italiano AIRE nel Principato di Monaco, classe 1911, alla veneranda età di 102 anni ha esercitato oggi il suo diritto/dovere di cittadino italiano portando la sua scheda elettorale alla nostra Ambasciata, dichiarando con soddisfazione: “con questo voto voglio contribuire a salvare l’Italia”.
L’Ambasciata d’Italia fa sapere che domani, giovedí 21 Febbraio 2013, alle ore 16 locali, si concluderanno le operazioni di voto per corrispondenza delle buste contenenti le schede votate, da parte dei residenti AIRE italiani nel Principato di Monaco, per la circoscrizione Estero della ripartizione Europa.
Le operazioni elettorali stanno andando a buon fine, dei 5561 italiani residenti aventi diritto al voto, alle ore 14 di oggi hanno già votato oltre la metà degli aventi diritto.
Le schede votate dagli elettori all’estero, incluse nelle apposite buste pervenute per corrispondenza all’Ambasciata, vengono spedite in Italia mediante valigia diplomatica accompagnata. I plichi arrivati in Italia vengono presi in consegna dall’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero che provvede al riepilogo dei risultati ufficiali delle sezioni, nonché al riparto e alla assegnazione dei seggi con sistema proporzionale per ciascuna ripartizione e alle corrispondenti proclamazioni.


Ambasciata d'Italia nel Principato di Monaco
17, avenue de l'Annonciade
MONTE-CARLO MC 98000 MONACO
Tél. +377 93 50 22 71 - Fax. +377 93 50 06 89

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