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20 avril 2012 5 20 /04 /avril /2012 08:22
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  ROYAL MONACO  WEB MAGAZINE

  IL PRIMO WEB MAGAZINE AL MONDO DI MONACO DIVENUTO CARTACEO. UNA CONTROTENDENZA CHE FA PROSELITI.    

 

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AVRIL BLOG 75 

Assemblée Plénière de la Jeune Chambre Economique de Monaco au Conseil National

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La Jeune Chambre Economique de Monaco reçue au Conseil National

 

Le Président du Conseil National, Jean-François ROBILLON, et le Président de la Commission des Finances et de l’Economie Nationale, Alexandre BORDERO, ont accueilli le mercredi 18 avril 2012, dans l'Hémicycle du Conseil National, les membres de la Jeune Chambre Economique de Monaco, à l’occasion de leur Assemblée Plénière.

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En ouverture de cette séance, le Président du Conseil National a présenté le rôle et le fonctionnement du Parlement avant de répondre aux nombreuses questions relatives au système institutionnel monégasque. Tony GUILLEMOT, Président de la JCEM, a ensuite présenté, les actions et les objectifs des différentes Commissions de la Jeune Chambre Economique pour l’année en cours.

 

Soulignant le dynamisme des membres de la JCEM, Jean-François ROBILLON a tenu à les féliciter et les encourager très chaleureusement, en reconnaissant l’importance des jeunes résidents actifs de la Principauté pour l’économie monégasque, qui participent pleinement au renforcement de l’image de Monaco au niveau local et international.

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15 avril 2012 7 15 /04 /avril /2012 00:38

 

 

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MARS BLOG RANK  75 

I giornali perdono con
Internet ma la pubblicità
sul web è poca e
i navigatori non sono
disposti a pagare
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CARTA STAMPATA O CARTA STRACCIA? – I GIORNALI CONTINUANO A PERDERE TERRENO NEI CONFRONTI DELL’ON-LINE MA I SITI INTERNET NON FANNO GOLA AGLI INSERZIONISTI E I LETTORI NON SONO ANCORA DISPOSTI A PAGARE PER LEGGERE LE NOTIZIE SUL WEB – IL “CITIZEN JOURNALISM” NON PUÒ ESSERE MESSO A SISTEMA E IL GIORNALISMO VERO RICHIEDE INVESTIMENTI E METODO – RIPENSARE STRATEGIE E MODELLI DI MERCATO: L’INGLESE “GUARDIAN” SI SPARA GLI SCOOP PRIMA SULL’ON-LINE CHE SUL CARTACEO…

di Giuseppe Granieri per “l’Espresso” 13/4/2012

Se i giornali fossero una squadra di baseball”, ha scritto nei giorni scorsi Eric Alterman, “sarebbero i Mets. Una squadra senza speranze per l’anno a venire”. Alterman, giornalista, blogger e critico dei media, gioca con la retorica e la provocazione. Ma dopo un incipit a effetto enumera quelle che definisce le “continue deprimenti statistiche” che hanno come protagonista l’informazione su carta stampata.


È un declino che dura da molto: negli Stati Uniti, negli ultimi trent’anni, i ricavi sono stati in calo costante e anche se i valori vengono aggiornati all’inflazione, risultano dimezzati rispetto al 1984. Ancora, per dare l’idea dello slittamento nel potere, le vendite combinate di tutti i giornali americani nel 2011 non arrivano ai due terzi del fatturato di Google. È una tendenza, dice Alterman, che non è destinata a invertirsi: “Il peggio deve ancora arrivare”.


Certo, guardando al presente esistono modi diversi di leggere lo stato di salute dei giornali. Ma ogni nuovo report continua a suggerire preoccupazione per il futuro. LinkedIn, il popolare social newtork del mondo professionale, ha pubblicato recentemente una serie di dati sulle industrie in crescita e su quelle in calo, misurando i posti di lavoro persi o guadagnati. Il grafico, anche qui, è allarmante: i giornali sono in assoluto l’industria che negli ultimi quattro anni ha bruciato più occupazione.


E qualche giorno dopo è stato rilasciato l’importantissimo rapporto sullo stato dell’informazione americana, uno studio molto strutturato che anno per anno descrive bene il settore. E che contiene rivelazioni interessanti sui comportamenti dei lettori e sul modo in cui gli ambienti sociali (Twitter e Facebook in particolare) iniziano a lavorare come canali di distribuzione delle notizie. Il dato che davvero descrive il problema, però, è quello sui ricavi: dal digitale i giornali mettono in cassa solo un dollaro per ogni dieci che ottengono dalla carta.


L’opposizione tra carta e bit, infatti, non è una banale questione di supporto, o di affezione a un’idea. È prima di tutto un problema industriale: l’adozione delle nuove tecnologie porta a un modello di informazione diverso: man mano che il pubblico dei giornali cambia le sue abitudini di consumo, il modello tradizionale va in crisi. Non diminuiscono i costi, ma si riducono le tre “gambe” che sostenevano i ricavi: da un lato crolla la diffusione, quindi calano le vendite e gli abbonamenti, e dall’altro si riduce la raccolta pubblicitaria.


Allo stesso tempo non c’è una compensazione da parte del digitale. Il pubblico non è abituato a pagare l’informazione on line e sul Web gli inserzionisti hanno migliaia di altre opzioni per collocare la loro pubblicità su siti più vicini al target e al tipo di attenzione cui mirano. Le grandi news corporation non sono più gli unici giocatori della partita. Nascono e crescono in fretta molte altre realtà, più agili e competitive. E la notizia stessa, che nel mondo della carta era un bene scarso, diventa persino troppo abbondante: si trova ovunque e con facilità. È difficile darle un prezzo e restare credibili.


Il vero problema, dunque, non è tanto quello di giocare con le congetture e provare a stabilire per quanti anni ancora avremo giornali e riviste di carta. Piuttosto, si tratta di cercare una risposta a un tema fondamentale per le nostre democrazie: il giornalismo professionale costa ed è centrale nelle nostre vite. Ma chi – e come – sosterrà il costo del giornalismo man mano che i ricavi della carta continueranno ad essere in declino?


Per una valutazione laica della questione è necessario sgombrare il campo da qualche superstizione. Il giornalismo diffuso, quello dei blogger o dei “corrispondenti da Twitter”, funziona benissimo in alcuni casi: ad esempio nei Paesi a democrazia limitata (lo abbiamo visto lavorare bene in Iran, poi durante la primavera araba, oggi in Siria) o quando abbiamo a che fare con insider o fonti dirette.


Ma non è possibile metterlo a sistema, se non come opzione che si limita ad arricchire il nostro mondo dell’informazione. La copertura delle notizie mondiali richiede investimenti e metodo, caratteristiche che fanno parte dell’industria dei media e del mondo del giornalismo di professione.


Questi costi vanno collegati a un modello di ricavi che oggi è ancora tutto da inventare. Nelle sale riunioni dei grandi gruppi si guarda soprattutto in questa prospettiva. Le soluzioni che si stanno sperimentando sono diverse. Il “New York Times” sta facendo i primi bilanci, a un anno dal lancio del suo paywall, il sistema che obbliga i lettori a pagare le notizie. I dati sono abbastanza confortanti (vicini al mezzo milione di abbonati) ma sono soprattutto dovuti alle opzioni offerte per i dispositivi mobili.


Il “Guardian”, invece, ha adottato una strategia molto più aggressiva, applicando la logica del digital first, considerando prioritaria l’edizione digitale rispetto a quella cartacea. È un passo molto importante, perché la crisi della carta è collegata ad una crisi di prodotto e a un modo di pensare il giornalismo. Non a caso alcuni commentatori cominciano a definire i giornali come “l’industria delle notizie del giorno prima”: il digitale ha cambiato radicalmente le abitudini dei lettori e l’intero ecosistema dell’informazione.


Il giornalismo deve quindi adeguarsi e pensare a se stesso in modo differente, più collegato alla contemporaneità. In un ambiente iperconnesso in cui ormai tutti i protagonisti “dichiarano su Twitter” invece di farsi intervistare o di chiamare il giornalista, va modernizzato il ruolo del “mediatore”, di chi costruisce una comprensione del mondo per i suoi lettori.


Per questo la strategia del “Guardian” è interessante: da vero manipolo di “radicali del digitale” (come li ha definiti qualcuno), i signori della testata inglese stanno lavorando moltissimo sulla ricerca di forme di informazione moderne. Partendo, non a caso, dall’accettazione della “grammatica della Rete” che ha caratteristiche diverse da quella della carta.


Al “Guardian”, così, provano a costruire un modello intorno ai propri lettori. La domanda che si pongono, per guardare al futuro, è quella corretta: “Il tuo giornale ha bisogno di te. Ma tu hai bisogno del tuo giornale?”. I primi risultati sono incoraggianti: i lettori si dimostrano disponibili a costruire una “relazione speciale” con la testata offrendo, come ha scritto Charlie Beckett, “lealtà in cambio di giornalismo che porti valore aggiunto”. Così la sfida è quella di trasformare il “lettore del “Guardian”", facendolo diventare “membro del “Guardian”".


Lo stesso direttore, Alan Rusbridger, ha definito le dieci regole del giornalismo partecipativo. E sono regole che descrivono – ancora una volta – un mestiere coerente con le logiche di Rete e non più con quelle della carta. Lo spirito è quello di incoraggiare la partecipazione e costruire una prospettiva nuova. Delle dieci regole, forse la più significativa è la numero due: “Il giornalismo non è più una forma inerte di comunicazione da noi a voi”.


Certo, c’è ancora moltissimo da inventare e da sperimentare. Al momento la transizione al digitale avviene prevalentemente replicando sui diversi dispositivi le forme consuete cui ci ha abituato per decenni la carta. Ma si provano nuovi approcci ovunque: il “Wall Street Journal”, ad esempio, sta esplorando un nuovo social network di moda (Pinterest) mettendo in vetrina citazioni significative dei propri articoli.


E il lavoro per costruire prodotti efficaci sui dispositivi mobili è ancora nella sua prima infanzia, ma è sempre più strategico. Tutte le ricerche e tutti i dati di mercato sembrano indicare che presto, negli Stati Uniti, ma anche da noi, gli smartphone e i tablet saranno il principale strumento di informazione per i lettori. È una previsione facile da fare: man mano che i costi diminuiscono e che l’adozione dei nuovi strumenti procede, la senescenza del vecchio approccio sarà sempre più evidente.


Anche in Italia si sta preparando il futuro e – soprattutto tra le testate più attente – c’è molto interesse per una trasformazione che è destinata a mostrarsi in fretta e che va studiata prima. Si osserva quanto sta accadendo oltreoceano e si pianifica quello che sarà il presente di domani.


Ma a monte resta irrisolto il grande problema, che è quello di capire come pagare il giornalismo. Ed è un problema che non riguarda solo i giornalisti e grandi gruppi: abbiamo bisogno, tutti, di informazione moderna e di qualità. Che è uno dei principali ingredienti della democrazia.


da dagospia.com


Testo in http://www.vip.it/i-giornali-perdono-con-internet-ma-la-pubblicita-sul-web-e-poca-e-i-navigatori-non-sono-disposti-a-pagare/


 

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13 avril 2012 5 13 /04 /avril /2012 13:23
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Consiglio Nazionale di Monaco: Aumento degli incassi e riduzione del previsto budget deficitario
Luigi Mattera

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Da sin. Fabrice Notari, Vice-presidente del Consiglio Nazionale (C.N.), François Robillon Presidente del C.N. e Alexandre Bordero, presidente della Commissione delle Finanze e dell'Economia .

La consueta conferenza stampa mensile al Conseil National (Parlamento) del Principato di Monaco è iniziata ieri, 12 aprile, con un punto sulla situazione delle finanze pubbliche subito enunciata dal Presidente François Robillon come una conferma delle previsioni rosee grazie all' aumento delle entrate  di oltre il 22% nel primo trimestre 2012. Ciononostante,  Il deficit dello Stato ammonta a quasi 52 milioni di euro a  contro gli 88  che erano stati previsti. Un deficit largamente più basso di quanto ipotizzat o ma sempre "deficit",  afferma  Alexandre Bordero che conferma la tenuta economica  ma invita tutti ad essere sempre prudenti per i contraccolpi che la crisi economica mondiale potrebbe riflettere sugli iteressi del Principato il quale, com'è noto, basa la sua economia sulla qualità delle  entrate (TVA) e, consequentemente, sull'attratività di Monaco verso i propri avventori. In tale ottica, necessita un attento accorgimento della spesa pubblica ed a quello dei Fondi di Riserva costituzionale (FRC), i quali perdono intorno ai cinque milioni di euro in rapporto all'anno precedente. I fondi di riserva ammontano attualmente a 4,2 miliardi di euro dei quali circa 2 in liquidità e confidati a banche per la loro valorizzazione.  Accortezza particolare, anche verso le banche alle quali sono affidate le liquidità e che dovrebbero valorizzare questo flusso di danaro con un rendimento adeguato - informa Robillon - cosi' come un controllo più marcato, se non addirittura asfissiante, dovrebbe essere mantenuto nei confronti dei commercianti i quali, secondo il Direttore Generale del C.N. Jean-Sebastien Fiorucci, tendono sempre più a dimostrare minori incassi evitando di farsi pagare con carte di credito od assegni. Eppure, ma forse proprio grazie alla qualità dei controlli, la TVA (IVA) risulta aver apportato fondi alle casse dello Stato maggiorati del 25% rispetto all'anno scorso!

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Fabrice Notari tratta la modifica di criteri di attribuzione, secondo un complicato meccanismo a punti, che sarà applicata per l'attribuzione degli alloggi demaniali ai nuclei familiari monegaschi in funzione della loro composizione e reddito. Viene anche rilanciato al Governo la richiesta di un'analisi accurata sui bisogni di alloggi dopo il 2014. Infine, viene annunciato che le prossime elezioni legislative verranno effetuate il 10 febbraio 2012 e che vi sarà una revisione sui fondi da destinare ai rappresentanti dei partiti per le spese di partecipazione.

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13 avril 2012 5 13 /04 /avril /2012 06:24

 

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EDITORIA: EX DIRETTORE
della PADANIA
CREA “ILVOSTRO.IT”.
LEONARDO BORIANI:
“SARÀ il QUOTIDIANO
DETTATO DALLA GENTE”.
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Milano, 12 aprile 2012. «Piuttosto che un titolo mio preferiremo un titolo dettato dal cuore dei lettori»: così Leonardo Boriani racconta la sua nuova creatura, il quotidiano online 'Ilvostro.it' che sarà in rete tra il 23 e il 26 aprile. Boriani, che ha diretto per cinque anni e fino al dicembre scorso il quotidiano leghista La Padania, ha portato nella nuova avventura tre giornalisti del quotidiano leghista, e conta in totale su una decina di redattori, la gran parte dei quali specialisti del web. «Ilvostro - spiega Boriani - già dal nome si caratterizza per quel che vuole essere, ovvero un giornale completamente aperto ai lettori. Io dico che tra cartaceo e online tutte le testate che ci sono oggi in qualche modo ruotano attorno al Palazzo. Noi vogliamo cercare uno spazio diverso. Ci occuperemo di tutto, dalla politica allo sport, dal lavoro ai giovani, con sezioni specifiche, ma interfacciandoci con la gente. Da noi si troverà un titolo o un pezzo sul Milan, ad esempio, dettato da quel che ci dicono i lettori. E sono convinto che questa sia una strada da battere, visto anche il calo che si registra sulla informazione online». Il quotidiano online, che in futuro potrebbe avere anche sviluppi cartacei, nasce per iniziativa di imprenditori privati e ha un progetto di sviluppo triennale. Il quotidiano verrà presentato ufficialmente lunedì mattina al circolo della stampa a Milano. (ANSA).

 

 

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12 avril 2012 4 12 /04 /avril /2012 06:26

 

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Rcs/ Fase due del
Corriere della Sera
per l’iPad. Obiettivo:
100mila abbonati.

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Da domani la nuova edizione del quotidiano per tablet

Milano, 11 aprile 2012. Partirà domani la nuova edizione del ‘Corriere della Sera’ per iPad, mirata ad allargare le potenzialità tecniche e giornalistiche del mezzo. L’obiettivo della seconda fase della versione per tablet del quotidiano, per cui il direttore Ferruccio De Bortoli ha parlato di “un nuovo giornale” è allargare la platea degli attuali 60mila lettori-abbonati a 100mila, massa critica oltre la quale diventa più interessante anche il discorso pubblicitario.

 

I 60mila abbonati tablet attuali, ha spiegato il direttore generale di Rcs Quotidiani Giulio Latttanzi, sono “in parte un allargamento, in parte una sostituzione, a volte una duplicazione” dei lettori del quotidiano in carta.

 

Parlando della sostenibilità economica del trasloco in digitale dell’editoria, tema ancora alla ricerca di una risposta globale, Giulio Lattanzi ha poi aggiunto: “internet gratis è uno dei temi cruciali. I tablet sono una grande strada per la sostenibilità perché vengono pagati con abbonamenti, che danno anche garanzia di stabilità dell’audience. Ci sembra che il tema della sostenibilità economica possa e debba trovare una soluzione sui tablet. Sul web - ha concluso - stiamo cercando di ragionare come far pagare certi contenuti”.

 

Per la nuova versione del Corsera per iPad, è stata organizzata una squadra di 50 persone, di cui 30 giornalisti.

 

Rcs/ De Bortoli: Necessari investimenti per Corsera in digitale. Transizione va condotta nel più ristretto tempo possibile

 

Milano, 11 aprile 2012. Dopo gli ultimi movimenti nell’azionariato e nei vertici di Rcs MediaGroup “non credo che cambierà nulla nel rapporto tra editori, azionisti e giornali”. E’ quanto ha detto Ferruccio de Bortoli a margine della presentazione della nuova edizione iPad del Corsera, controllato da Rcs. “Sono assolutamente tranquillo - ha aggiunto - che sarà garantito quel livello di libertà che è stato garantito in questi anni e mi auguro ci possa poi essere un periodo nel quale si possano fare degli investimenti che sono assolutamente necessari in una fase nella quale dobbiamo, nel più ristretto tempo possibile, transitare i contenuti dalla parte cartacea a quella digitale, in un sistema che deve valorizzare al massimo il ‘brand’ di autorevolezza, serietà e competenza del ‘Corriere della Sera’.  (TMNews)

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11 avril 2012 3 11 /04 /avril /2012 20:21
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Jean-François Robillon à la rencontre du Conseil Economique et Social des Jeunes

mercredi 11 avril 2012

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Mercredi 11 avril 2012, le Président du Conseil National, Jean-François Robillon, a été accueilli au Conseil Economique et Social de Monaco (C.E.S.) par M. André GARINO, Président de cette Assemblée, et par Mme Isabelle BONNAL, Directeur de l’Education Nationale de la Jeunesse et des Sports, afin d’assister à la présentation des projets de vœu du Conseil Economique et Social des Jeunes, installé le 16 novembre dernier.

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Cette initiative conjointe du Conseil Economique et Social et de l’Education Nationale de la Jeunesse et des Sports, instaurée il y a cinq ans, a toujours été activement soutenue par le Conseil National de Monaco. Jean-François Robillon s’est d’ailleurs félicité de cette démarche concrète qui favorise la participation des jeunes à la vie politique du Pays. Il a également rappelé que le Conseil National avait toujours écouté avec attention les aspirations des jeunes compatriotes et résidents de la Principauté.

A cet égard, depuis 2003, l’engagement du Conseil National en faveur de la jeunesse a permis de nombreuses avancées, notamment le droit à l’éducation pour tous, en facilitant l’accès des enfants handicapés au système scolaire (loi de 2007), répression des crimes et délits contre l’enfant (loi de 2007), loi contre le tabagisme passif (2008) et l’introduction des produits bio dans les cantines scolaires (2011).

Détails des projets de vœu présentés par le Conseil Economique et Social des Jeunes :

à        les loisirs des jeunes de Monaco à l’ère numérique ;

à        l’orientation professionnelle des lycéens de Monaco ;

à        l’amélioration de l’information et de la communication auprès des jeunes par l’utilisation des réseaux sociaux ;

à        la création d’un concours artistique pour les jeunes de la Principauté ;

à        le passage à l’utilisation du manuel numérique.

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11 avril 2012 3 11 /04 /avril /2012 07:17

 

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Marina Terragni.
Un gioco da ragazze.
Come le donne
rifaranno l'Italia.

“È pensabile che a portarci in salvo siano quegli stessi troppi uomini, vecchi, stanchi e prepotenti, e quelle stesse logiche, quell’idea di potere, quella lontananza dalla vita reale che sono all’origine del problema? È logico che invece i temi posti dalle donne, la loro responsabilità, la loro concretezza, la loro capacità di cura, il loro senso immediato di ciò che è primario, la loro vicinanza alla vita, la loro idea di economia, di crescita e di sviluppo, la forza intatta dei loro desideri continuino a non fare agenda politica? No".

di Paola Pastacaldi

Rifare l'Italia?  Un gioco da ragazze secondo Marina Terragni, appassionata editorialista di Io Donna-Corriere della Sera e animatrice di un blog intitolato non a caso "Lei". Ben venga la sua energia, ne abbiamo bisogno. Un compito arduo, rifare questa Italia, nostro bellissimo ma sgangherato Paese,  ancora troppo in mano agli uomini. Inutile sottolineare ciò che Marina Terragni intende. Il gioco della politica dovrebbe passare di mano, finalmente alle donne, alle ragazze di sempre. Queste parole che rimandano ad un modo di dire piuttosto vecchio e obsoleto sottintendono invece qualcosa di nuovo e di positivo. Noi donne ce la possiamo fare, noi possiamo davvero cambiare le carte in gioco per risolvere questa crisi che è politica, familiare, dei consumi, della produzione e, infine, anche dei rapporti umani. 

 

Marina Terragni tanto ne è convinta che ne fa un libro intitolato appunto "Un gioco da ragazze" (Rizzoli editore, 14 euro) o come precisa il sottotitolo "Come le donne rifaranno l'Italia". In quel futuro c'è tutta una visione assertiva che dà un grande credito al mondo femminile. In 182 pagine la giornalista elabora questa sua idea con decisione, la manipola, la allarga, la restringe,  passando attraverso le sue opinioni ma anche portando a sostegno svariate opinioni di autori italiani e stranieri sul nuovo ruolo del femminile nei centri di potere, tra questi tante filosofe, teologhe, scrittrici, politiche come Annarosa Buttarelli, Elena Ferrante, Ina Pretorius, Luisa Muraro, Wanda Tommasi, Cinzia dato, Silvana Prosperi, Rebecca Solnit, Federica Giardini e altre ancora. Italiane da scoprire in una seconda lettura attraverso i loro libri grazie alle preziose note a piè pagina del libro.

 

Marina Terragni qualche anno fa aveva scritto un altro saggio dedicato alle donne, ma allora  il titolo non era così ottimista. "La scomparsa delle donne" (Mondadori) sottolineava la ormai evidente perdita del femminile nel mondo di chi conta, di chi decide. Impossibile negare che molte delle donne che contano sono state sino ad oggi più aderenti ad un modello maschile (anche in senso peggiorativo) che ad uno femminile e tutto come mezzo per poter tenere saldo in mano lo scettro del potere.

 

Una sacrosanta verità. Qualunque donna sia transitata in qualche struttura di potere, un tempo esclusivamente maschile, lo sa. Perché ha pagato sulla sua pelle la resistenza ad oltranza di certi stereotipi di genere, come dicono gli inglesi, all'interno agli ambienti di lavoro.

 

La straordinaria apertura avvenuta negli ultimi quarant'anni verso la donna, il superamento di una condizione di inferiorità che ci vedeva sempre emarginate e sottomesse al maschile, si è lentamente sgretolata e alle donne è ormai stata data la possibilità di partecipare un po' a tutte le professioni.

 

Ma abbiamo visto e osservato come in molti campi la resistenza ad una autentica presenza delle donne non si sia affatto indebolita. La presenza delle donne rimane deteriorata da una serie di difetti di fondo; è  ancora marginale in alcuni settori, cioè numericamente insufficiente per parlare di parità, è spesso qualitativamente scarsa:  basta talvolta dare un'occhiata  agli stipendi oppure ai ruoli occupati dalle donne. Un esempio facile facile, nel mondo del  giornalismo dominano le giornaliste ma come manovalanza (intendiamo che sono state assunte per fare la cucina, la redazione, rileggere e correggere i pezzi) ma sono quasi inesistenti nei ruoli alti, di direzione. Perché? Incomprensibile visto che le donne sono laureate e studiano come e più degli uomini.

 

Un capitolo sotto gli occhi di tutti è quello dell'immagine propagandata dalla tv, seguita a ruota  dai media e dalla pubblicità. Le donne sono state ridotte al ruolo di donnine da avanspettacolo in ogni trasmissione (comprese talvolta le news). Basterebbe leggere il libro o vedere in Internet il popolarissimo video di Lorella Zanardo  intitolato appunto "Il corpo delle donne" per rabbrividire. Che le donne siano cambiate completamente ai signori dei media non interessa. Che le donne normali non passino il tempo a sventolare gonne corte o le tette al vento, prone ai prodotti da immettere sul mercato, non conta quasi nulla. L'immagine delle donne è  la peggiore che si possa desiderare in tempi di emancipazione e liberazione consolidati e per nulla femminile. Direi quasi che si tratta di una immagine maschile.

 

L'immagine della donna non corrisponde affatto al suo reale stato, la donna oggi più che mai si occupa sempre di tutto, del lavoro, del marito, dei figli e ormai, data l'età media del Paese, anche di genitori non autosufficienti. Nonostante le donne si occupino ormai di tutto, ancora non godono di una autentica parità e non partecipano a pieno là dove si decide della loro vita.

 

Perché? In parole molto molto chiare ecco come risponde Marina Terragni. Un vero pugno allo stomaco.

 

"Troppi uomini. È stato questo eccesso maschile a metterci nei guai. Questa la malattia da cui il nostro Paese chiede di guarire: troppi uomini deboli, narcisisti e attaccati al potere nelle stanze in cui si decide – e spesso non si decide – sulla vita di tutti. La crisi che stiamo attraversando è la prova che la narrazione del patriarcato non funziona più. Che le cose non possono più andare in questo modo. Che l’economia, la politica, il lavoro, la vita non possono più essere quelli che conosciamo. È pensabile che a portarci in salvo siano quegli stessi troppi uomini, vecchi, stanchi e prepotenti, e quelle stesse logiche, quell’idea di potere, quella lontananza dalla vita reale che sono all’origine del problema? È logico che invece i temi posti dalle donne, la loro responsabilità, la loro concretezza, la loro capacità di cura, il loro senso immediato di ciò che è primario, la loro vicinanza alla vita, la loro idea di economia, di crescita e di sviluppo, la forza intatta dei loro desideri continuino a non fare agenda politica? No".

 

Anche se ammettiamo che ogni uomo ha dentro due maschi che si combattono, così come le donne hanno una grande paura del conflitto che spesso la emargina.

 

Dei capitoli del libro tutti estremamente dialettici e ricchi di passaggi culturali, da considerare attentamente, Marina Terragni ricostruisce lo stato reale delle donne oggi con zampate femministe, ma anche estremamente umane e di genere. Come donna ho esultato leggendo un capitolo in particolare, quello dedicato all'invidia maschile. Sì, avete capito bene, proprio maschile, non femminile come si sa da sempre. Anche gli uomini soffrono di invidia. L'invidia del femminile, è una storia vecchia. Ma mai superata. Marina Terragni la rispolvera, la rende attuale e a ragione.

 

E' in fondo su questo terreno che gli uomini hanno creato più difficoltà alle donne che volevano darsi da fare.

 

L'arma messa in atto dagli uomini è stata ed è la svalutazione. Si può essere svalutate perché non all'altezza (banale) ma il peggio viene quando si è svalutate sul terreno femminile, non abbastanza giovani, non abbastanza belle, o al contrario troppo belle o troppo brave. Insomma non va mai bene una donna quando vuole entrare in competizione col potere. E se ci entra, non è perché è brava, ma subito si allude a particolari favori sessuali. E' ora di dire basta a queste allusioni, come ha detto il ministro Elsa Fornero di recente in occasione di un incontro su parità, promozione del merito e abbattimento degli stereotipi.

 

E' divertente come il riassunto che Marina Terragni fa del campo di battaglia che è la conquista di una posizione del mondo del lavoro corrisponda ad una serie di attacchi dal taglio subdolo, una vera guerriglia per la donna. Negli ultimi anni nel dopo il femminismo se ne è parlato troppo poco. Marina ha il merito di avercelo ricordato, in fondo lo sappiamo in molte che ci fanno gli uomini sul lavoro se non diventiamo "carine", il problema è che abbiamo combattuto e resistito facendo finta di niente, come sempre tacendo. Curandoci le ferite da sole. E' ora di farsi avanti. Forza ragazze!

 

Rossetto rosso fuoco per Monica l'italiana

Rossetto rosso fuoco per Monica l'italiana

L'incarnazione della donna mediterranea: è questa l'immagine che Monica Bellucci regala alla nuova campagna Dolce&Gabbana Make Up. Rossetto rosso fuoco, simbolo della seduzione,  sguardo profondo, Monica a 47 anni è più bella che mai. La scollatura generosa mostra un corpo pieno in tendenza con la nuova immagine di femminilità che non punta più sulla magrezza a tutti i costi ma anzi riaffonda le radici nel fascino delle grandi attrici della Dolce Vita. Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno creato la collezione Monica Lipstick Collection, proprio pensando a lei. Una collezione in edizione limitata che sarà in vendita a partire da maggio 2012: “Adoriamo Monica e abbiamo spesso lavorato con lei negli ultimi 20 anni. È una bellezza senza tempo, un’autentica bellezza italiana, ed è l’immagine stessa della donna Dolce&Gabbana” spiegano i due stilisti.

(c) La Repubblica

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9 avril 2012 1 09 /04 /avril /2012 06:07
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Le Président du Conseil National participe à l’émission « Face à la Presse »

jeudi 5 avril 2012

Deux jours après sa réélection à la présidence du Conseil National, Jean-François Robillon était l’invité, jeudi 5 avril, de l’émission « Face à la Presse ».

robillonCopie-de-IMG_2690-copie-1.JPG(c) RM

Le Président du Conseil National participait à la quatrième édition de cette émission, qui a déjà accueilli S.E. M. Michel Roger, Ministre d’Etat, à deux reprises, ainsi que M. Stéphane Valeri, Conseiller de Gouvernement pour les Affaires Sociales et la Santé.

Sur le plateau de Radio Monaco, Jean-François Robillon a ainsi répondu pendant une heure aux questions de Franck Hermann, journaliste de Radio de Monaco, de  Joëlle Deviras, journaliste de Monaco Matin, et de François Chantrait, Directeur du Centre de Presse.

robilCopie-de-IMG_2688.JPG

Dans une ambiance conviviale et détendue, Jean-François Robillon a présenté le rôle du Conseil National dans le système institutionnel monégasque et expliqué ses motivations d’homme public au service de la communauté et de la Principauté, à la fois cardiologue et Président du Conseil National. Il a ainsi insisté sur sa volonté toujours aussi forte de s’impliquer activement dans la vie politique, afin de préserver et de renforcer le modèle économique et social privilégié de Monaco, tout en œuvrant en continu pour davantage de justice sociale, dans 3 domaines principaux qui lui tiennent particulièrement à cœur : le logement des compatriotes et des enfants du Pays, le pouvoir d’achat des fonctionnaires et des salariés du privé et la pérennité du système monégasque des retraites, partie intégrante de l’attractivité de la Principauté.

Dans une seconde partie de l’émission, Jean-François Robillon a répondu aux questions d’actualité des journalistes, portant notamment sur la réforme des retraites et l’ouverture démocratique aux Elus d’opposition, suite à la décision de la majorité de proposer la présidence de la Commission de Législation à un représentant du parti d’opposition issu des urnes.

L’émission « Face à la Presse » avec Jean-François Robillon, était diffusée en direct sur Radio Monaco et Monaco Channel.

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7 avril 2012 6 07 /04 /avril /2012 08:18

 

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La bellezza non solo può
attirare invidia e gelosia,
ma soprattutto fa paura.
La vita delle belle non è
facile. Nessuno sa di
quali pietroni è
tappezzata la loro strada,

Calza un titolo famoso di Michela Marzano: “Sii bella e stai zitta. Perché l'Italia di oggi offende le donne”

di Paola Pastacaldi

Condivido quello che ha scritto (leggi in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=8798) la freelance inglese. Ma allargherei l'osservazione. La bellezza non solo può attirare invidia e gelosia, conseguenza più che ovvia e persino banale, ma soprattutto fa paura.


La bellezza ha in sé qualcosa di arcaico che porta le persone a ritirarsi intimorite. Come se non fosse facile essere all'altezza di chi è bello.  Di qui la solitudine e l'isolamento in fondo di una incomprensione che isola dagli altri. La bellezza è un dono e poco si può fare per entrarne in possesso. La chirurgia estetica certo è una rincorsa alla bellezza, che però rimane sempre imperfetta.


La bellezza  talvolta può attirare una tale venerazione da diventare un sorta di totem. La bellezza viene innalzata sull'altare, viene circondata da una aureola di venerazione e la conseguenza più banale è che chi è bello in fondo è solo.


Una donna di straordinaria bellezza - lo era ancora a cinquant'anni passati - mi raccontò della sua infanzia. Era sempre sola, mi disse, le coetanee la evitavano e la madre non capiva ed era preoccupata. Perciò la portò dal medico per un consiglio - forse 50 anni fa gli psicologi non erano così di moda - ; dopo averla visitata il medico di famiglia disse ridendo alla madre: "Sua figlia sta benissimo ed è normale ma l'ha guardata bene sua figlia, non ha visto quanto è bella?".


Ora che si avvicina ai sessanta direi che ha imparato la lezione e non si fa più problemi, anche perché porta rughe e capelli bianchi come tutte. 


In fondo la bellezza come dote naturale suscita una ovvia competizione irrisolvibile in quanto se non si è belli forse nemmeno la chirurgia estetica o gli abiti ci possono rendere davvero più belli e nemmeno l'intelligenza per quanto acuta la può davvero sostituire.


Ma non dimentichiamo che la bellezza può diventare un'arma di potere. Se chi è bello decide di usare la sua bellezza per imporsi sugli altri, beh allora la bellezza può aiutare le persone nella scalata sociale, nel lavoro, nelle relazioni. Tutti si inchineranno di fronte alla bellezza ammettendo la loro inferiorità. Ma di questi belli direi che spesso sono costretti a svendere la loro parte spirituale. Insomma forse non sono più nemmeno belli almeno nel senso in cui lo intendevano i greci.


Mi sovviene un'idea, un concetto studiato a scuola, al liceo classico, quando si parlava dell'uomo ideale con l'espressione "kalòs kai agathòs", bello e buono, quando idealmente si faceva coincidere l'estetica con l'etica. Ecco possiamo allora dire che il bello richiederebbe idealmente anche un valore morale o spirituale. La bellezza allora potrebbe ispirare al posto della paura la stima, la considerazione e l'esaltazione fino a farne un modello.


Ma dispiace ancora dire che anche questo bello in fondo è destinato nella sua idealità a rimanere solo.


Una ultima osservazione, la bellezza femminile ha anche un altro handicap, quello di attirare l'attenzione di maschi che in qualche modo la vogliono possedere e violare come un bene privato, come se ciò li rendesse migliori agli occhi degli altri. Una bella donna al proprio fianco come una bella auto o una bella moto. La donna bella deve allora essere ben agguerrita per tenere a bada l'assalto degli aspiranti che vogliono inserirla nell'elenco delle cose che posseggono come il conto in banca.


Ben venga dunque una mediocre bellezza a renderci la vita più facile, mi permetto di dire.  Consapevole che le donne meno belle (o brutte, ma che cosa è la bruttezza, ancora non lo saprei spiegare) non abbiano a scagliarmi contro migliaia di pietre, urlando l'insensibilità di queste affermazioni. Vorrei rispondere che si illudono che la vita delle belle (e buone) sia più facile e non sanno di quali pietroni è tappezzata la loro strada.


§§§§§§§§§§§§§§§§§§§


GB. GIORNALISTA: “LE DONNE MI ODIANO PERCHÈ SONO BELLA”. PUTIFERIO sul WEB. LEI DIFENDE la PROVOCAZIONE: “HO RAGIONE”


Londra, 5 aprile 2012.  «Le donne mi odiano perchè sono bella»: la provocazione di una giornalista britannica sul Daily Mail ha scatenato un putiferio, tra Twitter, Facebook e le televisioni del Regno. Samantha Brick, bionda freelance di 41 anni che scrive da un casale della campagna francese per una serie di testate di oltre-Manica, aveva scritto che, anche vestita semplicemente, attirava le ire delle sue consorelle con una serie di commenti «bisbetici». L'articolo della Brick aveva provocato una valanga di reazioni su Twitter, moltissimi di donne, e per lo più scarsamente solidali: «È la dimostrazione che avevo ragione», ha detto la bionda a Itv: «Alle donne non piacciono le donne attraenti». (ANSA).



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5 avril 2012 4 05 /04 /avril /2012 10:20

 

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Incontro con Martin Sirk (CEO International Congress and Convention Association - ICCA)

 

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 L'ICCA è stato creato nel 1963 da un gruppo d'agenti di viaggio al fine di scambiare informazioni sulle convenzioni e congressi internazionali, interagendo tra di esse. E' oggigiorno l'unica associazione alla quale aderiscono specialisti nelle organizazioni, nei trasporti e nel coordinamento di conference ed eventi internazionali. L'International Congress and Convention Association adesso è divenuta una delle organizzazioni tra le più rispettate nell'ambito di meetings internazionali. Consente, in effetti, ai propri membri di generare e mantenere, nei confronti di altre organizzazioni similari, un importante vantaggio competitivo.
22mars-1156.JPG
Martin Sirk, CEO dell' ICCA è venuto ad interagire a Monaco tenendo una conferenza stampa nella sala VIP del Blue Gin del Monte Carlo Bay martedi 3 aprile.

L’International Congress and Convention Association, le ICCA, a été créé en 1963 par un groupe d’agents de voyage, dans le but d’échanger des informations sur les conventions et congrès internationaux. Elle constitue à ce jour la seule association à laquelle adhère des leaders spécialisés en organisation, en transport et en coordination de conférences et événements internationaux.

  L’ICCA est maintenant l’une des organisations les plus respectées dans le monde des meetings internationaux. Elle permet en effet à ses membres de générer et de maintenir un avantage compétitif important.

Martin Sirk a tenu une conférence presse dans le coin VIP du Blue Gin au Monte-Carlo Bay le mardi 3 avril dans le coin VIP du Blue Gin


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4 avril 2012 3 04 /04 /avril /2012 16:06

 

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 Séance Publique du mardi 3 avril 2012



Renouvellement du Bureau et ouverture démocratique historique: Conseil National
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Mardi 3 avril 2012, à l’occasion de la traditionnelle première Séance Publique de printemps, les Conseillers Nationaux ont reconduit M. Jean-François Robillon à la Présidence du Conseil National, à une très large majorité (14 voix, 6 abstentions sur 20 votants au moment de l’élection). M. Fabrice Notari a également été réélu à la vice présidence de l’Assemblée.

 

Moment historique de la séance publique, Jean-François Robillon a poursuivi sa démarche volontaire d’ouverture démocratique en proposant pour la deuxième année consécutive au groupe d’opposition issue des urnes, Rassemblement & Enjeux, la présidence de la Commission de Législation. Après avoir décliné cette proposition l’an passé, le parti d’opposition l’a finalement acceptée en présentant la candidature de M. Laurent Nouvion.

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Elu au second tour, à la majorité relative de 4 voix et 17 abstentions sur 21 votants, M. Nouvion devient ainsi pour cette dernière année de législature, Président de la Commission de Législation.

 

Symbole fort d’ouverture démocratique, cette décision de la majorité s’inscrit dans la continuité des mesures mises en œuvre depuis 2008, pour proposer aux Elus d’opposition et aux Indépendants de participer au travail du Conseil National, sans pour autant que l’équilibre des forces issues des urnes ne soit remis en cause. Jusqu’à ce jour, la démarche volontaire  de la majorité s’était traduite par l’attribution de sièges dans les groupes de travail et par la présence de membres de l’opposition dans les Délégations du Conseil National ou les Commissions mixtes. Avec l’attribution d’une Commission permanente à un membre de l’opposition, le Président du Conseil National confirme, une nouvelle fois, sa volonté d’ouverture et de rassemblement.

 

LEGISLATURE 2008-2013
LISTE DES CONSEILIIJERS NATIONAUX
(par ordre protocolaire au 03.04.20 12)
M. Jean-François ROBILLON
Président du Conseil National
M. Fabrice NOTARI
Vice-Président du Conseil National
M. Alexandre BORDEO
Président de la Commission des Finances et de l’Economie Nationale
M. Guillaume ROSE
Président de la Commission des Intérêts Sociaux et des Affaires Diverses
M. Laurent NOUVION
Président de la Commission de Législation
M. Jean-Charles GARDETIEO
Président de la Commission des Relations Extérieures
M. Pierre LORENZI
Président de la Commission de l’Education et de la Jeunesse
M. Gérard BERTRAND
Président de la Commission du Logement
Mme Nicole MANZONE-SAQUET
Présidente de la Commission des Droits de la Femme et de la Famille
Mme Michêle DITTLOT
Présidente de la Commission de la Culture et du Patrimoine
M. Bernard MARQUET
Président de la Commission de l’Environnement et du Cadre de Vie
Mme Brigitte BOCCONE-PAGES
M. Marc BURINI
M. Claude CELLARIO
M. Philippe CLERISSI
M. Eric GUAZZONNE
M. Roland MARQUET
Mme Arme POYARD-VATRICAN
M. Christophe SPILIOTIS-SAQUET
M. Christophe STEINER
M. Pierre SVARA
12, RUE COLONEL BELLANDO DE CASTRO~ BP 53~~ MC 98015 MONACO CEDEX
TÊL. +37793 304115 . FAx +3779325 31 90 - www.conseilnational.mc
Certifié 150 14001 :2004—Démarche de certification 150 9001 :2008 en cours-www conseilnational.mc

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1 avril 2012 7 01 /04 /avril /2012 07:27

 

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ABOUT HEARTH HOUR

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Dominique Milardi e Antonio Fochi, animatori della serata.

 

A Le Méridien hôtel, anche quest’anno e seguendo i suggerimenti di S.A.S. il Principe Albert II, noto per il suo impegno ecologico internazionale e appoggiando l'organizzazione del WWF, ci si è associati all’ Earth Hour spegnendo le luci, cosi' come in tutta Monaco, dalle ore 20.30 alle 21.30. Una operazione internazionale volta a sensibilizzare l'opinione pubblica nella lotta contro i cambiamenti climatici.

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Antonio FOCHI e Dominique MINARDI, nonostante il temporaneo buio, avevano accolto con la luce del loro sorriso gli ospiti invitati a trascorrere l'ora di "eclissi" nel salone Intempo del lussuoso hotel monegasco deliziandoli con le leccornie flambé e i vini di squisita fattura, ovviamente biologici.

22mars-1096.JPG

Hundreds of millions of people, businesses and governments around the world unite each year to support the largest environmental event in history – Earth Hour.  

More than 5,200 cities and towns in 135 countries worldwide switched off their lights for Earth Hour 2011 alone, sending a powerful message for action on climate change. It also ushered in a new era with members going Beyond the Hour to commit to lasting action for the planet. Without a doubt, it’s shown how great things can be achieved when people come together for a common cause.

                                                                                                    

22mars 1086

 

UNESCO joins the United Nations in sending powerful messages for Earth Hour

UNESCO Director-General, Irina Bokova, has delivered a powerful message to participants across the globe, in the lead up to Earth Hour this Saturday March 31, 8.30pm - 9.30pm. Bokova says the Earth Hour campaign is an opportunity to show commitment and also a moment for reflection on the planet.

“This campaign is an opportunity to raise awareness about climate change and our responsibility for tackling its root causes. It is also a powerful sign of our commitment to a sustainable planet and to sustainable energy for all.

“This commitment stretches across the whole planet including humanity’s most precious places. Many of these iconic buildings, monuments and places are lit up at night. People look to them as sources of identity, as touchstones of belonging and meaning. Turning lights off on Angkor, the Acropolis or the Sydney Opera House among others is a strong symbol. A symbol to help us see the world differently.” See the full message here http://ehour.me/HwpV6p.

 

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30 mars 2012 5 30 /03 /mars /2012 08:41
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TV: TRATTATIVA FALLITA.
TRA MEDIASET E FEDE
È DIVORZIO. AZIENDA:
NIENTE RISOLUZIONE
CONSENSUALE.
AL TG4 ARRIVA TOTI

di Angela Majoli-ANSA

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Roma, 28 marzo 2012. È divorzio tra Mediaset ed Emilio Fede. Dopo una lunga trattativa, i guai giudiziari iniziati con il caso Ruby e le indiscrezioni su un imminente addio divenute sempre più insistenti nelle ultime settimane, l'azienda in serata rompe gli indugi e gli dà il benservito: fallito il tentativo di arrivare a una «risoluzione consensuale del rapporto», spiega Cologno Monzese, Fede «lascia l'azienda». Al suo posto viene designato Giovanni Toti, che mantiene anche la responsabilità di Studio Aperto, il tg di Italia 1. Su un cambio al vertice del Tg4 si ragionava da tempo, anche perchè Fede compirà 81 anni a giugno. E di «logica di rinnovamento editoriale della testata» parla l'azienda nella nota ufficiale di stasera. Ma è difficile non immaginare che a pesare sulla svolta di queste ore non siano state le ultime vicende, con il fascicolo aperto dalla procura di Roma sui due milioni e mezzo di euro che Fede avrebbe cercato di depositare in Svizzera, a Lugano, circostanza seccamente smentita come «balla colossale» dall'interessato. Ed è difficile non notare la coincidenza tra il clamoroso annuncio di questa sera e le dichiarazioni rilasciate da Fede nelle ultime ore, in particolare nell'intervista al Corriere della Sera di oggi in cui il direttore del Tg4, oltre a parlare di «complotto» ai suoi danni, lascia chiaramente trapelare la convinzione di dare fastidio «anche» dentro l'azienda. Da tempo, Fede aveva annunciato l'intenzione di lasciare Mediaset a giugno (in vista delle 81 primavere), o comunque entro il 2012, ipotizzando anche la possibilità di scendere in politica, naturalmente nel Pdl che non ha mai fatto mistero di sostenere. Aveva però a più riprese smentito di aver raggiunto un accordo con l'azienda, mentre circolavano indiscrezioni mai confermate su una buonuscita milionaria, con cifre oscillanti tra i 5 e i 10 milioni. Nella trattativa di questi mesi si è discusso di soluzioni consensuali, come la possibilità per Fede di continuare a condurre un programma di prima o seconda serata, di restare in azienda come consulente, di diventare - come ha spiegato lui stesso - direttore editoriale dell'informazione. Poi lo strappo del Biscione: Fede va via, e avrà dunque quello che gli spetta in base al contratto. A poco, evidentemente, sarebbe valsa, nello showdown finale, quella fedele devozione al Cavaliere che ha rivendicato fino all'ultimo minuto. Finisce così l'avventura di Fede a Cologno Monzese, dove era approdato nel 1989, dopo una militanza di 25 anni in Rai. Direttore di Video News e poi di Studio Aperto, ha 'battezzatò l'informazione in diretta della tv commerciale, annunciando l'inizio della prima Guerra del Golfo il 17 gennaio 1991. Poi nel giugno del 1992 è approdato al Tg4, notiziario al quale ha dato un'impronta del tutto personale, accompagnando commenti alle notizie e suscitando spesso ironia e polemiche. Al suo posto arriva Giovanni Toti, 43 anni, alle spalle una carriera tutta interna a Mediaset, che conserva anche la direzione di Studio Aperto di cui è responsabile da due anni.(ANSA).

 

TV. FEDE E LA GIUSTIZIA, I PROCESSI DEL GIORNALISTA. A MILANO IMPUTATO PER il CASO RUBY E INDAGATO PER la BANCAROTTA MORA

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Milano, 28 marzo 2012. L'inchiesta aperta dalla Procura di Roma sul tentativo di versare su un conto svizzero due milioni e mezzo di euro in contanti è l'ultimo dei guai giudiziari che negli ultimi anni hanno coinvolto Emilio Fede, il direttore del Tg4 che a oggi è indagato a Milano in concorso in bancarotta per il fallimento della LM management del suo amico Lele Mora, con il quale e assieme alla consigliere lombarda del Pdl Nicole Minetti, è sotto processo per il caso Ruby. Nelle indagini sui due milioni e mezzo che Fede, alla fine dell'anno scorso, avrebbe cercato di depositare su un conto in un istituto di credito di Lugano, operazione respinta «per carenza di idonea documentazione», la magistratura capitolina avrebbe ipotizzato il reato di riciclaggio ma gli accertamenti riguarderebbero anche una eventuale evasione fiscale e una tentata esportazione di capitali all'estero. Al momento il fascicolo sarebbe ancora a carico di ignoti. La vicenda, segnalata dalla Guardia di Finanza - che per altro ha appurato che l'auto su cui Fede era a bordo con un altro uomo per la trasferta oltreconfine è intestata a Mediaset - è stata definita dal giornalista una «colossale balla» e una «invenzione». Oltre a ciò l'ormai ex direttore del TG4, è accusato dai pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci di concorso in bancarotta nell'ambito dell'inchiesta per cui Mora è in carcere dal giugno dell'anno scorso: secondo l'accusa Fede avrebbe trattenuto per sè una parte dei 2 milioni e 850 mila euro versati da Giuseppe Spinelli, manager di fiducia di Silvio Berlusconi, mentre era in corso la procedura di fallimento della società del talent scout, poi 'cancellatà da un crac da 8.5 milioni. Anche qui Fede ha sostenuto che si sarebbe trattato di un prestito restituito dallo stesso impresario dei vip. E proprio con Mora e Minetti, Fede è imputato per induzione e favoreggiamento della prostituzione delle ragazze maggiorenni e della allora minorenne Ruby, tutte ospiti ad Arcore durante i presunti festini a luci rosse. Il caso per il quale anche l'ex premier è imputato, ma in un processo separato, è in dibattimento: la prossima udienza è fissata per venerdì prossimo. Negli anni '80, invece, il giornalista venne coinvolto in un processo per gioco d'azzardo finito poi con la sua assoluzione.(ANSA).

 

TV. FEDE, IL DIRETTORE CHE HA INVENTATO IL TG-SHOW UNA LUNGA CARRIERA TRA RAI E MEDIASET, TRA SUCCESSI E CRITICHE

 

di Elisabetta Malvagna-ANSA

 

Roma, 28 marzo 2012. Sono passati 21 anni da quando, era il 16 gennaio 1991, Emilio Fede, 81 anni il prossimo 24 giugno, nel ruolo di direttore del primo tg in diretta della Fininvest, fu anche il primo in Italia a dare in tv la notizia dello scoppio della guerra del Golfo. Allora era Studio Aperto, poi sono arrivati Tg5 e Tg4. Oggi, con l'annuncio del cambio alla direzione del Tg4 con Giovanni Toti, si chiude un importante capitolo di una lunga carriera nel giornalismo: dalla Rai, dove è stato 27 anni (direttore del Tg1 dall«81 all»82), alle tv di Berlusconi, di cui si è sempre dichiarato un 'fedelissimò, passando per le note vicende giudiziarie che lo coinvolgono. Fede deve difendersi nel processo Ruby, ma recentemente nonostante le tanti voci aveva escluso che i guai giudiziari avessero accelerato un possibile addio al Tg4, che ha trasformato in un vero e proprio tg-show, che ha diretto dal 1992 ad oggi, dicendosi convinto che il rapporto con l'ex premier era «intatto». Curioso, appassionato, protagonista di un modo di fare informazione fortemente personale, amato e criticato, Fede nasce a Barcellona, in provincia di Messina. La sua collaborazione con la Rai comincia nel 1954, diventando giornalista fisso dal 1961. Nel 1964 sposa Diana De Feo, figlia dell'allora vicepresidente della Rai, dalla quale ha avuto due figlie, Simona e Sveva. Inviato itinerante in Africa per otto anni, inizia le inchieste per Tv7 del Tg1. Conduttore della testata dal 1976 al 1981, ne diventa direttore pro tempore dal 1981 al 1983. Caparbio e determinato, Emilio porta alla luce l'uso di un farmaco per gonfiare la carne, la famosa bistecca agli estrogeni. Da direttore del Tg1 decide di seguire in diretta, tra le polemiche, la vicenda di Alfredino, caduto in un pozzo a Vermicino. Si dimette dalla Rai nel 1987, passa a Rete A dove dirige le news. Alla Fininvest approda nel 1989, periodo in cui stringe forti rapporti con Berlusconi e diventa direttore di Video News. Conduce e dirige Studio Aperto (Italia 1). Il 1992 sarà il suo anno d'oro, grazie all'annuncio in diretta, per primo, dell'attacco americano a Baghdad e la cattura dei due piloti italiani Bellini e Cocciolone. È anche l'anno di Mani pulite che lo vede protagonista, con Paolo Brosio dal palazzo di Giustizia di Milano, di esilaranti collegamenti-gag che resteranno nell'immaginario collettivo. Famoso anche per i suoi 'fuori ondà, trasmessi e ritrasmessi da Striscia la notizia (che condurrà nel febbraio 2005 per una puntata in sostituzione di Enzo Iacchetti) in cui perde le staffe e si arrabbia con giornalisti e tecnici del Tg4, Fede non ha mai disdegnato le luci della ribalta. Riuscendo persino ad entrare nella Casa del grande Fratello vestito da Babbo Natale (nella prima edizione) oppure partecipando e conducendo trasmissioni televisive come Test, nel 1983, quando per una volta lasciò il tg Rai. Definito dai suoi detrattori a volte 'comicò a volte 'zerbino di Berlusconì, Emilio Fede nella sua pagina Twitter si definisce 'inviato di guerra sempre in guerrà e vanta anche un fan club su internet, mentre su Facebook pullulano gruppi a lui dedicati, per lo più ironici, tra i quali quello intitolato 'Deportiamo Emilio Fede in Siberià. Grandissima la sua popolarità, grazie anche alla sua personalizzazione del giornalismo, e stasera su twitter il suo addio viene accolto con reazioni contrastanti ma con una grande seguito che porta il suo nome ai primi posti della discussione. Due mesi fa, commentando le voci su un suo addio al Tg4, aveva detto: «Può darsi che l'azienda decida che nella ristrutturazione io possa essere destinato ad altro incarico. Non è escluso e non mi troverebbe sul piede di guerra. Comunque deciderò io quando, ma a tenersi larghi entro l'anno». L'addio c'è stato, ma nonostante la sua caparbietà e determinazione, forse non è andata proprio come avrebbe voluto. (ANSA)

 

 

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28 mars 2012 3 28 /03 /mars /2012 08:11

 

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Esce in edicola virtuale
“LiberoReporter WEEK”
il magazine digitale
e interattivo che fa notizia

Milano, 26 marzo 2012. Da oggi esce in edicola virtuale “LiberoReporter WEEK”, il settimanale di approfondimento digitale e interattivo. È distribuito attraverso le più avanzate tecnologie e quindi si può scaricare e leggere su qualsiasi sistema operativo Apple, Android, Windows e Linux. WEEK è venduto (oltre che direttamente dal portale news.liberoreporter.eu) tramite l’applicativo – da scaricare dal market di Apple – “Ultima Kyosk”, al prezzo di copertina di 79 centesimi di euro.


Uscirà ogni venerdì mattina e sarà sempre ricco di approfondimenti non solo legati all’attualità, al costume e alla politica, ma soprattutto alle inchieste e alle ricerche sui misteri del presente e del passato.


Particolare rilievo avranno i fatti del mondo, soprattutto dei Paesi africani e asiatici.


Ci occuperemo sempre più di mare, di marittimi e di armatori, ma le banche e ciò che accade ai diritti violati dei cittadini-utenti saranno sempre in primo piano.


In linea con tutti gli altri prodotti editoriali di “LiberoReporter”, WEEK non è né di destra né di sinistra. Non è legato ad alcun partito o movimento politico. È un magazine indipendente che mette al centro del proprio sforzo editoriale i valori dell’obiettività, della trasparenza, dell’onestà intellettuale, a favore di una corretta informazione al cittadino che desidera sempre più conoscere i fatti nudi e crudi, separati dai commenti e dagli interessi di parte.


Solo nel mese di gennaio 2012, il network LiberoReporter ha registrato 9.507.300 visitatori unici dei quali 691.460 nuovi lettori, per un totale di oltre 24 milioni di pagine visitate, l’88%dall’Italia.


Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarci, chiamando lo 0933 636029 o scrivendo a: redazione@liberoreporter.it



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26 mars 2012 1 26 /03 /mars /2012 20:28

 

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                                       ROYAL MONACO  WEB MAGAZINE

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Osservatorio Astronomico"G.D.Cassini"  
PERINALDO.jpg
Ancora un evento importante organizzato dall'osservatorio astronomico comunale "G.D.Cassini" di Perinaldo e da Stellaria che lo gestisce, in collaborazione con il Comune di Perinaldo.
Si tratta della presentazione ufficiale dell'Asteroide 7556 a cui è stato dato il nome Perinaldo; seguirà una conferenza tenuta dal prof. Mario Di Martino dell'Osservatorio Astrofisico di Torino sugli Asteroidi. Sabato pomeriggio alle 17,30 nella Sala del Consiglio del Comune di Perinaldo; la sera a partire dalle 21 l'osservatorio sarà aperto per una serata di osservazione.
Allego un comunicato, l'invito  e il calendario di aprile e maggio; nel calendario di aprile da aggiungere che il giorno 7 aprile dalle 17 alle 19 l'osservatorio sarà anche aperto per un  pomeriggio dedicato ai bambini con animazioni e proiezioni.

Perinaldo, borgo medievale del ponente ligure e paese natale di importanti astronomi.

(7556) Perinaldo = 1982 FX2

Scoperto il 18 Marzo 1982 da H. Debehogne all’ European Southern Observatory (La Silla, Chile)
In onore di Perinaldo, un accogliente borgo  della Liguria (Italia),
dove è nato il grande astronomo Giovanni Domenico Cassini (1625-1712) .
A Perinaldo un ben organizzato gruppo di astronomi amatoriali è molto
attivo nella divulgazione dell’astronomia.
Nome  suggerito da M. Di Martino

 

 

_____________________________________________________________________

Il pianetino (7556) Perinaldo fu scoperto su una lastra fotografica il  18 marzo 1982 dall’astronomo belga Henri Debehogne con un telescopio  dell’Osservatorio Australe Europeo (ESO) di La Silla, sulle Ande cilene.

Ha un diametro di circa 9 km, si trova tra le orbite di Marte e Giove  nella Fascia Principale degli asteroidi e impiega 5 anni meno 15 giorni  a completare la sua orbita, che praticamente giace sul piano  dell’eclittica (il piano dell’orbita della Terra), ma è abbastanza  eccentrica. Ciò fa sì che la differenza di distanza dal Sole quando si  trova alla minima distanza (perielio) e quella in cui si trova più  lontano (afelio) è di circa 100 milioni di km.

Debehogne ci ha lasciati nel dicembre 2007 all’età di 78 anni. Astronomo  di vecchio stampo dell’Osservatorio Reale del Belgio a Uccle,
specializzato nello studio di asteroidi e comete, nella sua lunga  carriera ha scoperto più di 700 pianetini. E’ il primato dell’era in cui  ai minuscoli pianeti si dava la caccia fotografando zone del cielo  promettenti. Henri era un caro amico, che trascorreva più di 2 mesi all’anno all’osservatorio di La Silla dando la caccia agli asteroidi. Lo ricordo quando ci incontravamo alla fine di lunghe notti di osservazioni al  buffet dell’osservatorio sempre contento e soddisfatto del suo paziente  lavoro.

Sono certo che sarebbe entusiasta della dedica del nome  Perinaldo ad uno degli asteroidi da lui scoperto. Il suo record rimarrà imbattuto: negli ultimi anni, infatti, i programmi  di scoperta che si avvalgono di telescopi automatici e della tecnologia CCD hanno sostituito la pazienza degli astronomi.

Mario Di Martino
INAF – Osservatorio Astronomico di Torino

_____________________________________________________________________

Vi aspettiamo  il 31.

Marina Muzi

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26 mars 2012 1 26 /03 /mars /2012 20:23

 

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CLAUDIO CECCHETTO
DOCENTE PER UN GIORNO
All’Università IULM di Milano
si parla di comunicazione,
social network.
e della professione giornalistica.

Il noto produttore e talent-scout italiano terrà una speciale lezione agli studenti dell’Università IULM per parlare del suo ultimo progetto: Faceskin, social network totalmente italiano.
 


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Milano, 26 marzo 2012. Sarà una lezione molto particolare quella in programma all’Università IULM di Milano il prossimo 27 marzo alle ore 15.00 (Aula Seminari).


Claudio Cecchetto, nelle insolite vesti di docente, presenterà agli studenti dell’Ateneo il suo nuovo progetto di social network, Faceskin, “il motore delle ricerche” “ il primo motore di ricerca umano”.


Avendo di fatto cambiato il modo  di fare spettacolo, musica e comunicazione attraverso le sue radio e i personaggi da lui lanciati,  Claudio Cecchetto tratterà dell’ importanza che i social network assumono oggi come nuovi media e di come  Faceskin  sia, in quest’ambito, un’idea rivoluzionaria.


Presenzierà all’evento anche il Rettore dell’Università, professor Giovanni Puglisi, da sempre interessato agli sviluppi tecnologici applicati ad arte, mercati e nuovi media.


Nel corso dell’incontro si discuterà, tra l’altro, della professione del giornalista e di come questo mestiere cambierà nei prossimi anni, con un’interessante iniziativa che verrà lanciata proprio in questa occasione.


Martedì 27 marzo 2012 – h 15.00 - Aula Seminari  - 6° piano


Università  IULM - via Carlo Bo 1 - Milano


 


 


Per informazioni: 


Cantiere di Comunicazione


Ufficio Stampa Università IULM


Tel. 02.87383180 – 348.5591423


Francesco Pieri - f.pieri@cantieredicomunicazione.com    


Luca Rigo - l.rigo@cantieredicomunicazione.com 


 

 

 

La 3è édition se déroulera du 7 au 10 novembre 2012

 

Le MICS annonce son retour au Grimaldi Forum Monaco !

 

 

La troisième édition du Monaco International Clubbing Show, le rassemblement international des clubs et des professionnels de l’événementiel nocturne aura lieu du 07 au 10 novembre 2012 au Grimaldi Forum, Monaco. Chaque année, les acteurs majeurs de l’industrie se réunissent en Principauté pour allier business et divertissement durant 3 jours de salon et 4 nuits de Festival. 

 

En 2011, le salon a accueilli plus de 10 000 visiteurs internationaux dont 517 représentants d’établissements de nuit, 104 exposants parmi les plus grandes marques de boisson, son, lumière, équipement de bar, design ainsi que 200 journalistes.

 

Les principaux exposants ont confirmé leur participation à cette nouvelle édition. Cet élan dynamique confirme que le MICS est devenu la plateforme fédératrice des professionnels de la nuit.  Afin de conserver ce statut, le MICS propose chaque année des nouveautés pour devancer les attentes d’un marché en plein développement.

 

Parmi les nouveautés 2012 :

 

- Le programme « Best Buyers » : entièrement dédié aux décideurs et acheteurs, le MICS propose un programme de meeting sur mesure avec les meilleurs entrepreneurs internationaux.

- L’espace « Live Booking » : nouvelle scène de musique live réservée aux agences de booking, promoters, managers et nouveaux talents de la musique électronique qui se verront confier les platines le temps d’un DJ Set.

- Expansion des espaces d’exposition : en perspective d’une fréquentation en constante augmentation, plusieurs salles d’exposition seront de nouveau aménagées au Grimaldi Forum.

 

MICS DJ Festival : 

 

Cette année encore, Le MICS fera vibrer la Principauté avec de nombreuses soirées organisées dans différents lieux partenaires incluant le MICS Club, discothèque éphémère, lieu phare du Festival.  Depuis sa création en 2010, le Festival a accueilli des artistes internationaux venus de tous horizons tels que Avicii, Bob Sinclar, Steve Aoki, Boys Noize, Joachim Garraud, Chuckie, Dennis Ferrer, Michael Canitrot, Tocadisco, Feadz, Jean-Roch, Kat DeLuna, Fatman Scoop, FatJoe. La programmation 2012 promet d’être riche et éclectique. Le line-up sera révélé au mois de septembre.

 

 

Pour toutes informations :
ROUBAUD Coline
Presse & Communication 

M / +33 675 620 626
T/ +377 935 060 11
www.mics.mc
Le Panorama
57, rue Grimaldi
98 000 MONACO

http://www.wat.tv/micsmonaco

https://www.facebook.com/monacointernationalclubbingshow

 

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26 mars 2012 1 26 /03 /mars /2012 07:28

 

Visite au Conseil National de M. Jean-Claude Mignon, Président de l’Assemblée Parlementaire du Conseil de l’Europe (APCE)


Vendredi 23 mars 2012
Mignon.JPG
Le Président du Conseil National, Jean-François Robillon, a reçu, le vendredi 23 mars 2012,                 le Président l’Assemblée Parlementaire du Conseil de l’Europe, Jean-Claude Mignon, élu par ses pairs, en janvier dernier.

Lors d’un entretien chaleureux, ils ont évoqué les spécificités monégasques et le dialogue de post suivi établi entre la Principauté et l’APCE (depuis que Monaco est sorti de la procédure de suivi, en octobre 2009).

 

M. Mignon a confirmé à cette occasion que l’Assemblée Parlementaire du Conseil de l’Europe avait pour vocation de permettre de faire coexister les spécificités de chaque Pays, autour d’un socle commun, grâce à un dialogue constructif et ouvert.

A l’issue de cette rencontre, Jean-François Robillon a remis au Président de l’APCE la médaille d’honneur du Conseil National.

Lors de sa visite au Conseil National, le Président de l’APCE a également rencontré les Présidents des groupes politiques qui composent l’Assemblée, ainsi que les membres de la délégation monégasque auprès de l’Assemblée Parlementaire du Conseil de l'Europe, composée de Jean-Charles Gardetto et Nicole Manzone-Saquet, en qualité de titulaires ; Bernard Marquet et Laurent Nouvion, en qualité de suppléants.

M. Jean-Claude Mignon a également participé, en qualité d’invité d’honneur du Président du Conseil National, à l’édition 2012 du Bal de la Rose.

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22 mars 2012 4 22 /03 /mars /2012 20:24
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L’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo
et la Compagnie Monégasque de Banque (CMB)

La signature officielle de la convention de partenariat entre la CMB et l’OPMC
a eu lieu mardi 20 mars à l’Auditorium Rainier III
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En présence de
M. Paul Masseron, Conseiller de Gouvernement pour l’Intérieur
M. Jean-Charles Curau, Directeur des Affaires Culturelles
M. Etienne Franzi, Président la CMB
M. Werner Peyer, Administrateur Délégué de la CMB
M.Sylvain Charnay, Administrateur de l’OPMC

La CMB, mécène engagé de longue date dans le soutien des Arts et du Sport en Principauté,
souhaite s’investir durablement dans l’univers de la musique classique grâce à ce partenariat « actif » avec l’OPMC
avec une volonté de la part des dirigeants de s’impliquer dans le développement de nombreux projets.

Ce partenariat ouvre des perspectives favorables permettant à l’Orchestre de poursuivre ses missions à un niveau
d’excellence, et notamment celle d’ambassadeur culturel de la Principauté à l’étranger lors de ses différentes tournées.

 

Communiqué reçu par:

Josépha Gabrielli

OPM

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21 mars 2012 3 21 /03 /mars /2012 11:01


FACEBOOK.
PM di UDINE ;
“ATTENTI A
CHI DATE
L’AMICIZIA”.
facebook_logo.jpg

Udine, 19 marzo 2012. Alla Procura di Udine vengono recapitate in media due-tre denunce a settimana di giovani perseguitati da amici conosciuti su facebook. L’allarme “a fare attenzione con chi fare amicizia” è stato lanciato oggi dal Procuratore capo Antonio Biancardi. I casi, in genere inquadrati nel reato di stalking, riguardano per lo più giovani fino ai 30 anni d’età, maschi e femmine, vittime e carnefici, quasi sempre coetanei. Il Procuratore, dunque, ha deciso di uscire allo scoperto e invitare i giovani alla prudenza. “Fate attenzione ai contatti su facebook con persone che non si conoscono. Non date notizie e informazioni personali. Altrimenti poi c’é il rischio che la situazione degeneri - ha spiegato Biancardi -. Quando poi si vuole troncare l’amicizia c’é chi non si rassegna e cominciano le persecuzioni. La gente é costretta a cambiare anche il proprio numero di cellulare”. Il Procuratore invita anche a prestare attenzione agli incontri. “Non bisogna andare ad appuntamenti in zone isolate con gente che non si conosce”. (ANSA).

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21 mars 2012 3 21 /03 /mars /2012 07:46

 

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Come si licenzia in Europa. Più libertà alle aziende, più tutele ai lavoratori

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di www.corriere.it

 

Milano, 20 marzo 2012. Il nodo al centro della trattativa tra governo e sindacati resta l'articolo 18. L'esecutivo guarda al modello nord europeo e, in particolare, a quello tedesco. Ma come si licenzia in Europa? La formula più accreditata è quella che garantisce più flessibilità, ma anche più tutela ai singoli lavoratori.

 

GERMANIA - Fra il 2003 e il 2005 è stato profondamente riformato il mercato del lavoro, reso molto più flessibile. I disoccupati sono molto diminuiti, dai 5 milioni del 2006 ai 2,7 del 2011. Il sussidio di disoccupazione (67% dell'ultimo stipendio netto) è concesso per un anno dopo la perdita del posto. Dopo si ricevono altri sussidi: 680 euro per un appartamento (inclusi 374 euro calcolati per vivere) e l'assicurazione sulla salute. Il licenziamento è più facile per le imprese con meno di 10 dipendenti. Per le altre va giustificato. I contratti a tempo determinato possono essere rinnovati fino a due anni e per non più di tre volte.

 

GRAN BRETAGNA - I contratti di lavoro si dividono in employment (rende il lavoratore un dipendente) e services (regola uno scambio di prestazioni, chi lo firma resta di fatto in proprio). Non esiste la contrattazione collettiva nel settore privato e sempre meno nel pubblico. Esistono clausole che proteggono dal licenziamento senza giusta causa: il lavoratore può fare ricorso al tribunale e chiedere un indennizzo. In caso di riduzioni collettive del personale per ragioni economiche, l'azienda deve garantire al lavoratore indennizzi.

 

FRANCIA - I licenziamenti individuali sono più facili che in Italia. Il lavoratore cacciato senza giustificato motivo ha diritto solo a un risarcimento (minimo sei mesi di stipendio). Il licenziamento per motivi economici è possibile solo in caso di chiusura o trasformazione dell'attività, come nel caso di fallimento o di ristrutturazione. Il datore di lavoro ha però l'obbligo di proporre all'impiegato misure di riconversione e di riqualificazione prima del licenziamento. Quanto ai sussidi per la disoccupazione, sono finiti i tempi delle vacche grasse. I beneficiari sono infatti sottoposti a regole molto più stringenti rispetto al passato, con l'obbligo di dimostrare con estrema regolarità che sono alla ricerca di un lavoro.

 

DANIMARCA - Il modello della flexicurity (fusione dalle parole inglesi flexibility e security) dà alle aziende margini più ampi per licenziare i propri dipendenti rispetto al resto dell'Unione, ma offre ai dipendenti una maggiore tutela. Il lavoratore licenziato percepisce il 90% dell'ultima retribuzione per il primo anno di disoccupazione, l'80% per il secondo, il 70% per il terzo e il 60% per il quarto. L'azienda paga il sussidio e aiuta il lavoratore a trovare un nuovo lavoro, con corsi di formazione. Il modello ha portato la Danimarca ad avere un basso livello di disoccupazione.

 

SPAGNA - Il dipendente a tempo indeterminato può essere licenziato anche senza giusta causa. L'azienda è tenuta solo a versargli un risarcimento, che la riforma del mercato del lavoro varata dal governo Rajoy in febbraio ha ridotto di molto: 20 giorni invece di 45 per anno di lavoro (per 12 anni al massimo) per le imprese in difficoltà, 33 per le altre (per 24 anni al massimo invece di 42).

 

(In http://www.corriere.it/economia/12_marzo_20/come-si-licenzia-in-europa_2b2ef1ce-72a4-11e1-a140-d2a8d972d17a.shtml)

 


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